lunedì 22 dicembre 2014

Capitalpornografia


E' possibile individuare elementi capitalisti nella pornografia?
La domanda è scontata, banale. E' ovvio, infatti, che l'industrializzazione abbia comportato la sussunzione, benché non integrale, data l'ampia diffusione di produzioni casalinghe e gratuite, della pornografia nel processo di valorizzazione capitalista.
In questo articoletto non intendo, però, analizzare i profitti generati dall'industria pornografica, studiarne la struttura, gli assetti proprietari, le connessioni con la mafia (che pure esistono), le condizioni di lavoro: argomenti di cruciale importanza. Il mio obiettivo è, più modestamente, quello di  sottolineare, in questo breve testo, la riproduzione  nelle produzioni pornografiche dei rapporti di dominio propri del capitalismo e del patriarcato. L'argomento meriterebbe  - ne sono consapevole - ben altro approfondimento.
Luc Boltanski ed Eve Chiapello nel Nuovo spirito del capitalismo  rilevano l'inclinazione  di quest'ultimo a mercificare il desiderio, incluso quello sessuale.
Questa considerazione è ripresa e sviluppata da Richard Poulin, sociologo marxista canadese, sostenitore del femminismo, che si è dedicato soprattutto allo studio della pornografia e della prostituzione, concepite come istituzioni patriarcali e capitaliste. Uno dei saggi più interessanti ai nostri fini è Valeur vénale, domination sexuelle et tyrannienarcissique de l’apparence : Sexe objectivé et sadisme culturel incluso nella raccolta di saggi Sexe, capitalisme et critique de la valeur, pubblicata nel 2012. 
La globalizzazione neoliberista - osserva Poulin - favorisce e incentiva  l'irruzione della merce nel  dominio della sessualità. A  partire dagli anni Ottanta, la liberazione sessuale viene recuperata, producendo l'esplosione della mercificazione del sesso. Nulla ormai sfugge al processo di riduzione dei rapporti sociali a scambi monetari e ciò produce effetti considerevoli sulle norme sociali e sulle relazioni tra uomini e donne. La trasformazione di un essere umano in merce, infatti, comporta non soltanto la sua reificazione, ma anche il suo inserimento in un rapporto di sottomissione, di subordinazione e di sfruttamento. La merce, nella prostituzione come nella pornografia, è la materializzazione della connessione sociale, ossia dei rapporti tra esseri umani ridotti a cose, a oggetti sessuali.
Il consumo delle merci si inserisce in un ciclo di eccitazione del desiderio, appagamento temporaneo e successiva frustrazione che alimenta l'economia capitalista,  industria del sesso inclusa.
Via via che il consumo estende il suo dominio  alle relazioni sociali e sessuali, si assiste ad un'organizzazione sistematica dell'affievolimento della capacità di incontro e all'espansione di una  forma di comunicazione unilaterale che genera una sorta di autismo generalizzato.
Alla luce di queste considerazioni, è possibile, ora, individuare  nei film e, in genere, nelle immagini e nella cultura porno  il rispecchiamento e la celebrazione dei rapporti di produzione capitalisti.
Riflettendo e riproducendo rapporti sociali caratterizzati dall'oppressione esercitata dal sesso maschile su quello femminile, osservano Richard Poulin e Cécile Coderre in La violence pornographique. La virilité demasquée, la pornografia si colloca alla confluenza tra patriarcato e capitalismo in quanto genera profitti e contemporaneamente rafforza il dominio fallocratico, concorre al mantenimento dell'ordine borghese e, al contempo, di quello sessista.
Così come il capitalismo riduce a merce la forza lavoro e conferisce agli imprenditori la proprietà privata dei mezzi di produzione, allo stesso modo la pornografia - affermano i due autori- realizza la mercificazione dell'appropriazione sessuale delle donne e lo sfruttamento capitalista della loro oppressione patriarcale.
Secondo Alain Touraine la pornografia svolge la funzione di assicurare la riproduzione del dominio sociale.  
Così come il capitalismo è strutturato  sulla subordinazione dei lavoratori, la pornografia è imperniata  sulla diseguaglianza  di genere e sulla perpetuazione della relazione dominante/dominata, configurandosi come metafora dei rapporti sociali tra i sessi. Nei film per adulti, la sessualità femminile è esclusivamente finalizzata all'appagamento dei desideri maschili, anziché essere imperniata sulla ricerca della reciprocità del godimento.
Nella pornografia si instaurano molteplici rapporti di subordinazione delle attrici: a una pluralità di performers, oltre che al regista, con conseguente ipertrofica intensificazione dell'estrazione di plusvalore, ossia dello sfruttamento sessuale e capitalista di queste donne (si pensi alle doppie o  alle triple penetrazioni).
Il set è uno spazio di realizzazione del modo di produzione fordista, con una linea di montaggio costituita dalle stesse donne che figurano come oggetti sessuali da penetrare in rapida successione, garantendo prestazioni maschili performanti, efficienti, altamente produttive, in conformità con quanto richiesto dal sistema capitalista.
Nessuna forma di erotismo espanso e polimorfo, nessun atto cosiddetto preliminare, nessuna  tenerezza, nessuna perdita di tempo (il tempo è denaro) si verifica in scena. La sessualità maschile  appare meramente finalizzata allo scopo, (coito e produzione di sperma), funzionale, non dispersiva. I sentimenti, gli affetti, le competenze relazionali non sono integrati nel processo di produzione che, dunque, anche da questo punto di vista, si caratterizza come tipicamente fordista.
Questa riduzione fisiologico -macchinale della sessualità implica che gli oggetti cui è rivolta siano  considerati intercambiabili, esattamente come accade nella logica della produzione capitalista, in particolare in quella fordista-taylorista.
Si è osservato come la pornografia normalizzi, legittimi ed esalti  le disparità di potere tra i sessi, le diseguaglianze, i rapporti gerarchici di dominio e di subordinazione concorrendo a perpetuare l'ordine sessista e borghese, il sistema patriarcale e quello capitalista. La fruizione della pornografia si configura, dunque, come un atto di adesione, anziché di trasgressione del regime economico, sociale e politico vigente, come conferma anche questa citazione:
 
" Se, come ho appena detto, nessuna passione più di questa ha bisogno della più totale libertà, è anche vero che nessuna è altrettanto dispotica; in questo campo l’uomo vuole comandare, essere obbedito, circondarsi di schiavi costretti a soddisfarlo. Ora, tutte le volte che non darete all’uomo il mezzo segreto per sfogare la dose di dispotismo che la natura ha posto nel fondo del suo cuore, egli si rivolgerà, per esercitarlo, a quanto lo circonda e sconvolgerà il regime in cui vive. Se volete evitare questo pericolo, permettete un libero sfogo a quei desideri tirannici che lo tormentano senza tregua e contro la sua volontà; in tal modo, contento di aver potuto esercitare la sua piccola tirannia in mezzo all’harem di paggi o di odalische che le vostre cure e il suo denaro gli procureranno, ne uscirà soddisfatto e senza nessun desiderio di sconvolgere un regime che gli assicura con tanta compiacenza tutti i mezzi per appagare la sua concupiscenza. Se invece agirete diversamente, se imporrete contro gli oggetti della pubblica lussuria i ridicoli ostacoli inventati un tempo dalla tirannia governativa e dalla lubricità dei nostri Sardanapali, vedrete che l’uomo, inasprito contro il vostro regime, geloso del dispotismo da cui rimane escluso, scuoterà il giogo che gli imponete e, stanco del vostro modo di governare, lo vorrà cambiare come ha appena fatto".
 
L'autore di questo brano,  contenuto  nel testo: Francesi, ancora uno sforzo se volete essere Repubblicani, pubblicato nel 1795 all'interno de La filosofia nel boudoir, è uno scrittore che di pornografia se ne intendeva: il Marchese De Sade.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.