martedì 9 ottobre 2018

"Come gabinetti pubblici". Le recensioni dei clienti australiani tra oggettivazione, coercizione sessuale e stupro



In Australia gli Stati di Victoria e del Queensland  hanno regolamentato la prostituzione, il New South Wales l'ha depenalizzata. Il principio invocato a sostegno di queste norme è quello della minimizzazione del danno, il cui presupposto è che si possano ridurre i reati associati al mercato del sesso adottando  politiche che si presume possano tutelare sia chi pratica la prostituzione che chi vi ricorre, coinvolgendo ambo le parti, come se fra di esse non sussistesse un rapporto di potere, ma di uguaglianza di condizioni e di interessi. Così, sia nel Queesland che nello Stato di Victoria a entrambi gli attori è attribuita la responsabilità di praticare sesso sicuro e in caso di infrazione  ambedue vengono sanzionati.

Il mercato del sesso è considerato identico a qualsiasi altro, tant'è che nello Stato di Victoria la regolamentazione dei bordelli è affidata al Department of Consumer Affairs.

Nel saggio  “Bitch, You Got What You Deserved!”: Violation and Violence in Sex Buyer Reviews of Legal Brothels pubblicato a marzo sulla rivista "Violence Against Women" Natalie Jovanovski  e Meagan Tyler mettono in discussione la validità e l'adeguatezza di questo approccio attraverso l'analisi di 148 "recensioni" online e di 2.424 post di risposta di clienti di cinque bordelli legali australiani che commentano le prestazioni delle donne prostituite.  La loro ricerca si concentra sulle descrizioni di atti di violenza, che dimostrano come i clienti degli Stati australiani in cui vige la regolamentazione o la depenalizzazione della prostituzione, anziché minimizzare il danno come supposto, nei loro racconti lo normalizzano e lo riproducono, ricevendo l'approvazione dei "colleghi".

Gli atti riportati si snodano lungo un continuum che va  dall'oggettivazione alle molestie, dall'esecuzione di pratiche sessuali non sicure ai rapporti con donne il cui comportamento evidenzia disagio, malessere o angoscia tale da far dubitare del loro consenso, dalla coercizione fisica e sessuale allo stupro.



Oggettivazione sessuale



L'esistenza stessa delle recensioni rappresenta una forma di oggettivazione, ma molte di esse sono, poi, particolarmente esplicite nel ridurre le donne "recensite" ai loro organi e funzioni sessuali e nel descriverle con disprezzo e con modalità disumanizzanti. Ora, la depersonalizzazione realizzata dall'oggettivazione rende possibile la commissione della violenza, perché, una volta trasformato un essere umano in una cosa, gli si può fare quel che si vuole.

Le autrici del saggio riportano vari esempi in proposito.

Un cliente definisce la donna recensita un'"ingoia sperma" da aggiungere alla sua collezione, da fottere nel "culo" e nella bocca.



I knew this one was a jizzgargler so I thought I’d add to the collection. Fucked it in the arse, fucked its mouth then gave it something warm to taste.



La deumanizzazione della donna è  enfatizzata anche dall'impiego, per riferirsi a lei, del pronome neutro riservato agli oggetti.

In molti altri casi le ragazze dei bordelli sono ridotte a una serie di buchi da penetrare come in questa recensione.



Jemma is very moreish. All holes are available and I have found over the past 15 years fucking her that satisfaction is always guaranteed.





Tale definizione non è riconosciuta dal cliente come  un atto di oggettivazione e  di dominio, quale effettivamente è, ma è presentata come una modalità di legittimazione del suo
diritto di "consumatore" ("Tutti i buchi di Jemma sono disponibili" e proprio per questo "scopandola, la soddisfazione è sempre garantita").

In altri casi le donne sono paragonate ad oggetti, prassi svilente che raggiunge l'acme nel post di quel cliente che, per rassicurarne un altro che manifesta disagio nel frequentare i bordelli, afferma che si tratta indubbiamente di una pratica immorale, ma atta a soddisfare bisogni impellenti, proprio come i gabinetti  pubblici che sono comodi, ma non si debbono portare a casa, così come non  è necessario intrattenere una qualsivoglia relazione con una prostituta.



"The way I see it is, we all have cravings at certain times in our lives whereby we would liked fulfilled, and this type service is the most convenient because you pay to not have the troubles which an affair can bring you. My perspective is, if you need to go to the toilet, it is convenient when there is a public toilet around, but certainly by no means do I want to cherish or take this toilet home with me. And you are quite right that this is not a healthy thing we do, not morally nor acceptable in some minds. But hey, that’s what makes it exciting and fun!!"



Per questo cliente, dunque, il sesso è uno sfogo di incontenibili pulsioni e le prostitute  latrine, contenitori di deiezioni. Ciò è per lui molto eccitante e divertente. 


Violazione delle pratiche di sesso sicuro e pressioni sulle donne affinché cedano ed eseguano atti che mettono a rischio la loro salute

Un altro modo attraverso il quale i clienti normalizzano nei loro post la violazione dell'integrità delle donne in condizione di prostituzione
consiste nella promozione di  una cultura del sesso non sicuro, con conseguente massimizzazione, anziché minimizzazione del danno, prassi politica implementata a partire dagli anni Ottanta proprio allo scopo di ridurre la diffusione delle malattie sessualmente trasmesse, incentivando l'uso del profilattico.

Nei post si recensiscono positivamente le donne che concedono gli "extra", ossia che praticano rapporti sessuali non protetti nei bordelli legali, pratica vietata e sanzionata in Australia.



Elissa was an absolutely cute as a button girl with a bubbly go get ‘em attitude. I asked for CIM and she agreed. (Note on Wall had prices for extras. CIM=$20 COF=$50 and I forgot the last one).



CIM è l'acronimo di Come in Mouth , ossia dell'eiaculazione in bocca, pratica assai rischiosa  e diffusa nel porno, così come  il COF che sta per Come On Face: eiaculazione in faccia. Dalla lettura di questo post si evince, peraltro, che i rapporti non potetti sono inclusi nel listino prezzi di questo bordello in palese violazione della legge.

In un'altra recensione un cliente  si congratula con un altro per essere riuscito a convincere una donna a infrangere le regole e
a "concedergli" un'eiaculazione in bocca, cosa che a lui non era mai riuscita.



Good work. She’s always done BBBJ as far as I know (as do most ladies at A H, seems something of an in house tacit agreement that most will put it on the table for free), but when I’d seen her (up until about mid 2013) she never really wanted CIM and definitely never wanted to swallow. You’ve done well getting either.

BBBJ  è la sigla di  Bareback Blow Job che indica il rapporto orale senza l'uso del preservativo. Ci si   rallegra, dunque,  e si concepisce come un successo maschile l'aver indotto una donna a cedere all'esecuzione di pratiche sessuali pericolose.

L'impiego di acronimi che fanno riferimento a rapporti non protetti è frequente nelle recensioni analizzate  da Natalie Jovanovski  e Meagan Tyler.

I clienti rappresentano le pratiche sessuali non sicure come consuete e accettate da entrambe le parti nei bordelli e recensiscono negativamente le donne che, invece, richiedono l'impiego dei profilattici anche per i rapporti orali, oltre che per quelli vaginali ed anali o che manifestano disagio nell'esecuzione di atti non protetti. Fanno rientrare così i rapporti senza uso di preservativi e dighe dentali (obbligatorie in Australia) nelle aspettative comuni dei frequentatori dei bordelli e si attendono che le donne accondiscendano alle loro richieste senza resistenze e lamentele e senza far trasparire nel comportamento alcun segno di preoccupazione per la propria salute. In caso contrario, si atteggiano a vittime e si dichiarano insoddisfatti della prestazione. Continuano, anche dopo il rapporto, ad esercitare il potere sulle donne in condizione di prostituzione attraverso le recensioni negative delle proprie esperienze, finalizzate a dissuadere i "colleghi" dal recarsi da chi ha ricevuto una valutazione negativa e attraverso il rafforzamento dell'idea di avere diritto ad atti sessuali non protetti.



Irrilevanza del consenso della donna



Vi sono recensioni nelle quali le donne in situazione di prostituzione appaiono esanimi come fossero morte o manifestano la volontà di non essere toccate o coinvolte in determinati atti sessuali, mentre i clienti proseguono il rapporto disinteressandosi del loro consenso e, anziché riconoscere il proprio comportamento come una violenza, tendono a presentare l'interazione come un servizio di scarsa qualità, lamentandosene a volte con l'addetto alla reception del bordello.

Questa è una diretta conseguenza della considerazione della prostituzione come lavoro, anziché come violenza, perché è chiaro che, se la sessualità viene concepita come attività professionale,  i "clienti" pretendono che  le prestazioni vengano eseguite in modo ineccepibile e soddisfacente per loro, sicché se una donna prostituita è  totalmente passiva mentre si pratica su di lei un atto sessuale o esprime disagio ad essere toccata o a compiere determinate azioni, il "cliente", anziché percepirsi come stupratore, si ritiene truffato da una professionista di scarso valore.

Ecco alcuni estratti di recensioni di questo tipo:



Looking at her body on the bed it was like she was dead . . . literally. Never seen someone lie so still before. There was NOTHING THERE! Haha.



Invece di interpretare l'assenza di reazioni della donna come un indizio di qualcosa che non va, questo cliente se la ride.



She did not want me touching her not even her boobs. . . . Even When I was kissing her neck she turn the other way. Here is the worse part, she was asking me to touch myself and get myself hard. I was thinking to myself “why the hell am I paying you for if I am suppose to do all that?” . . . I did not show my displeaseure but did let the recpetion know when I left.



Quest'uomo, invece, di fronte ai dinieghi e al malessere della donna,  anziché chiedersi se stia commettendo violenza nei suoi confronti, esprime irritazione e ne denuncia il comportamento "poco professionale" all'addetto alla reception del bordello.

Nessun cliente, poi, in questi casi, si domanda se la donna sia vittima di tratta. Eppure la legislazione dello Stato di Victoria presume che gli uomini che fanno ricorso alla prostituzione collaborino attivamente alla denuncia di sospetti casi di tratta.



NO eye contact, No sounds . . . Felt OK but was expecting more, told her to lie down. Nice smooth pussy, small tight girl, she restricted my depth by having her legs together the whole time, bitch was asking me to come like 2 minutes in. . . . Complete starfish and not interested. Because of her attitude so far I was mentally turned off. . . . Through out the fucking, she was completely silent. . . . So I fucked her a little harder and blew.



Quest'ultimo estratto mostra come l'ira dei clienti di fronte allo scarso entusiasmo delle  donne in condizione di prostituzione  possa tradursi in comportamenti ancora più abusanti. Per questo "recensore", infatti, la donna "completamente silenziosa" durante il rapporto sessuale merita di essere "scopata più forte", perché non ha soddisfatto le sue aspettative di una buona prestazione.

Recensioni come queste evidenziano il modo in cui gli uomini affermano il proprio potere sulle donne in condizione di prostituzione normalizzando il sesso indesiderato attraverso il ricorso alla retorica del servizio ineccepibile da rendere al cliente.



Sofferenza fisica, coercizione sessuale, stupro



In alcuni post si ammette che la donna prova dolore nel corso del rapporto, ma ciò non induce il cliente a fermarsi, ma, al contrario, lo incita ad esprimere il proprio compiacimento per la sofferenza inflitta, concepita come vendetta per un comportamento ritenuto poco professionale, come si evince da questa recensione:



I chose Angela who said she is 26 years old. My experience is a bit different, but I agree, she is very rude and I wouldn’t go back there again. The positive: She licked really well—licked my balls, bottom of penis, she kissed me quite a few times and ran her tongue along my body. Her blowjob was very good and almost made me cum. I told her to stop and then we start fucking. When I changed to doggy style, I was at only 20 mins into my 30 mins that I paid $110 for, she goes “Quick! Please cum now!” This put me off and she kept saying it, which made it harder for me to cum. Anyway, after I came, she complained that my dick is “too big” and that she was in pain. Well, even though I was understanding and said I’m sorry if I hurt you, inside me I was like “bitch, you got what you deserved!” Overall, it started off great, but her attitude right at the end destroyed it for me. I agree, stay clear of Angela, the rude little bitch.



La sofferenza inflitta alla donna in condizione di prostituzione, da un lato, eccita e genera soddisfazione nel cliente, dall'altro, è normalizzata, considerata parte integrante del lavoro e, come tale, da subire in silenzio. Esprimere dolore è ritenuto un  atteggiamento poco serio, perché rovina l'esperienza dell'acquirente di sesso. 

L'uso aggressivo del linguaggio in questa recensione e, in particolare, il riferimento reiterato alla donna come "puttana", riflette la cultura oggettivante e violenta che i clienti affermano e rafforzano nelle loro descrizioni sulla propria esperienza di ricorso alla prostituzione nei forum online.

Nella recensione che segue, il cliente è consapevole che la donna non si sente a suo agio nel rapporto sessuale. Nonostante ciò insiste nel proporle una determinata posizione che a lei non piace, convinto che la dazione di denaro gli conferisca diritti sul suo corpo. Ad un certo  punto, ammette di sentirsi come se stesse stuprandola e, quindi, cambia posizione, ma la ragazza mostra comunque segni di spavento, di angoscia, che il cliente liquida sprezzantemente come manifestazioni paranoiche. Poi, sentendosi "frustrato", si avvia alla ricerca di un altro bordello per trovare un'altra donna che gli offra un'esperienza più appagante.

I clienti, infatti, non smettono di dipingersi come le vere vittime dell'interazione. Poco importa loro dei sentimenti espressi dalle donne in condizione di prostituzione.



First attempt to kiss her was rejected, first warning of a bad punt looming, no kissing allowed . . . she positioned her self to make it hard to reach, legs clamped I tried to opened a few times she resisted . . . I asked to start with doggie, she didn’t want, told me it was difficult position I insisted, she made it so awkward, bending her back, pushing her pussy down it was hard to get access, I asked her to put her back straight and had down, pushing down by hand it felt like I was raping her, which I cant do .I briefly got in, had few pumps but couldn’t continue, we swapped to mish, it was bit better still not very enjoyable, suddenly she pulled my cock out in panic and saying you came, as soon as I was out started cuming into the condom and she saw it but she was paranoid touching her pussy, wiping my cock, smelling, telling me I came earlier which didn’t happen, she quickly jumped in shower and washed herself a good 5 min . . . I left so frustrated couldn’t go to sleep, needed a good root before, thinking about some alternatives while driving home.



Nell'ultima recensione che riporto, infine, l'uomo prosegue il rapporto, malgrado la donna gli abbia ingiunto due volte di fermarsi subito.  La perentorietà della richiesta è sottolineata dall'uso delle maiuscole nella scrittura della parola NOW. Il comportamento descritto  da questo cliente configura il reato di stupro.



[She] did not manage a smile the entire booking . . . very cold personality came across no fondling or sucking of her breasts were allowed . . . she said they were too sensitive . . . after a few minutes the buzzeer goes off and she says, u have to stop NOW i said we have10 minutes to go she said, u have to stop NOW. so after a few more ahrd thrusts i manage to come boy, did i get out of there quick after i came overall a very cold, mechanical, star fish experience [she] gives the strong impression she def. does not enjoy what she is doing and a smile wouldnt kill her she is hot, knows it and her service—or lack thereof, is very poor WIR—def NOT.



Questi esempi mostrano, in conclusione, che la teoria della minimizzazione del danno è inefficace, in quanto i clienti tendono piuttosto, con le loro recensioni, a promuovere una cultura della normalizzazione del danno. Inoltre, la teoria è problematica perché si focalizza sui danni più gravi, senza considerare che fra questi e quelli più comuni e percepiti erroneamente come meno rilevanti (ad esempio l'oggettivazione) esiste un continuum e, spesso, una sovrapposizione.

Gli estratti riportati, soprattutto, fanno comprendere come la prostituzione rappresenti in se stessa  una violenza contro le donne.





PS: Recensioni di questo tipo e anche peggiori sono presenti in qualsiasi Paese del mondo, in Italia in primis.












































giovedì 20 settembre 2018

No, la depenalizzazione neozelandese della prostituzione non rappresenta il migliore dei mondi possibili



Poiché, da un lato, si rilancia l'idea della regolamentazione della prostituzione e della riapertura delle case di tolleranza e, dall'altro,  ci si ispira al regime di depenalizzazione vigente in Nuova Zelanda, Paese ove pure esistono i bordelli, mi pare utile esporvi alcune delle considerazioni sviluppate su questo sistema da Sabrinna Valisce,  che ha esercitato a lungo la prostituzione in questo Stato ed  è oggi fiera sostenitrice del modello nordico.
Prima del 2003 la prostituzione in Nuova Zelanda era sottoposta a divieto parziale: era vietata l'apertura dei bordelli e sanzionato l'adescamento, mentre era pienamente legale la domanda di sesso a pagamento. La normativa, quindi, puniva le persone che si prostituivano, ma non i loro clienti.
Nel 2003 l'approvazione del Prostitution Reform Act ha introdotto la totale depenalizzazione  del sistema prostituente. E' stato abolito, infatti, il reato di adescamento, ma, al contempo, è stato legittimato lo sfruttamento della prostituzione.
Le saune e le sale massaggi preesistenti, infatti, sono state convertite in bordelli, i cui gestori, nel corso del tempo, hanno imposto alle donne prezzi di affitto sempre più elevati, ideato un sistema esoso di multe e spese obbligatorie e stabilito condizioni di lavoro via via più gravose.
Prima del 2003  i gestori delle sale massaggi esigevano dalla lavoratrice il pagamento giornaliero di  5-10 dollari per l'uso di una stanza, cifra elevata a 20  dai proprietari dei bordelli, che hanno iniziato anche ad imporre  un costo per l'impiego degli asciugamani, per la promozione dell'attività della prostituta, per la sua conduzione a casa dei clienti che ne fanno richiesta. Viene inoltre applicato un vessatorio sistema di ammende che sanzionano numerosi comportamenti: l'arrivo e l'uscita in ritardo dalla stanza prenotata, il mancato riordino di quest'ultima, la non conformità a uno specifico dress code, un tipo di trucco non apprezzato, un  taglio delle unghie diverso da quello preteso, il carattere parziale della depilazione, un'acconciatura non gradita. Per riscuotere un maggior numero di ammende, i proprietari dei bordelli regolano minuziosamente ogni dettaglio dell'aspetto fisico di chi si prostituisce.
A differenza che nelle sale massaggi, nei bordelli l'amplesso viene imposto. La formula adottata è  quella dell'"all inclusive" che lascia ampi margini di incertezza. I clienti pretendono, infatti, che le donne in condizione di prostituzione  garantiscano la piena realizzazione di ogni loro desiderio che include la più ampia gamma di prestazioni. In caso di insoddisfazione, capita che puniscano le ragazze rifiutando di abbandonare la stanza. Per ogni minuto che vi trascorrono oltre il tempo stabilito,  le donne sono costrette, infatti, a versare al gestore del bordello  la multa di un dollaro.  Può succedere anche che mettano a soqquadro le camere, sempre allo scopo di assoggettare a sanzione le prostitute. Avvalendosi del sistema delle ammende ideato dai gestori dei locali, i clienti ricattano le donne, obbligandole a piegarsi alle loro richieste sessuali. La totale depenalizzazione della prostituzione ha incrementato, quindi, non solo il potere dei gestori dei bordelli, ma anche  quello dei clienti, incentivati ora a pretendere di più ad un prezzo inferiore. E' aumentata, di conseguenza, la vulnerabilità delle donne e si sono ridotti i loro guadagni, decurtati anche del 50% dall'iniquo sistema di multe e spese. Ne è derivata un'intensificazione del loro sfruttamento. Il primo rapporto sessuale spesso serve a coprire i costi, senza comportare alcun guadagno.
E' prassi dei bordelli, poi, accettare la richiesta di inviare le donne a casa dei clienti o altrove. Gli uomini telefonano e "ordinano" una donna nello stesso modo in cui ordinerebbero del cibo. La selezione avviene per età, altezza, peso, etnia e altri caratteri fisici e per tipo di prestazioni assicurate. L'addetto alla reception accetta la prenotazione e stabilisce il prezzo del rapporto  per telefono. La diretta interessata non viene neppure consultata, né determina l'importo che le dovrà essere corrisposto.  Non le è neppure fornito l'indirizzo del luogo in cui recarsi. E' l'autista del bordello a ricevere queste informazioni. La donna non può concordare il costo del trasporto,   che viene stabilito  dal proprietario del locale. Giunta a destinazione, è lasciata sola, senza alcuna certezza sulla propria sicurezza. E'  responsabilità sua tutelare la propria integrità. L'autista tornerà a prenderla a  conclusione del rapporto.
La sicurezza non è garantita neppure all'interno dei bordelli. Non vengono assunte guardie giurate, le stanze sono chiuse a chiave e si affacciano su lunghi corridoi, la musica nei locali è ad alto volume, sicché le eventuali grida delle donne aggredite rischiano di non essere udite da nessuno.  Quando una ragazza subisce una violenza, non è raro che l'addetto alla reception le chieda cosa abbia fatto per irritare il cliente e le ingiunga di rientrare in camera a "finire il lavoro" se il tempo non è ancora scaduto. Ad ogni modo, si evita di chiamare la polizia per non compromettere gli affari e la reputazione del bordello. Sabrinna Valisce dichiara di non aver mai assistito all'espulsione da un locale di un cliente violento, al quale, anzi, è consentito tornare. Afferma di aver visto clienti  che svenivano ubriachi,  altri che lanciavano oggetti, urlavano,  aggredivano le ragazze, le insultavano,   urinavano per disprezzo sul loro corpo o sul pavimento, si rifiutavano di lasciare la stanza, ma nessuno di questi comportamenti è stato sanzionato, ricorrendo ad una denuncia, a un'espulsione o prescrivendo il divieto di tornare.
I fautori della depenalizzazione sostengono che il sistema incoraggia le donne in condizione di prostituzione a denunciare i reati subiti. In realtà, i gestori dei bordelli disincentivano questa pratica cui non ricorrono frequentemente neppure le escort e le donne che esercitano la prostituzione in strada, se non altro perché è molto difficile giungere alla condanna dell'autore del reato, mancando spesso i testimoni dei fatti denunciati. 
La depenalizzazione non ha comportato - nota Valisce -  un accrescimento dell'autonomia delle donne in condizione di prostituzione. Sono, infatti, i proprietari dei bordelli a stabilire gli orari di inizio e di fine turno, la loro organizzazione settimanale, il numero di donne in competizione ogni sera.  I turni possono durare  fino a 17 ore, anche se di solito sono di 10-12  ore. Le donne che esercitano la prostituzione in strada, a casa o presso le agenzie di escort devono conformarsi a questi ritmi per reggere la concorrenza delle colleghe dei bordelli, i cui gestori, come abbiamo già osservato, fissano anche rigidi standard di abbigliamento e di immagine, sottraendo alle donne anche la libertà di decidere come presentarsi. 
Le ragazze appena reclutate nei bordelli  praticano la masturbazione, il rapporto orale e quello vaginale, ma quando  cessano di rappresentare una novità, le si invita  ad offrire una più ampia gamma di prestazioni. Disponendo di un reddito decurtato da numerose spese e multe, le donne finiscono spesso col cedere e la loro resa induce le colleghe che operano fuori dei bordelli ad uniformarsi a tale comportamento, dato il carattere fortemente competitivo del mercato del sesso.
Le persone che si prostituiscono non godono del diritto alle ferie, alla pensione, all'indennità di malattia, alle cure mediche gratuite. Sono considerate infatti lavoratrici indipendenti. Come tali, vengono sottoposte a prelievo fiscale, ma non fruiscono di alcun diritto. Per converso, la concezione della prostituzione come lavoro comporta l'assenza di servizi che facilitino l'uscita dal mercato del sesso e il reinserimento professionale e la scarsa presenza di servizi che promuovano l'occupazione femminile. 
Secondo Sabrinna Valisce, è un mito che in Nuova Zelanda gli atti sessuali siano sicuri a causa dell'uso obbligatorio dei profilattici, in quanto la maggioranza dei clienti continua ad avanzare la richiesta di non indossarlo ed è disponibile ad offrire più denaro per rapporti non protetti, malgrado ciò sia illegale. Nessuno è stato mai arrestato per questo. Sabrinna dichiara di aver accettato, quando si prostituiva, la domanda di sesso di gruppo o a tre e di aver assistito a rapporti sessuali non protetti. Ciò ha avuto inizio dopo la promulgazione del Prostitution Reform Act a causa della concorrenza e della precarietà della situazione economica. Le prostitute in queste condizioni praticano coiti senza l'impiego di profilattici, rapporti orali che prevedono l' ingestione di sperma e permettono ai clienti di praticare il cunnilingus senza l'uso, teoricamente obbligatorio, del Dental Dam. La Nuova Zelanda vanta l'assenza di casi di contagio da HIV verificatisi nel mercato del sesso, ma la verità è che le persone in condizione di prostituzione che temono di essere state infettate si rivolgono, per sottoporsi al test, ai centri di pianificazione famigliare senza rivelare quel che fanno e, se qualcuna contrae il virus, non lo va certo a raccontare in giro. Perciò, il massimo che si possa dire è che non è mai stato scoperto alcun caso di sieropositività direttamente correlato alla prostituzione, ma non è detto che non esista.
I bordelli devono essere muniti di una licenza di esercizio e, quindi, registrati. Non così gli small owner operated brothels, piccole cooperative composte al massimo da quattro persone in condizione di prostituzione. Questi non vengono mai inseriti nelle statistiche sul numero dei bordelli, perché nessuno sa quanti ve ne siano e, quindi, non è chiaro se il mercato del sesso si sia andato espandendo o meno in seguito alla promulgazione nel 2003 del Prostitution Reform Act.
La  definizione della prostituzione come lavoro, secondo Valisce, ne ha mutato profondamente la percezione presso la popolazione maschile, normalizzando la pratica dell'acquisto di sesso. Se, in precedenza, gli uomini si recavano furtivamente nelle sale massaggi, ora affittano tranquillamente donne per il diciottesimo compleanno dei figli od organizzano feste di addio al celibato nei bordelli, pubblicizzando l'evento su facebook, convinti dalla propaganda  di trovarsi in presenza del mercato del sesso più equo e sicuro del mondo.
In conclusione si può quindi affermare, osserva Valisce, che il Prostitution Reform Act ha enormemente accresciuto il potere dei clienti e dei gestori dei bordelli a discapito di chi si prostituisce.

Fonte dell'articolo: Sabrinna Valisce, Full Decriminalization in New Zealand 


mercoledì 29 agosto 2018

Che la sia scelta o meno, la prostituzione e i clienti sono sempre uguali





Vi propongo questa traduzione di una donna della Nuova Zelanda tratta dal sito Nordic Model Now!


Olivia scrive dalla Nuova Zelanda dove il mercato del sesso è totalmente depenalizzato.



"Ehi tu! Se una donna sceglie di fare il lavoro sessuale, allora significa che il lavoro sessuale le dà potere e tu sei solo una delle tante  SWERF bigotte. Sì, tu!", mi dite.

Sono una di quelle donne che si dice siano qui per scelta. Nessuno mi ha costretto; certo ero minorenne quando ho fatto questa scelta, ma era pur sempre la mia "scelta", così come voi definite il termine.  E continuo a fare questa "scelta" ogni volta che mi alzo ed entro nel bordello per guadagnare soldi (vale a dire ogni volta che devo pagare l'affitto, le bollette o ho bisogno di mangiare o di soddisfare altre necessità, cioè sempre).

All'inizio pensavo che essere occupata nell'industria del sesso fosse un'idea geniale, era qualcosa che potevo fare senza qualifiche o senza esperienza, senza avere una casa o un documento d'identità. Ed era la garanzia di avere un reddito che mi consentisse di provvedere ai miei bisogni e ad altro. Le pubblicità sui giornali dei club e dei bordelli nei quali sarei stata assunta  dopo aver compiuto 18 anni garantivano che si trattava  di un lavoro  FACILE,  in cui si guadagnavano molti SOLDI e che  i clienti erano GENTILI. Pensavo di poter usare il denaro per avere più scelte in futuro, pagarmi l'università ecc. E per un po', quando ero giovane (e prima della recessione economica) ebbi un sacco di soldi per vestiti e droghe  e per un look favoloso ( cose che allora mi sembravano importanti). Potevo sempre dare soldi agli amici ogni volta che avevano difficoltà economiche. Potevo sempre dire "tocca a me pagare" solo perché era bello poter offrire.

Pensavo di poter rendere  i miei difficili trascorsi di abusi (da parte dei miei genitori) solo  un evento del passato a cui non avrei mai più pensato. Sarei diventata una donna libera e indipendente ( con le canzoni di Beyoncé come colonna sonora).

Questa dimensione di scelta non ha reso le esperienze che ho avuto nel corso degli anni nell'industria del sesso e con i clienti diversa dalle esperienze che hanno con questi stessi clienti le vittime di tratta o le persone indotte alla prostituzione dal Romeo di turno.

La stragrande maggioranza dei clienti è composta da emeriti stronzi. Non sto esagerando, non sono diventata femminista perché odio gli uomini (poveri uomini innocenti). Un tempo ero, fra tutte le donne, la più grande fottuta sostenitrice degli uomini, perché ero affamata d'amore. Quindi non essere sciocco, continua ad ascoltare .

Ai clienti non glie ne frega un cavolo se hai 18 anni o meno. In effetti molti preferiscono che tu ne abbia meno. Non glie ne frega niente che tu sia vittima di tratta o che tu sia stata ingannata o indotta a prostituirti o che l'idea (di entrare nell'industria del sesso) sia tua o che tu ti sia imposta di vedere la vita in rosa. Ci trattano tutte allo stesso modo. Come se non valessimo niente. Come se fossimo una loro proprietà. Come se esistessimo per servirli e per fare da ricettacolo ai loro corpi e alle loro perversioni. Come se fossimo dei  sacchi da boxe sui quali riversare aggressività e problemi, perché non siamo nessuno. Perché non abbiamo alcun potere. E perché spesso a nessuno frega qualcosa di noi.

Possono persino ucciderci pensando che nessuno se ne accorgerà e che stanno facendo il bene dell'umanità sbarazzandosi di noi. Molti serial killer che erano clienti e avevano come obiettivo dei loro omicidi donne prostituite hanno anche espresso pubblicamente questo sentimento nelle aule dei tribunali e nelle celle. Davvero, penso che nessuno di quegli assassini abbia controllato per prima cosa se le loro vittime fossero lì per scelta oppure no. "Oh, tu hai scelto di essere prostituta, quindi sarò gentile con te!", nessun cliente ha mai detto questo.

Purtroppo la società condivide la visione dei clienti. Le prostitute sono vittime del più alto tasso di omicidi in rapporto a qualsiasi altra attività e a qualunque altra donna e le nostre uccisioni ricevono minore attenzione da parte dei media. La nostra società pensa che i clienti siano solo dei "bravi ragazzi" che hanno il diritto di comprare e usare le donne. Amnesty International ha anche proposto che l'acquisto di una persona per uso sessuale sia riconosciuto come un diritto umano, annullando il diritto umano internazionale vigente a non essere prostituite.  Il diritto alla libertà di espressione, alla sicurezza della persona, il diritto ad un trattamento e a condizioni giuste e uguali  sul posto di lavoro, il diritto a vivere liberi dalla tortura e il diritto a non subire stupri / rapporti sessuali non desiderati sono tutti negati alle prostitute. La "scelta" in questo contesto fa davvero poca differenza.

Voler criminalizzare i clienti MA NON chi si prostituisce non significa odiare o escludere le lavoratrici del sesso. La criminalizzazione dei clienti riguarda i clienti. Si tratta di riconoscere che è impossibile perseguire i clienti per ciò che ci fanno subire se l'acquisto di sesso è legale e legittimo.

Se volete parlare di depenalizzazione delle prostitute e di sostegno alle scelte delle donne, allora sfondate una porta aperta e non ci chiudete la bocca e ascoltate abbastanza a lungo da capire. Perché ci avete etichettate come SWERF e usate questo insulto per calunniarci e zittirci. La sola differenza (tra noi e voi) è che noi vogliamo anche creare opzioni migliori e in numero maggiore per le donne e per le prostitute, in modo da poter avere effettivamente delle possibilità di scelta  quando non ne abbiamo e averne di più quando le nostre sono limitate.   

Sono per l'offerta di sostegno e servizi alle prostitute affinché possiamo accedere a carriere che siano più gratificanti della prostituzione, non solo finanziariamente, ma su ogni altro piano, carriere che non richiedano in cambio di rinunciare ai nostri diritti sul nostro corpo e sulla nostra  sessualità. Le nostre carriere [attuali] sono la principale fonte di reddito per gli uomini che investono nella  pornografia, negli strip clubs  e nella prostituzione. Ecco dove vanno a finire i soldi che guadagno da prostituta: prima che lascino le mani dei clienti finiscono nelle tasche dei magnaccia  e non mi ricordo mai di aver scelto di non essere inclusa nella produzione. Non mi ricordo mai di aver detto che preferisco  ottenere le briciole da queste persone a condizione di fare ciò che vogliono. Eppure tutto quello che produciamo nell'industria del sesso, sulle spalle della miseria umana, sono gli orgasmi maschili (e di nuovo sono gli uomini che ottengono tutti i soldi  generati  da questa  pseudo industria in quanto prosseneti, proprietari di bordelli, proprietari di strip club e pornografi). Faccio davvero fatica a capire dove stia l'empowerment per le donne in questo cosiddetto lavoro che somiglia di più alla schiavitù.

Il mondo del lavoro da cui siamo escluse deve essere aperto e in esso le donne devono essere valutate allo stesso modo degli uomini e guadagnare per lo stesso lavoro la stessa retribuzione.  Questo è il vero femminismo e questo il vero empowerment - non strisciare nude a quattro zampe per un po' di soldi, sorridendo, mentre si subisce la violenza, del gioco imposto dagli uomini.

E' spiacevole per alcune donne sentire queste cose, ma questa è la realtà nuda e cruda e sceglierla non la muta in qualcos'altro. E la vergogna o lo "stigma" connesso a questa realtà non è della prostituta. Avete ragione ad arrabbiarvi con la lunga tradizione della proiezione che fa ricadere  questo peso aggiuntivo sulle spalle delle donne prostituite.  Ma la vergogna  ricade in pieno sui clienti e sui magnaccia che sfruttano le prostitute e sulla società  che non offre alle donne la stessa gamma di opzioni di cui godono gli uomini, sulla società che rende la scelta di una donna non uguale a quella di un uomo.

E il fatto che la scelta di una donna non sia uguale a quella di un uomo in questa società è il motivo per cui le prostitute sono per lo più donne e ragazze e i clienti quasi sempre uomini ed è la ragione per cui i magnaccia rilanciano la frase "femminista": "E' una scelta della donna" allineandosi ai media e alla pubblicità. Ed è per questo [per evitare questo recupero] che abbiamo bisogno del  [vero ] femminismo.