lunedì 27 agosto 2018

Prostituzione: in Svezia, l'onta ha cambiato fronte


Dopo l'articolo sulla Svezia come il Paese più sicuro per chi si prostituisce, vi propongo la traduzione dell'assai interessante intervista della giornalista femminista Francine Sporenda a Simon Häggström, il dirigente svedese dell'Unità contro la tratta, che illustra gli effetti estremamente positivi della legge abolizionista in vigore nel Paese.

L'intervista originale è pubblicata sul blog Révolution Féministe.  
 

Intervista di Francine Sporenda a Simon Häggström

Simon Häggström ha creato e diretto la "Prostitution Unit" di Stoccolma incaricata di far applicare la "Legge sull'acquisto di sesso" nella capitale svedese. Dirige attualmente la " Trafficking Unit" che dà la caccia alle reti della tratta e dello sfruttamento della prostituzione. E' autore del libro: " Shadow’s Law : the True Story of a Swedish Detective Inspector Fighting Prostitution ".



F.S. La principale ragione addotta  a sostegno dell'adozione della legge svedese è che la prostituzione influenza negativamente l'intera società. Ci può spiegare in che modo la prostituzione colpisce l'intera società - per esempio facendo aumentare tutte le forme di criminalità?



S.H. Come Lei ha detto, la prostituzione fa aumentare tutte le forma di criminalità, ma  quando noi diciamo che la prostituzione influenza negativamente l'intera società, non è necessariamente la prospettiva criminale quella di cui parliamo prioritariamente. Noi vogliamo dire che la prostituzione causa danni non solo agli individui direttamente coinvolti - i compratori e le donne che vendono sesso -, ma a tutti nella società. Quel che vogliamo dire con questo, è che qualcosa succede in una società in cui comprare sesso è legale, qualcosa che riguarda il modo in cui ciascuno di noi pensa agli altri - parliamo di ciò che accade in una società in cui i ragazzini crescono con l'idea che, se si vogliono avere rapporti sessuali, basta pagarli. Certamente ciò condiziona il modo in cui vediamo le donne, perché esse vengono allora considerate oggetti, cose consumabili. Ed è il motivo per cui pensiamo che la prostituzione produca danni  a tutta la società.



F.S. Cosa pensa Lei del famoso argomento pro-prostituzione: " a causa della legge che penalizza l'acquisto di sesso, la prostituzione sta diventando clandestina"?



S.H.  Trovo questo argomento davvero sorprendente e so che lo si sente dappertutto in giro per il mondo, mentre in Svezia non lo si sente quasi mai. Ma fuori dalla Svezia tutti parlano di prostituzione e della legge svedese, tutti si atteggiano ad esperti e sanno quel che accade quando questa legge viene applicata: "oh, guardate quel che succede in Svezia, la prostituzione svedese è diventata clandestina, la polizia non può più trovare le persone prostituite". Ecco la mia risposta: " Hei, io faccio parte della polizia. Sono 10 anni che, in quanto responsabile della Trafficking Unit, individuo la posizione delle donne prostituite. Non c'è nulla di clandestino. Si possono trovare senza problemi. Datemi soltanto un cellulare e vi mostrerò dove sono". Veramente non so da dove salti fuori questo argomento. Certo, abbiamo visto un mutamento degli spazi dove si esercita la prostituzione; certo, negli anni Novanta, la maggior parte della prostituzione era in strada e, quindi, molto visibile, ma c'è stata la rivoluzione di Internet e la prostituzione si esercita ora in nuovi spazi. Non c'è più  la prostituzione di strada, ora si svolge negli appartamenti, nelle camere degli hotel. Ma il fatto che non si pratichi più in pubblico, non significa che sia diventata clandestina. Abbiamo i nostri metodi per trovarla e, se il cliente può trovare queste donne negli appartamenti o nelle camere  degli hotel, lo può fare anche la polizia.  Tutto quel che mi occorre è un cellulare. Tutto qui. Questo argomento  è solo un mito, ma è molto diffuso e la mia risposta è: "non credete ai miti, parlate con noi  che siamo le persone effettivamente incaricate di far rispettare la legge, perché noi, noi lo sappiamo. Noi sappiamo che è solo una menzogna quella che viene fatta circolare. Localizzare la prostituzione non è assolutamente un problema per noi. Possiamo localizzare un appartamento ove c'è prostituzione nel giro di due minuti".



F.S. Ho sempre trovato questo argomento particolarmente assurdo: perché l'industria del sesso possa esistere - è la condizione stessa della sua esistenza - i clienti devono poter trovare le prostitute. E se i clienti possono trovare le prostitute, lo può fare anche la polizia. E' talmente evidente!



S.H. Esattamente ed è per questo che dico sempre che la prostituzione non può veramente essere clandestina, perché gli sfruttatori e i trafficanti devono ricorrere alla pubblicità, devono scrivere degli annunci per vendere le donne, devono entrare in contatto con gli acquirenti;  quindi la polizia può trovare questi luoghi della prostituzione, può consultare quei siti ove sono pubblicati gli annunci nello stesso modo dei clienti. Sono veramente stanco di sentire in continuazione questa argomentazione, che non ha nulla a che vedere con il lavoro della polizia.



F.S. Può spiegare come - in contrasto con quanto i suoi avversari avevano predetto - la legge svedese ha reso la prostituzione più sicura per le donne?



S.H. E' probabilmente la seconda domanda che mi è posta più frequentemente quando sono all'estero, dove il secondo argomento più frequente [è questo]: " guardate quel che succede in Svezia: a causa della criminalizzazione dei clienti, la violenza nei confronti delle prostitute è aumentata". Sento questa cosa tutte le volte. Immagino che l'abbia sentita anche Lei!



F.S.  Molto spesso!



S.H. Non mi sorprende. Anche qui  possiamo dire che si tratta di una cosa che non è stata recepita. Il nostro governo ha fatto una valutazione, l'ha fatta nel 2010 ed è stata diretta da un'avvocata molto competente, la nostra Cancelliera della Giustizia, la signora  Anna Skarhed. La conclusione di questa valutazione è che non c'è alcuna prova che la violenza contro le donne che si prostituiscono sia aumentata. Ciò non vuol dire necessariamente che queste donne non subiscano violenze in Svezia - ce ne sono sempre, perché essere nella prostituzione è pericoloso; poco importa in quale parte del mondo vi trovate, se siete una persona che si prostituisce, sarete vittima di aggressioni, rapine, stupri. E' nella natura stessa della prostituzione, ma noi non constatiamo alcun aumento di queste violenze. Quello che posso dire, sulla base delle testimonianze che ho raccolto, è che le donne prostituite in Svezia sono più sicure perché è la legge stessa che mette sotto pressione gli acquirenti di sesso. Bisogna capire il contesto svedese, la cultura svedese e l'impatto normativo di questa legislazione. Questa legge è in vigore da 20 anni e ha influenzato tutta la società: essere fermato dalla polizia per aver comprato sesso è probabilmente uno dei reati più degradanti per i quali si possa essere fermati. Si rischia di perdere tutto: si rischia di perdere il lavoro, si rischia di perdere la famiglia, si rischia di perdere la propria rete di amicizie se il reato  diventa di pubblico dominio. Perciò, quando corrono il rischio di infrangere la legge, gli acquirenti di sesso sanno che le donne che si prostituiscono non rischiano alcuna forma di punizione, sanno che devono comportarsi correttamente con loro, perché è sufficiente che facciano una telefonata perché la polizia arrivi. E ciò mette gli acquirenti di sesso sotto pressione: sanno che devono comportarsi bene non tanto per scrupolo nei confronti di queste donne, ma nel loro proprio interesse, per tutelarsi. E, per tutelarsi, sanno che devono trattarle bene, che devono comportarsi bene con loro, che devono pagarle. Altrimenti  verrà la polizia e li arresterà. E loro sono disposti a fare qualsiasi cosa per evitarlo.  



F.S. La prostituzione su Internet  è diffusa in Svezia?  (In Francia rappresenta circa il 70% del totale della prostituzione e frutta una gran quantità di denaro a questi siti di annunci) Che cosa si fa in Svezia contro questo tipo di prostituzione?



S.H. Molti siti sono internazionali; non sono siti svedesi. Sono presenti in diversi Paesi; selezionate la vostra bandiera e siete indirizzati verso un determinato Paese. Secondo la legge svedese, questi siti sono evidentemente illegali.  A causa della Legge sull'acquisto di sesso, ma anche perché noi abbiamo una legislazione  contro lo sfruttamento della prostituzione e  contro la tratta molto dura, che punisce tutte le forme di favoreggiamento. Allora, sì, questi siti sono illegali, ma noi ci scontriamo con enormi problemi se vogliamo chiuderli. Così come non parliamo tutti la stessa lingua in Europa e non abbiamo nemmeno le stesse legislazioni e le stesse idee sulla prostituzione,  allo stesso modo non possiamo chiudere questi siti  perché spesso i loro server si trovano in Paesi ove l'acquisto di sesso non è considerato un reato. Ciò che è illegale in Svezia - come gestire un sito di escort - non è illegale in  un altro Paese. Dunque, non possiamo farli chiudere, perché queste attività devono essere illegali nei due Paesi coinvolti perché ciò sia fattibile. E' sicuramente un problema per noi e ciò rafforza la mia convinzione che l'Unione europea debba assolutamente trovare un accordo sull'illegalità di questo genere di annunci in linea. Il problema più grande deriva dal fatto che, all'interno dell'Unione europea, è  in atto una discussione sulla distinzione della prostituzione "volontaria" dalla tratta. E' una delle discussioni più pericolose che ci possano essere, perché non si può separare la tratta dalla prostituzione "volontaria" - la tratta sarà sempre presentata come prostituzione "volontaria" e voi sarete incapaci di differenziarle: anche se una donna dice di prostituirsi volontariamente, ciò non è necessariamente vero. Sappiamo che la maggioranza delle donne nella prostituzione vengono dalla Romania, dalla Nigeria ecc. e sappiamo che sono vittime di trafficanti e costrette a prostituirsi, ma c'è ancora un grande dibattito in Europa:  ci sono persone che manifestano in nome dei diritti delle "sex workers", chiedono che la prostituzione sia regolamentata e che si faccia distinzione tra prostituzione "volontaria" e  tratta e prostituzione coatta. Ma, per quanto mi riguarda, constato che 9 su 10 delle donne che incontro sono, in un modo o nell'altro, vittime della prostituzione organizzata. Ed è un enorme problema per noi, perché, non parlando le lingue usate su questi siti di escort, non possiamo fare il nostro lavoro nel modo che vorremmo.



F. S. Anch'io ho notato che questi siti hanno un carattere multinazionale. Ho letto, per esempio, che uno dei proprietari di questi siti vive negli Stati Uniti, ma la sede della sua compagnia è a Jersey e il server è da un'altra parte. E' molto difficile perseguirli, perché si  muovono da un Paese all'altro.    



S.H. Esattamente. Internet ha fatto delle cose fantastiche per la società, ma ha anche un lato oscuro e se la polizia potesse bloccare tutte le attività pericolose che vi si svolgono - non solo la prostituzione, ma anche le droghe, il terrorismo, questo genere di cose - sarebbe un gran bene per la società - ma non lo si può fare. E' il mondo moderno, bisogna farci i conti, ma almeno, se si potesse arrivare ad un accordo, se tutti i Paesi dell'Unione europea riconoscessero finalmente ciò che è davvero la prostituzione - una forma di violenza contro le donne e di schiavitù moderna - sarebbe molto più facile lottare contro questo genere di reato.



F.S. Lei dice che i clienti sono uomini comuni, uomini in giacca e cravatta, sposati, con bambini e un lavoro, non poveri uomini soli. Hanno molta paura di essere fermati e l'hanno anche  soprannominata "l'angelo della morte". Nel Suo libro, Lei racconta la storia di quell'uomo che incrocia al supermercato, mentre fa shopping con la bella moglie e i bambini. Ha molta paura quando La vede, perché, qualche tempo prima, Lei l'aveva  fermato mentre si faceva fare una fellatio da  una ragazza di 18 anni sul sedile posteriore della macchina. Lei dice che le mogli hanno diritto di sapere se i mariti sono compratori di sesso. Quando i clienti sono fermati dalla polizia, quali possono essere le conseguenze per loro? 



S.H. Bisogna tener presente che in Svezia il divieto di comprare sesso non è contestato, la maggioranza della popolazione appoggia la legge, ma capisco che, quando parlo con persone originarie di altri Paesi, ciò che io qui considero come ovvio, per loro rappresenta un'enormità.

Partiamo dall'inizio: quando è iniziata la discussione sull'acquisto di sesso, la legge non è passata da un giorno all'altro; ciò è avvenuto dopo un appassionato dibattito che è cominciato verso la metà degli anni Settanta: la legislazione è il frutto di un dibattito che è durato 30 anni. E quando la legge è stata presentata nel 1999, ha sicuramente attirato molta attenzione e suscitato molti dibattiti a livello nazionale. Nel corso degli anni le cose si sono evolute e oggi abbiamo un consenso politico su questa legge, tutti i partiti politici, ivi compresi quelli d'opposizione, appoggiano questa legislazione e la maggioranza della popolazione la sostiene. Ciò significa che essa ha un effetto normativo sulla società. Essa ha avuto influenza sulle persone conducendole sulla giusta strada e io credo che lo Svedese medio di oggi sia molto ben informato sulla prostituzione, in particolare, per evidenti motivi, le donne, perché le ragazzine non sognano più di vendere sesso quando saranno grandi. Dunque, il livello medio di conoscenze  sulla prostituzione da parte degli Svedesi è elevato rispetto a quello di molti altri Paesi e ciò grazie alla legge sull'acquisto di sesso e al fatto che essa sia stata discussa per molti anni. Data la situazione, qualsiasi reato legato all'acquisto di sesso - se acquistate sesso da una minorenne, se la polizia vi coglie in flagranza di reato - è considerato estremamente disonorevole in Svezia. So che non è così in certi Paesi europei, dove comprare sesso è come andare al supermercato.



F.S . In Germania, ad esempio.



S.H. Sì, [l'acquisto di sesso] lì è normalizzato. Le squadre di calcio e i loro tifosi celebrano le vittorie andando al bordello. La mentalità in Svezia è completamente diversa. Qui è un atto di cui vergognarsi. Ed è proprio fuori questione vantarsene con i propri compagni: "Oh, ho comprato sesso ieri!" Probabilmente i vostri amici direbbero: "Ehi, ragazzo! Qual è il tuo problema? Non puoi trovare qualcuna che venga a letto con te gratis?" E' qualcosa che non fate e, se lo fate, non ne parlate assolutamente. Perché ciò ha sicuramente delle conseguenze; si è visto molto spesso: quegli uomini, quando li abbiamo fermati, hanno perso tutto. Eppure, giuridicamente, si tratta di un reato relativamente minore - non si va in carcere, si deve soltanto pagare un'ammenda - ma ciò ha enormi conseguenze sulla vita di questi uomini. Rischiano di perdere tutto, non solo il matrimonio e la famiglia, ma l'intera rete di relazioni sociali. Ci sono stati casi di perdita del lavoro: i colleghi e i datori di lavoro pensano che, se  comprate sesso, non accordate alcun valore agli esseri umani e "noi non vogliamo che qualcuno che non rispetta gli esseri umani rappresenti la nostra compagnia". Comprando sesso,  si dà prova di non rispettare questa regola. Abbiamo fermato uomini di tutti i tipi: abbiamo fermato medici, abbiamo fermato preti, poliziotti, magistrati, uomini di tutti i tipi, di tutte le classi sociali e le conseguenze sono state enormi. Qualche anno fa il portiere della squadra nazionale svedese di football è stato fermato per aver comprato sesso - si trattava di una prostituta romena e se n'è parlato in tutti i media. La copertura mediatica è stata enorme. I media fanno evolvere le cose nella giusta direzione e favoriscono la presa di coscienza del pubblico perché parlano molto dei fermi degli acquirenti di sesso. Non abbiamo un sistema di " naming and shaming " come negli Stati Uniti, dove pubblicano i nomi e le foto dei clienti arrestati, non abbiamo questo, ma abbiamo questa enorme copertura mediatica che contribuisce sicuramente a far prendere coscienza al pubblico. Un'impresa non vuole una persona che, acquistando sesso,  ha manifestato una tale mancanza di rispetto per un altro essere umano. In Svezia i politici che abbiamo fermato hanno dovuto dimettersi il giorno stesso. E' difficile da capire se non si è cresciuti in Svezia, cresciuti con questo spirito: dall'infanzia si sa che, se una persona compra sesso, c'è qualcosa che non va. I bambini d'oggi sono educati così, non hanno conosciuto altro, per quanto indietro nel tempo possano risalire col ricordo, l'atto d'acquisto del sesso è sempre stato per loro illegale. E sicuramente questa legislazione ha avuto un impatto profondo sulla società. Nel suo Paese, non è forse illegale passare col rosso?



F.S.  Certo!



S.H. Certo! E poco importa se ciò avviene in città alle tre del mattino e se non c'è nemmeno un essere umano nei paraggi. Lei non vede arrivare automobili e, tuttavia, si ferma e aspetta che il semaforo diventi verde. Perché? Forse perché c'è un poliziotto nascosto da qualche parte e se la polizia mi vede passare col rosso mi verrà ritirata la patente. Succede lo stesso con la legge sull'acquisto di sesso: la legge ha di per sé un impatto, è rispettata dalla maggioranza della popolazione. Certo, abbiamo ancora persone che passano col rosso e abbiamo ancora uomini che comprano sesso e la polizia è lì, in questi casi. Ma questa legislazione è importante e la maggioranza della popolazione rispetta la legge. E la polizia fa il suo dovere con chi non la rispetta.



F.S. Quando vengono fermati, i clienti protestano rumorosamente: " Non avete di meglio da fare che fermare dei poveri uomini inoffensivi che vogliono soltanto acquistare sesso?" Quando questi uomini vengono fermati, come giustificano di solito il fatto di acquistare sesso ?



S.H.  Questi uomini inventano molte scuse differenti. Come Le ho già detto, sono di diversa estrazione e, quindi, raccontano storie diverse. Quello che hanno in comune, è che tutti pensano  di essere  loro le vittime. Quando vengono fermati, non mi fanno alcuna domanda sulle donne prostituite con cui hanno avuto a che fare. Non mi chiedono: " Perché lo fa? E' una vittima della tratta? Sta bene?" ecc. Nessuna domanda di questo tipo. Mi fanno solo domande che li riguardano: "Cosa mi succederà? Informerà la mia famiglia? Informerà il mio datore di lavoro? Andrò in prigione? I giornali parleranno di me?" ecc. Ruota tutto attorno a loro. E ci dicono sempre che noi gli abbiamo rovinato la vita. Ho avuto a che fare con un uomo di questo tipo due settimane fa: "Si rende conto di quello che ha fatto? Non solo Lei ha distrutto la mia vita, ma ha distrutto anche il futuro dei miei figli e ha distrutto un buon matrimonio!" Scaricano sempre la loro responsabilità su di me. E ciò mostra cos'è davvero l'acquisto di sesso: è egoismo allo stato puro. Contano soltanto loro. Sono loro ad avere rapporti sessuali, sono i loro desideri ad essere soddisfatti,  tutto è centrato su di loro. Non c'è reciprocità, un'attrazione reciproca, non è quello che vogliono due esseri umani, è quello che vuole un solo essere umano. E poiché l'altra persona non vuole, loro devono pagare. Pagano per penetrare un altro essere umano che in genere non vorrebbe neppure stare nella stessa stanza in cui stanno loro. Senza la mancanza di scelta di queste donne e senza la loro vita difficile, loro non potrebbero comprarle. La prostituzione è una questione di classe sociale, sono i ricchi che sfruttano i poveri. Questi uomini ricchi in Svezia acquistano sesso perché possono permetterselo. E queste donne sfortunate vengono dalla Romania, dalla Nigeria ecc. perché devono sfamare le proprie famiglie e i propri figli.

Ma naturalmente questi uomini inventano tutti i tipi di scuse. Ci sono scuse come: "Oh! La mia compagna è incinta, non abbiamo rapporti sessuali, lo faccio solo per scopare, perché lei non può far niente ora" Oppure: " Sto male, ho appena litigato con la mia compagna, lei è stata davvero terribile con me, allora ho pensato di andare con un'altra, di fare qualche cosa di diverso"  Ci sono casi di uomini che dicono di non voler tradire la partner e perciò acquistano sesso. Si tratta di un ragionamento assurdo.  Pensano che, se acquistano sesso, si tratti solo di sesso meccanico, quindi  che non tradiscano davvero se vogliono solo questo e nulla più. Considerano tradimento l'avventura di una notte, la relazione con una collega d'ufficio perché qui c'è attrazione reciproca, ma, se comprano sesso, non ci sono sentimenti, è solo un modo per sfogarsi. Un'altra spiegazione è questa: "Ho delle fantasie che non posso realizzare. Quando ne parlo alla mia compagna, lei mi dice di far le valigie, io allora vado da donne che posso pagare per realizzare le mie fantasie". C'è una varietà di  scuse differenti, ma hanno tutte qualcosa in comune: si tratta di egoismo allo stato puro. 



F.S. Lei non pensa che un'altra cosa che accomuna questi uomini sia il disprezzo profondo per le donne?



S.H. Assolutamente sì. La grande maggioranza degli uomini in Svezia non acquista sesso; quindi, possiamo chiederci che cosa unisca gli acquirenti di sesso e io penso che sia sicuramente la mancanza di rispetto per gli altri esseri umani in generale e per le donne in particolare. Non rispettano la vita umana e non vedono le donne come pari. Pensano che le donne siano beni di consumo.



F.S. Ci sono delle "johns' schools" in Svezia? (Le "johns' schools" sono stages di informazione sulla prostituzione che i clienti devono seguire se vengono arrestati negli Stati Uniti. In questi stages, sono  delle sopravvissute alla prostituzione ad educare i clienti, parlando loro delle proprie esperienze di prostituzione)



S.H. No, non abbiamo le "johns' schools" in Svezia. Non abbiamo assolutamente questa concezione tipica degli Stati Uniti. Noi abbiamo il progetto BOSS (acronimo di Buyers Of Sexual Services). Si tratta di servizi sociali integrati che uniscono psicoterapeuti, assistenti sociali. Offrono counseling agli uomini che sono stati fermati dalla polizia o che hanno contattato questi servizi perché hanno preso coscienza di avere un problema. Un buon numero di uomini segue questo programma in Svezia, ma volontariamente, a differenza che nelle johns’ schools degli Stati Uniti, nelle quali i clienti possono essere iscritti d'ufficio. In Svezia non funziona così: si può seguire il programma BOSS se si è motivati e se ci si dice: "Ho un grosso problema di dipendenza dal sesso, non riesco a smettere da solo, ho bisogno di aiuto". O se si è fermati dalla polizia e si sente che la propria vita è distrutta, ci si può, anche in questo caso, iscrivere a questo programma. Ma se fermo qualcuno in strada e lo informo dell'esistenza di BOSS e lui mi dice: "No grazie, non mi interessa, voglio soltanto pagare la multa ed è tutto a posto", in questo caso non posso fare niente per farlo partecipare a questo programma. Ma mi piacerebbe  che le johns’ schools venissero adottate in Svezia, mi piacerebbe che questi uomini non si limitassero a pagare un'ammenda, ma venissero inviati anche ad una  johns’ school. Non come punizione, ma perché questi corsi durano una settimana durante la quale questi uomini devono ascoltare delle sopravvissute, ciò che consente loro di acquisire informazioni sulla prostituzione semplicemente restando seduti ad ascoltare. Penso che sarebbe davvero una bella cosa.



F.S. Secondo le donne che si prostituiscono, due cose hanno reso la prostituzione molto più difficile: la pornografia e i forum dei clienti. Lei che ne pensa?



S.H. La pornografia è una cosa di cui non si parla abbastanza in Svezia. Si parla di prostituzione e se ne parla da anni. Ma, come la prostituzione, la pornografia condiziona l'intera società in un modo che non possiamo nemmeno immaginare. L'età media a partire dalla quale i ragazzi cominciano a guardare pornografia in Svezia è tra 11 e 12 anni. Ho 36 anni e mi ricordo che quando avevo 15 anni i ragazzi guardavano porno, ma il porno attuale è decisamente peggiore. Oggi, quando parlo ai liceali dico loro: "Quando avevo la vostra età, i miei genitori mi dicevano che il porno era una brutta cosa". E io dico loro la stessa cosa, ma oggi il porno è mille volte peggiore di quando io ero adolescente. Credo assolutamente che per i giovani d'oggi si tratti di un problema di  salute pubblica e che non ci si occupi come si dovrebbe della questione. Lei può parlare con qualsiasi poliziotto specializzato nelle indagini sulla prostituzione  e sui reati sessuali. Diciamo tutti la stessa cosa: quando analizziamo il contenuto del computer dei criminali che arrestiamo, ciò che troviamo è porno, porno, porno. Sempre. Se è la pornografia a fissare gli standard della sessualità normale, questo ovviamente ci condiziona e condiziona l'intera società. Cosa succede in una società in cui i professori e le scuole rinunciano all'educazione sessuale perché non sanno come gestirla? La pornografia è diventata il forum usato dai giovani per auto-formarsi. E' una tragedia e certo ciò ha un impatto diretto sulla prostituzione. E possiamo constatarlo guardando gli annunci relativi alla prostituzione. Come  sono vendute le donne? Vengono presentate come star del porno perché i trafficanti sanno che il 100% dei compratori di sesso guardano porno  tutti i giorni. E qual è il messaggio che inviano questi annunci? "Venite a trovarci, non accontentatevi di guardare porno, con noi potrete fare tutto ciò che vedete nei film". Quindi io sono assolutamente d'accordo con quelle donne che dicono che il porno è un incubo se si è nella prostituzione. Quello che accade in un comune acquisto di sesso oggi, viene direttamente dal porno. Se volete fare tutte le cose che avete visto nei video, da chi andate? Andate da chi non può dire di no. Perché una donna comune  con i suoi standard, la sua dignità, la sua morale, può dire di no. Il problema è che nella prostituzione abbiamo migliaia di donne che non possono dire di no. Non hanno la possibilità di rifiutarsi perché devono sopravvivere, devono sfamare le proprie famiglie. Per quanto riguarda la pornografia, temo che siamo soltanto agli inizi, temo che il futuro sia molto buio perché  diventerà adulta una  generazione che è cresciuta col porno hardcore sul portatile e ho paura di ciò  che potrà venir fuori da questa generazione pornificata.









mercoledì 22 agosto 2018

La Svezia : il Paese più sicuro per chi si prostituisce. Lo dimostra la più accanita avversaria del modello abolizionista


Le sostenitrici italiane del modello neozelandese di "depenalizzazione" della prostituzione ritengono che l'adozione di una legislazione abolizionista produrrebbe  effetti negativi  per chi la  pratica, il più grave dei quali andrebbe individuato nella  maggiore esposizione ai rischi di violenza.

Abbiamo già visto come il pericolo paventato non si sia verificato in Norvegia, Paese nel quale, anzi, i dati forniti da Pro Sentret, organizzazione che pure è fermamente contraria al modello nordico, dimostrino esattamente il contrario, documentando una significativa riduzione della violenza, in particolare nelle sue forme più gravi come lo stupro, in seguito alla promulgazione della legislazione abolizionista .   

E in Svezia?

Le sociologhe italiane che si oppongono al modello svedese  citano di solito due saggi a sostegno delle proprie tesi.

Il primo, intitolato Client-Only Criminalization in the City of Stockholm: A Local Research on the Application of the ‘Swedish Model’ of Prostitution Policy, pubblicato nel 2012,  è di Daniela Danna, la quale, tuttavia, constata semplicemente l'inesistenza di dati sull'argomento (la sua ricerca si ferma al 2010), riporta opinioni differenti e osserva, inoltre, come le donne di  Malmskillnadsgatan (la strada di  Stoccolma dove si esercita la prostituzione ) che ha intervistato  non confermino affatto l'ipotesi che vi sia stato un incremento della violenza dei clienti dopo la promulgazione della normativa abolizionista.

Riproduco qui il brano del saggio in questione di Daniela Danna:



No definite data are available regarding whether or not violence against street prostitutes increased since the new law was introduced. The sex workers’ association, Rosea, [poi sostituita da The Rose Alliance] stated there has been an increase in violence, both on the streets and elsewhere: the law scares away normal clients but not violent ones, forcing prostitutes to accept the latter.. Rosea reports also an increase in thefts against clients by prostitutes, who know clients are unlikely to report them. An obstetrician working with abused women said there was an increase in violence on the streets, particularly sexual violence, since non violent clients preferably seek offers on the Internet (Arbeidsgruppe 2004). However no trace of this increase was reported by the police. In Petra Östergren’s study (2003), the fifteen sex workers she followed and interviewed said that clients on the streets were more scared and tense, making it more difficult for them to judge clients’ reliability or dangerousness. They also stated that relationships with the police have got worse. However, this was not confirmed by the opinions of the women from Malmskillnadsgatan with whom I personally spoke. [1]

 

Sulle fonti citate da Daniela Danna, in particolare l'ostetrica, rinvio a un mio precedente articolo pubblicato su questo blog:  Ancora su Amnesty  e  sullaviolenza nei confronti delle prostitute



Il secondo saggio cui si fa riferimento in Italia a supporto della tesi di una maggiore esposizione   alla violenza delle persone in condizione di prostituzione in Svezia è Sweden’s Abolitionist Discourse and Law: Effects on the Dynamics of Swedish Sex Work and On the Lives of Sweden’s Sex Workers pubblicato nel 2014 da due fierissimi avversari (è un eufemismo) della normativa abolizionista: il britannico Jay Levy e Pye Jakobsson, leader dell'associazione svedese di "sex workers" The Rose Alliance. [2] Il testo in questione, però, sul tema  si limita a riportare qualche testimonianza  aneddotica  confutata da altre citate dalla giornalista del Nouvel Observateur Florencia Rovira Torres nell'articolo Punir les clients des prostitués: le modèle suédois a bon dos [3] e da me trasfuse in Ancora su Amnesty . Nel saggio di Jay Levy e Pye Jakobsson sono poi formulate ipotesi non suffragate da dati.


Eppure le cifre non mancano e sono il frutto di un'indagine campionaria condotta nel 2014 dalla stessa Pye Jakobsson e da Carina Edlund per conto di Hiv Sweden, pubblicata solo in svedese col titolo En Annan Horisont. Sexarbete och hiv/STI -prevention ur ett peer-perspektiv e inserita nella bibliografia del saggio in discussione. [4]

L'indagine consta di un questionario sulla prevenzione dell'Hiv, sullo stigma e sulla violenza somministrato a 124 persone in condizione di prostituzione, 60 delle quali aderenti a Rose Alliance e, quindi, decise avversarie della normativa abolizionista. [5] E' evidente come il campionamento sia tutt'altro che casuale, come dovrebbe invece essere, ma questo lo rende ancora più interessante.

Il campione è costituito per il 79% da donne, per il 15% da uomini, per il 3% da transessuali e per il 3% da altro (non-binary, immagino). [6]

Confrontiamo i dati sulla violenza dei clienti che affiorano da questa indagine con quelli che emergono dal recentissimo rapporto olandese e da quello neozelandese del 2008, confronto, quest'ultimo,  motivato dal fatto che il modello normativo della Nuova Zelanda è assunto da molti come ideale, come riferimento essenziale.

Teniamo presente che i due rapporti in questione stimano la violenza esercitata  dai clienti sulle persone in condizione di prostituzione nel solo anno precedente l'indagine, mentre En Annan Horisont estende la ricerca all'intero arco temporale di pratica del meretricio da parte delle/dei partecipanti al campione che è, in media, di 6 anni, ma per il 23% ossia per 29 rispondenti è superiore a 12 anni. [7] E' ragionevole, dunque, attendersi per questo campione un tasso di violenza decisamente più elevato che per gli altri due.

E' davvero così?  

Consideriamo anzitutto la situazione dei Paesi Bassi. Nel luglio 2018 è stato pubblicato il rapporto Sekswerk en geweld in Nederland relativo ad un campione di 299 persone in condizione di prostituzione, il 75% delle quali donne, il 15% uomini  e il 9% transessuali e non binary [8]

Nel solo 2017 il 41% delle e dei partecipanti ha subito dai clienti atti di violenza fisica, il 30% stupri, il 38% è stata costretta a compiere atti sessuali indesiderati. Molestie sessuali da parte di un cliente sono state esperite dal 60% delle e dei rispondenti. [9]

Dati meno drammatici emergono dal rapporto neozelandese del 2008, che riporta i risultati di un'indagine del 2006. Non disponiamo di dati più recenti. Il campione è costituito da 772 persone.

Vorrei rilevare in primis il ricorso nel rapporto all'eufemismo, alla tabuizzazione della violenza  ridefinita "adverse experience while working". Tra le "esperienze negative" vissute nel 2006  ne vengono elencate alcune: le aggressioni fisiche dei clienti (9,8%), gli stupri (3%) le riduzioni all'immobilità (4,7%) [10] In totale,  il 16% delle e degli intervistati ha dichiarato di aver subito queste specifiche forme di violenza fisica o sessuale nel  corso del 2006 [11]

E in Svezia?

Osserviamo, anzitutto, che nel rapporto di Pye Jakobsson e di Carina Edlund violenza fisica e sessuale vengono aggregate, anziché essere distinte ed elencate dettagliatamente, sicché potrebbero anche includere atti non compresi nel rapporto neozelandese, come le molestie sessuali.

L'indagine esplora, inoltre, la violenza esercitata non solo dai clienti, ma anche dagli sconosciuti, dai congiunti e dai parenti. Noi ci focalizzeremo sulla prima perché è la sola presa in considerazione dalla  relazione governativa neozelandese e, quindi, la sola che ci consenta di effettuare  un confronto e perché  ci proponiamo di comprendere se i clienti assumano  davvero comportamenti più violenti in Svezia che negli Stati che hanno adottato il modello della "depenalizzazione" (Nuova Zelanda) o della regolamentazione (Paesi Bassi) .

Dobbiamo, poi, ricordare che il 42% delle e gli intervistati ha esercitato la prostituzione anche in altri Stati  [12] e che 25 partecipanti al sondaggio non risiedono in Svezia [13]. Alcune di queste persone, dunque, potrebbero aver subito violenza, ma non in Svezia. Il modo in cui è formulata la domanda: Har du varit utsatt för fysiskt och/ eller sexuellt våld? Sei stata/o esposta/o, a violenza fisica o sessuale? non consente, infatti, di chiarire dove questa sia avvenuta. [14]

Cinque persone, infine, esercitano la prostituzione, continuativamente o meno, da 17-20 anni o più. [15]  Hanno iniziato, quindi, prima della promulgazione della legge abolizionista e potrebbero aver subito violenza in epoca anteriore al 1999.

Fatte queste precisazioni, forniamo ora il dato in questione.  

Tra le/ i 114 rispondenti, 16 (il 14% del totale) dichiarano di aver subito violenza fisica o sessuale da un cliente nell'intero arco temporale di esercizio della prostituzione, [16] che è in media di 6 anni, ma che, per il 23%, ossia per 29 persone, supera i 12 anni. [17]

Pertanto, in un solo anno le persone che si prostituiscono in Nuova Zelanda sono state vittime di violenza fisica o sessuale in percentuale maggiore (16%) che in Svezia nell'intero periodo di pratica del meretricio (14%). E dobbiamo tener conto delle precedenti osservazioni.

L'esposizione ai rischi di violenza psicologica non potrebbe, invece, essere oggetto di confronto, dal momento che il rapporto neozelandese non include lo stalking, a differenza di quello svedese e di quello olandese, il quale, a sua volta, a differenza degli altri due, non comprende le minacce. Il più completo è il rapporto svedese nel quale la domanda è così formulata: Har du varit utsatt för hot/och  eller trakasserier (såsom stalking, utpressning eller hot om våld)? Sei stata/o minacciata/o o hai subito molestie (come lo stalking, il ricatto o la minaccia di violenza)? [18]

Procediamo lo stesso al raffronto.

Nei Paesi Bassi nel 2017 il 53% delle persone in condizione di prostituzione ha subito molestie e umiliazioni dai clienti e il 34% è stata oggetto di stalking. [19]

In Nuova Zelanda nel 2006 il 20% delle/ dei rispondenti ha subito minacce o molestie dai clienti. I due reati spesso si sovrappongono e sono subiti dalle stesse persone. [20] Nello specifico, il 15,9% del campione è stato minacciato e il 17,3% insultato dai clienti. [21]. Non viene preso in considerazione lo stalking.

In Svezia, la percentuale è un po' più alta, ma si riferisce anche a quest'ultimo reato e all'intero periodo di esercizio della prostituzione, anziché ad un solo anno.  27 persone su 114, vale a dire quasi il 23,7%, è stata oggetto di stalking, molestie o minacce da parte dei clienti [22]



Perché il tasso di violenza è più basso in Svezia che altrove?

Perché la legge abolizionista, che è in vigore da 20 anni, funziona.

In primo luogo, la media dei clienti per persona è decisamente bassa rispetto ad altri Paesi e  questo è un indizio della loro diminuzione e, dunque, della riduzione della probabilità di subire  violenza da essi.

Le e i partecipanti all'indagine olandese Sekswerk en geweld in Nederland hanno in media 14 clienti alla settimana, ma quasi la metà pratica la prostituzione part-time e ciò abbassa la media.[23]

Non disponiamo, purtroppo, del dato neozelandese.

Le/ i rispondenti al questionario svedese hanno in media 10 clienti al mese. Questa cifra, tuttavia, non è altrettanto eloquente del grafico a p. 48 di  En Annan Horisont che evidenzia come 36 persone (il  29% del totale) abbiano da 0 a 5 clienti al mese e 32 persone (25, 8%) da 5 a 10. Il 54,8% ha, dunque, in un mese meno clienti di quelli che ha in una settimana  il corrispondente campione olandese. A questo dato va aggiunto l'11% di persone (14) che hanno da 11 a 15 clienti al mese. 11 persone (8,8%) hanno invece da 16 a 20 clienti e 2 persone (1,61%) da 21 a 25. Il 75% delle/dei partecipanti al sondaggio ha, quindi, meno di un cliente al giorno e il 6,45% (8 persone) ne ha al massimo 1 (da 26 a 30 al mese).

1 persona ha da 31 a 35 clienti al mese, 4 da 36 a 40, 3 da 40 a 45 e 5 più di 45. [24] E' verosimilmente questo, composto da 13 persone, il gruppo più vulnerabile che, probabilmente, comprende le 11 persone che indicano come motivo di inizio dell'attività prostitutiva la necessità di procurarsi denaro per l'acquisto di droga e o alcool [25]

La metà dei clienti è abituale  [ 26]

Il campione selezionato da Pye Jakobbson e da Carina Edlund è costituito, per altro, per loro stessa ammissione, esclusivamente da chi si prostituisce in modo relativamente regolare e da  tempo  [27], una precisazione suggerita dal fatto che l'esercizio della prostituzione in Svezia pare assumere in genere un carattere occasionale. Da una ricerca universitaria del 2012 apprendiamo, infatti, che lo 0,6% delle Svedesi ha dichiarato di essersi prostituita  nel corso della propria esistenza (il dato si riferisce, quindi, anche al periodo precedente la promulgazione della legge abolizionista), ma il 25% lo ha fatto una sola volta, il 12,5% da 2 a 3 volte, il 50% da 4 a 10 e il 12,5% da 11 a 20 e in tempi piuttosto remoti.  [28]

In secondo luogo, la legge agisce evidentemente da deterrente, dissuadendo i clienti dal commettere atti di violenza. Essa comporta, infatti, il rischio di essere sorpresi, sanzionati e perdere la reputazione. Tanto vale, quindi, che chi fa ricorso alla prostituzione si comporti "correttamente" per evitare di essere denunciato.

" Quello che posso dire, sulla base delle testimonianze che ho raccolto, è che le donne prostituite in Svezia sono più sicure perché è la legge stessa che mette sotto pressione gli acquirenti di sesso. -  osserva, appunto, Simon Häggström, dirigente della " Trafficking Unit" svedese, in un'intervista, che tradurrò, concessa alla giornalista femminista Francine Sporenda -  […]Perciò, quando corrono il rischio di infrangere la legge, gli acquirenti di sesso sanno che le donne che si prostituiscono non rischiano alcuna forma di punizione, sanno che devono comportarsi correttamente con loro, perché è sufficiente che facciano una telefonata perché la polizia arrivi. E ciò mette gli acquirenti di sesso sotto pressione: sanno che devono comportarsi bene non tanto per scrupolo nei confronti di queste donne, ma nel loro proprio interesse, per tutelarsi. E, per tutelarsi, sanno che devono trattarle bene, che devono comportarsi bene con loro, che devono pagarle. Altrimenti  verrà la polizia e li arresterà. E loro sono disposti a fare qualsiasi cosa per evitarlo" [29]

Che abbia ragione, lo dimostra persino l'avversaria più determinata del modello abolizionista: Pye Jakobsson, come abbiamo potuto constatare dall'analisi del suo rapporto.



NOTE:

1. Daniela Danna, Client-Only Criminalization in the City of Stockholm: A Local Research on the Application of the ‘Swedish Model’ of Prostitution Policy, in vol.9, n.1 " Sexuality Research and Social Policy", 2012, pp.28-29 https://www.researchgate.net/publication/257797932_Client-Only_Criminalization_in_the_City_of_Stockholm_A_Local_Research_on_the_Application_of_the_Swedish_Model_of_Prostitution_Policy

2. Jay Levy and Pye Jakobsson, Sweden’s Abolitionist Discourse and Law: Effects on the Dynamics of Swedish Sex Work and On the Lives of Sweden’s Sex Workers, in vol.14, n.5 " Criminology and Criminal Justice", 2014 http://lastradainternational.org/doc-center/3049/sweden%E2%80%99s-abolitionist-discourse-and-law-effects-on-the-dynamics-of-swedish-sex-work-and-on-the-lives-of-sweden%E2%80%99s-sex-workers

3. Florencia Rovira Torres, Punir les clients des prostitués: le modèle suédois a bon dos, 2013 https://www.nouvelobs.com/rue89/rue89-nos-vies-connectees/20130725.RUE7808/punir-les-clients-des-prostitues-le-modele-suedois-a-bon-dos.html

4. Carina Edlund and Pye Jakobsson, En Annan Horisont. Sexarbete och hiv/STI -prevention ur ett peer-perspektiv, 2014, http://www.hiv-sverige.se/wp-content/uploads/En-annan-horisont-webb.pdf

5. Ibidem, p. 14.

6. Ibidem, p. 36.

7. Ibidem, p. 42.

8. SOAIDS Nederland en Proud (Dutch Union for Sexworkers), Sekswerk en geweld in Nederland, 2018, p. 14. https://userfiles.mailswitch.nl/c/1b009693cd77ee029135128320badc3a/2390-f4e29abab5c33461aa75db852e5d14c6.pdf

9. Ibidem, p. 23.  

10. New Zealand Government, Report of the Prostitution Law Review Committee on the Operation of the Prostitution Reform Act 2003, 2008,  tabella p. 56 http://prostitutescollective.net/wp-content/uploads/2016/10/report-of-the-nz-prostitution-law-committee-2008.pdf

11 La cifra è riportata da Laura Meriluoto, Rachel Webb, Annick Masselot, Sussie Morrish and Gillian Abel, Safety in the New Zealand sex industry, 2015, p. 3 In questo caso però vengono analizzate le risposte di 730 persone, 42 in meno che nel rapporto pubblicato nel 2008. https://www.nzae.org.nz/wp-content/uploads/2015/01/Safety_in_the_New_Zealand_sex_industry_140514_MERILUOTO.pdf

12. Carina Edlund and Pye Jakobsson, En Annan Horisont, cit., p. 50,  p. 49 e p. 45 dove si afferma che le migranti lavorano di più in altri Paesi

13. Ibidem, p. 39

14. La domanda sulla violenza fisica e sessuale è formulata in Ibidem, p. 62.


15. Ibidem, p.42

16. Ibidem, p. 62

17. Ibidem, p.42

18. Ibidem, p. 63.   

19. SOAIDS Nederland en Proud (Dutch Union for Sexworkers), Sekswerk en geweld in Nederland, cit., p. 23

20. La cifra è riportata da Laura Meriluoto, Rachel Webb, Annick Masselot, Sussie Morrish and Gillian Abel, Safety in the New Zealand sex industry, 2015, p. 3 In questo caso però vengono analizzate le risposte di 730 persone, 42 in meno che nel rapporto pubblicato nel 2008.

21. New Zealand Government, Report of the Prostitution Law Review Committee…., cit., tabella p. 56.

22. Carina Edlund and Pye Jakobsson, En Annan Horisont, cit., p. 63.

23. SOAIDS Nederland en Proud (Dutch Union for Sexworkers), Sekswerk en geweld in Nederland, cit., p. 14.

24. Carina Edlund and Pye Jakobsson, En Annan Horisont, cit., p.48

25. Ibidem, p. 41.

26. Ibidem, p. 49

27. Ibidem, p. 35.

28. Gisela Priebe och Carl Göran Svedin, Sälja och köpa sex i Sverige 2011 Förekomst, hälsa och attityder Delrapport 1 ur Prostitution i Sverige, p. 60  http://liu.diva-portal.org/smash/get/diva2:505995/FULLTEXT02.pdf
29. Francine Sporenda, Prostitution: en Suède la honte a changé de champ. Interview de Simon Häggström, 17 luglio 2018. https://revolutionfeministe.wordpress.com/2018/07/17/prostitution-