giovedì 9 agosto 2018

Una "relazione" asimmetrica: parallelismo tra la prostituzione e lo sviluppo dei sex robots







Dalla donna oggetto sessuale all'oggetto sessuale donna.

L' imminente apertura a Torino di un bordello con bambole gonfiabili mi ha indotto a proporvi la traduzione di un'importante critica allo sviluppo e all'uso dei sex robots formulata da Kathleen Richardson, docente di Etica e Cultura dei Robot e dell'Intelligenza Artificiale alla Facoltà di Tecnologia della  De Montfort University di Leicester (UK). Al tema  Kathleen Richardson ha dedicato anche un libro di prossima pubblicazione: Sex Robots: The End of Love.   

Il testo che vi presento è presente sul sito Campaign Against Sex Robots, che vi invito a seguire ed è stato tradotto tempo fa anche in francese dal collettivo di Ressources Prostitution.

Buona lettura!


Qui la versione originale del saggio.
Qui la versione francese:
https://ressourcesprostitution.wordpress.com/2017/03/14/une-relation-asymetrique-paralleles-entre-la-prostitution-et-le-developpement-des-robots-sexuels/







Pubblicato sul sito della Libreria digitale ACM come numero speciale del bollettino SIGACS dell'ACM. SIGCAS Computers & Society | Sept 2015 | Vol. 45 | No. 3 292 – 3 293


Kathleen Richardson
CCSR
De Montfort University Leicester, Regno Unito
44 (0) 116 2078584

Kathleen.richardson@dmu.ac.uk

Riassunto

In questo articolo esamino il modello di "relazione" asimmetrica che viene trasposto dalla relazione cliente- prostituta a quella di uomo-robot sessuale. Nello specifico, mi confronto con gli argomenti proposti da David Levy che individua nella prostituzione/lavoro sessuale un modello che può essere importato nelle relazioni sessuali tra uomo e robot. Attingo alla  letteratura antropologica che si occupa dell'antropomorfismo delle cose non umane e del modo in cui le cose riflettono le nozioni di genere legate alla sessualità. Nell'ultima parte dell'articolo, sostengo che la prostituzione non è un'attività qualsiasi e che essa si basa sulla capacità di usare una persona come cosa e che è per questo che il parallelo tra i robot sessuali e la prostituzione è così frequentemente proposto dai suoi sostenitori.



   Categorie e Descrittori di soggetti

K.4.1 [Computer e società]: etica

Termini generali

Fattori umani.

parole chiave

Etica dei robot, robot sessuali, prostituzione, soggettività, genere



  INTRODUZIONE



Sono attualmente in corso una serie di iniziative volte ad integrare lo sviluppo dei robot sessuali nell'attività robotica corrente. Ad esempio, a novembre 2015 gli ingegneri robotici  interessati a sviluppare il settore dei robot sessuali potranno partecipare alla Seconda Conferenza internazionale sull'amore e sul sesso con i robot che si terrà in Malesia. La conferenza esplorerà argomenti quali emozioni dei robot, robot umanoidi, teledildonie e hardware elettronico intelligente relativo al sesso.

Nel suo libro  Sex, Love and Robots [1] David Levy propone un futuro di relazioni uomini-robot basato sui tipi di scambi che avvengono nel settore della prostituzione. Levy crea esplicitamente "parallelismi tra il pagamento delle prostitute e l'acquisto di robot sessuali" [1 p.194]. Intendo sostenere che la proposta di Levy presenta una serie di problemi; in primo luogo quello relativo alla sua comprensione di cosa sia la prostituzione e, in secondo luogo, ispirandosi alla prostituzione come modello di relazioni sessuali tra uomini e robot, Levy mostra che coloro che vendono sesso sono visti dagli acquirenti di sesso come cose e non  vengono riconosciuti come soggetti umani. Ciò legittima uno stile di vita pericoloso nel quale gli esseri umani possono avere relazioni con altri esseri umani, ma non riconoscerli come soggetti umani a pieno titolo.

Qual è l'etica dell'espansione dei robot in nuovi campi come il sesso e quale modello di relazione sessuale viene invocato nel transfert verso i robot?  Dal punto di vista etico, vi è una forte reazione all'uso dei robot nelle forze armate e a tale scopo vi è una ben consolidata organizzazione. La Campaign to Stop Killer Robots (http://www.stopkillerrobots.org/) è dedicata alla prevenzione degli sviluppi della guerra robotica ed automatizzata che, inoltre, tende a scartare le risorse umane. Dovremmo, come comunità di esperti di robotica, riflettere sulla messa a punto  di una risposta simile per quanto riguarda lo sviluppo di robot sessuali? Lo sviluppo di robot sessuali potrebbe anche segnare una tendenza inquietante nella robotica? Proporrò alla fine di questo articolo l'urgente necessità di creare una campagna contro i robot sessuali.



IL CONSUMO DELL'INTIMITA' DEL CORPO COME MERCE

La prostituzione è la pratica di vendere  sesso contro un corrispettivo in denaro.  Negli ultimi anni coloro che lavorano nel settore della prostituzione (in particolare in Europa e nel Nord America) hanno  promosso l'uso del termine "sex work " in luogo di prostituzione, al fine di mostrare come essa sia simile ad altri tipi di lavoro nei servizi. Un termine come "prostituzione" implica che chi la pratica si trovi in ​​una posizione subalterna. Il femminismo della terza ondata sostiene che le donne non siano sottomesse ma compiano delle scelte consapevoli optando per un lavoro che è influenzato dal loro sesso [2]. Per contro, il termine "sex worker" estende il campo del lavoro per includervi il "lavoro sessuale". Questa ridefinizione della prostituzione come lavoro sessuale (e quindi come servizio) è stata contestata da un certo numero di militanti e di studiose. [3 4 5]  Mentre le sostenitrici/sostenitori dell'industria del sesso la descrivono come un'estensione delle relazioni sessuali libere, le/i militanti contrari alla prostituzione sottolineano che, in assenza di consenso, la prostituzione non può essere reinterpretata come fenomeno positivo. I fatti relativi alla prostituzione sono inquietanti, essendo spesso la violenza e la tratta interconnessi. [4] Inoltre, l'industria è molto diffusa e una recente ricerca dell'Unione europea ha rilevato che:



- i proventi della prostituzione possono essere stimati in circa $ 186,00 miliardi all'anno in tutto il mondo.
-la prostituzione ha una dimensione globale, coinvolgendo circa 40-42 milioni di persone in tutto il mondo
-   il 90% delle prostitute dipende da un prosseneta.

 - Il 75% di chi si prostituisce ha fra i 13 e i 25 anni.

(p.4, p.6)



Quando i robot vengono introdotti come possibili alternative alle donne (o ai bambini), alcuni, come Levy, si chiedono: "Dove sta il problema? È solo una macchina! " Lo stesso punto di vista viene usato  da alcuni anche nei confronti di coloro che vendono sesso.  

Levy ritiene anche che i robot sessuali possano concorrere a ridurre la prostituzione. Tuttavia, gli studi hanno rilevato che l'introduzione di nuove tecnologie supporta e contribuisce all'espansione dell'industria del sesso. Ci sono più donne impiegate dall'industria del sesso che in qualsiasi altra epoca storica [5]. La prostituzione e la produzione di pornografia aumentano anche con la crescita di Internet. Nel 1990, il 5,6 per cento degli uomini ha dichiarato di aver pagato per far sesso nel corso della propria vita, nel 2000  questa percentuale era aumentata,  raggiungendo l'8,8 per cento. È probabile che queste cifre siano ancora più elevate a causa della riluttanza delle persone ad ammettere che pagano per far sesso [6]. Poiché l'acquisto di sesso si basa solo sul riconoscimento delle esigenze dell'acquirente, non sorprende che anche i bambini ne soffrano. L'Agenzia nazionale per la criminalità del Regno Unito ha identificato il web come una nuova fonte di minaccia per i bambini, anche per la proliferazione di immagini pornografiche di bambini e lo sfruttamento sessuale di minori online [7].  

Le argomentazioni secondo le quali i robot sessuali forniranno sostituti sessuali artificiali e ridurranno l'acquisto di sesso da parte degli acquirenti non sono confermate da prove. Ci sono numerosi sostituti artificiali sessuali già disponibili, RealDolls, vibratori, bambole gonfiabili, ecc. Se un sostituto artificiale riducesse la necessità di comprare sesso, ci sarebbe già stata una riduzione della prostituzione, ma non è stata trovata alcuna correlazione in tal senso. Per capire perché gli uomini comprano sesso è importante capire cosa succede in uno scambio e come gli uomini descrivono ciò che sta accadendo. Quelle che seguono sono dichiarazioni di uomini che comprano sesso:



'La prostituzione è come masturbarsi senza dover usare la mano',
'È come affittare una fidanzata o una moglie. Puoi scegliere, come su un catalogo ',
'Mi dispiace per queste ragazze, ma questo è quello che voglio' [3 p.8].



Mentre gli uomini sono i principali compratori di sesso umano, è più probabile che le donne acquistino sostituti non umani artificiali come i vibratori [1] che stimolano una specifica parte del corpo, piuttosto che acquistare un adulto o un bambino per fare sesso. Guardate di nuovo le affermazioni qui sopra: - "affittare una fidanzata" o "dispiaciuta per le ragazze". Queste e molti altre frasi indicano che l'acquirente di sesso sta ponendo i propri bisogni al di sopra della vita   dell'altra persona. Nello scambio prostitutivo, cliente e prostituta partecipano all'incontro in modi diversi.  Uno studio di Coy [3 p. 18] ha mostrato la forma asimmetrica dell'incontro tra chi compra e chi vende sesso. In quanto soggetti moderni, uomini e donne hanno diritti uguali in virtù della legge e questi diritti li riconoscono come agenti umani. Nella prostituzione, solo chi acquista sesso si vede attribuita una soggettività, chi vende sesso è ridotta  a cosa. Ciò avviene in molti modi. La  negazione della soggettività si verifica quando le esperienze e i sentimenti dell '"oggetto" non vengono riconosciuti. Questa negazione della soggettività delle donne può anche essere intesa come oggettivazione sessuale. Queste dimensioni sono evidenti nella mancanza di empatia degli uomini nei confronti delle donne nella prostituzione. Essi costruiscono la donna nelle loro menti, secondo le loro stesse fantasie masturbatorie, invece di riconoscere la realtà dei  suoi sentimenti.   Lo studio di Coy dice anche che spesso gli uomini passavano dalla comprensione della situazione e dei sentimenti della donna ad attribuirle ciò che volevano che lei sentisse durante o dopo il sesso [3 p. 18].

Nello scambio sessuale nell'ambito della prostituzione, la soggettività di chi vende sesso è diminuita e la soggettività del compratore è l'unica prospettiva e il punto di vista privilegiato. Poiché i robot sono entità programmabili senza capacità autonome (o molto limitate), sembra logico che la prostituzione diventi il ​​modello delle relazioni sessuali tra robot e uomo così come sostiene Levy.

Un fattore chiave che si tende a dimenticare è l'incapacità dell'acquirente di sesso di provare empatia nei confronti di chi vende sesso. Esperto di autismo, Simon Baron-Cohen [8] nel suo libro Zero Degrees of Empathy propone una base di genere all'empatia come categoria normativa. Così afferma Baron-Cohen  a proposito dell'empatia:



L'empatia è senza dubbio un'abilità importante. Ci consente di comprendere come si sente qualcun altro o cosa potrebbe pensare. L'empatia ci consente di comprendere le intenzioni degli altri, di prevedere il loro comportamento e di provare un'emozione innescata dalla loro emozione. In breve, l'empatia ci consente di interagire efficacemente nel mondo sociale. È anche la "colla" del mondo sociale, che ci induce ad aiutare gli altri e ci impedisce di ferirli [9 p.163].



Baron-Cohen sostiene che la preponderanza esagerata degli uomini nella commissione di atti di criminalità, di abusi sessuali, di uso delle prostitute e di omicidi dimostri che gli uomini mancano d'empatia in confronto alle donne [8]. Se l'empatia è la capacità di riconoscere, prendere in considerazione e reagire ai pensieri e ai sentimenti autentici di un'altra persona,  possiamo constatare che essa è assente nell'acquisto di sesso. Il compratore di sesso è libero  di ignorare lo stato dell'altra persona come se si trattasse di un soggetto umano trasformato in cosa.



IMMETTERE ESPERIENZE UMANE NELLE COSE

L'uso di robot per il sesso (adulti e bambini) viene giustificato sulla base del fatto che i robot non sono entità reali, sono cose. Questa retorica viene anche ripetuta a giustificazione della produzione di video degradanti, di immagini di abusi sessuali di bambini in ambienti di realtà virtuale [11] e  di immagini di violenza sessuale e razziale in alcuni videogiochi come Grand Theft Auto in cui i giocatori vengono premiati per l'uccisione di prostitute [12] . Il trasferimento di qualità umane alle cose ha provocato ampie discussioni nella comunità della robotica. È possibile trasferire i concetti umani di genere, classe, razza o sessualità a un robot o a un non umano? Sul piano antropologico, la risposta è affermativa. Questo tema è stato già sollevato in una discussione sui robot come schiavi. Bryson [10] ha contestato gli argomenti che associano i robot agli schiavi perché  - sostiene - non sono altro che apparecchi meccanici: fate ai robot quel che volete! Ma queste due posizioni sono le sole possibili? È possibile sostenere che i robot sessuali sono dannosi, pur sapendo che non sono umani? Benché Bryson sollevi argomenti importanti, il modo in cui l'essere umano attribuisce significato ai robot, alla natura e agli animali rispecchia ciò a cui esso attribuisce valore.

Ma da dove vengono le immagini e i prodotti della fantasia?  L'immaginario è solo un campo neutrale, una sfera separata dal "reale" e quindi non problematica? Sostengo [al contrario] che l'immaginazione e i modi in cui sono considerati i robot mostrino il funzionamento delle relazioni umane. La domanda non è: "Gli umani trasferiscono le loro esperienze ai robot"?, ma "Che cos'è trasferito ai robot?" Gli antropologi hanno sviluppato una vasta letteratura sull'antropomorfismo delle cose, inquadrandola nel contesto dell '"animismo" come attribuzione di uno spirito agli animali non umani [13, 14]. Inoltre, l'antropologia della tecnologia esplora il modo in cui il genere, la classe, la sessualità e la razza sono inseriti nella produzione culturale di artefatti tecnologici [15, 16, 17]. In un articolo di prossima pubblicazione sosterrò che l'animismo tecnologico è all'opera nella sfera della robotica, ma piuttosto che provenire dallo spirito o dalla religione come negli studi classici, l'animismo tecnologico proviene da una mancanza di consapevolezza e di attenzione al modo in cui i modelli culturali di razza, classe e genere sono inseriti nella progettazione dei robot [18]. Non si tratta di una domanda sul "perché" (che è ancora aperta al dibattito), ma sul "come". In che modo vengono creati i robot e per che cosa vengono utilizzati e cosa possono dirci queste pratiche su genere, potere, disuguaglianze, razza e classe? Le campagne per estendere i diritti ai robot senza la dovuta attenzione agli esseri umani sono problematiche. Robertson [19] nota che le campagne per estendere i diritti ai robot sono fatte in contesti in cui gli attivisti non fanno contemporaneamente campagna per l'estensione dei diritti a tutti gli esseri umani. Quando ciò accade, è importante esplorare l'etica dell'essere umano che viene riprodotta nella robotica. In alcuni casi, come per i robot sessuali, essa si baserà sulla percezione inquietante di chi vende sesso come cosa.

In un recente articolo su genere e robot, Watercutter [20] ha messo in evidenza l'immaginario ricorrente nelle fictions e nei laboratori di robotica che hanno presentato in misura preponderante i robot femminili come giovani, attraenti e impegnati in ruoli esecutivi nel settore dei servizi come receptionist o cameriere. Relativamente al design di robot sessuali, Roxxxy progettato da TrueCompanion, società con sede nel New Jersey,  mostra la visione maschile di una donna adulta sessualmente attraente provvista di tre punti di entrata nel corpo: la bocca, l'ano e la vagina. Ma lo sviluppo di robot sessuali non è limitato alle donne adulte, anche gli uomini adulti sono un potenziale mercato per gli omosessuali. Un altro potenziale mercato di robot sessuali sarà quello dei robot sessuali bambini. Alcuni ricercatori come Ronald Arkin, professore di robotica mobile presso il Georgia Institute of Technology, suggeriscono che i robot bambini potrebbero essere utilizzati anche per il trattamento della pedofilia [21].



CAMPAGNE E ROBOTS

In questo articolo ho cercato di mostrare le connessioni esplicite tra prostituzione, sviluppo e immaginazione delle relazioni tra robot sessuale ed essere umano. Sostengo che estendere il rapporto prostitutivo alle macchine non sia né etico né sicuro. Semmai, lo sviluppo di robot sessuali rafforzerà ulteriormente le relazioni di potere che non riconoscono entrambe le parti come soggetti umani. Solo chi compra sesso è riconosciuto come soggetto, chi  lo vende (e, per estensione, il robot sessuale) è semplicemente una cosa con cui fare sesso. Come mostra Baron-Cohen, l'empatia è una qualità umana importante. La struttura della prostituzione incentiva l'effettiva disattivazione dell'empatia. Seguendo le tracce delle campagne per i robot etici, propongo di lanciare una campagna contro i robot sessuali, in modo che le questioni relative alla prostituzione possano essere discusse più ampiamente nel campo della robotica. Ho cercato di mostrare come le esperienze umane di genere e sessualità vengano inserite nella creazione di robot sessuali e di dimostrare che questi robot contribuiranno alle disuguaglianze di genere riscontrabili nell'industria del sesso. Non ho inventato io questi parallelismi tra la prostituzione e la creazione di robot sessuali; essi sono stati coltivati ​​e promossi esplicitamente da Levy [1]. Con una campagna contro i robot del sesso, promuoveremo anche una discussione sull'etica del genere e del sesso nella robotica e contribuiremo a richiamare l'attenzione sui gravi problemi affrontati da coloro che si prostituiscono.



RINGRAZIAMENTI

I miei ringraziamenti al Centre for Computing and Social Responsibility (CCSR).



RIFERIMENTI

  • Levy, D. 2009. Love and sex with robots: The evolution of human-robot relationships. New York.
  • Synder-Hall, C, 2010 ‘Third-Wave Feminism and the Defense of “Choice”’ Perspectives on Politics, Vol. 8, No. 1 (March 2010), pp. 255-261.
  • Farley, M., Bindel, J., & Golding, J. M. 2009. Men who buy sex: Who they buy and what they know (pp. 15-17). London: Eaves.
  • Schulze, E, Novo, S.I, Mason, P, and Skalin, M. 2014 Research Assistant Gender Exploitation and Prostitution and its impact on Gender Equality. Directorate General for Internal Policies. http://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/etudes/join/2014/493040/IPOL-FEMM_ET(2014)493040_EN.pdf
  • Barton, B. 2006. Stripped: Inside the lives of exotic dancers. NYU Press.
  • Balfour, R . and Allen, J. 2014. A Review of the Literature on Sex Workers and Social Exclusion. By the UCL Institute of Health Equity for Inclusion Health, Department of Health. https://www.gov.uk/government/uploads/system/uploads/attachment_data/file/303927/A_Review_of_the_Literature_on_sex_workers_and_social_exclusion.pdf
  • National Crime Agency, Child Exploitation http://www.nationalcrimeagency.gov.uk/crime-threats/child-exploitation
  • Baron-Cohen, S. 2011. Zero degrees of empathy: A new theory of human cruelty. Penguin UK.
  • Baron-Cohen, S., & Wheelwright, S. (2004). The empathy quotient: an investigation of adults with Asperger syndrome or high functioning autism, and normal sex differences. Journal of autism and developmental disorders, 34(2), 163-175.
  • Bryson, J.B. 2010. Close Engagements with Artificial Companions: Key social, psychological, ethical and design issue, Yorick Wilks (ed.), John Benjamins (chapter 11, pp 63-74) 2010.
  • Eneman, M., Gillespie, A. A., & Stahl, B. C. Criminalising fantasies: The regulation of virtual child pornography. In Proceedings of the 17th European Conference on Information Systems (pp. 8-10). Tavel, P. 2007. Modeling and Simulation Design. AK Peters Ltd., Natick, MA.
  • DeVane, B., & Squire, K. D. 2008. The meaning of race and violence in Grand Theft Auto San Andreas. Games and Culture, 3(3-4), 264-285.
  • Swancutt, K and Mazard, M (eds.) forthcoming 2016. Special Issue: The Anthropology of Anthropology in Animistic Ontologies. Social Analysis.

SIGCAS Computers & Society | Sept 2015 | Vol. 45 | No. 3 292

  • Boyer, P. 1996. What makes anthropomorphism natural: Intuitive ontology and cultural representations. Journal of the Royal Anthropological Institute, 83-97.
  • Helmreich, S. 1998. Silicon second nature: Culturing artificial life in a digital world. Univ of California Press.
  • Martin, E. 2001. The woman in the body: A cultural analysis of reproduction. Beacon Press.
  • Richardson, K. 2015. An Anthropology of Robots and AI: Annihilation Anxiety and Machines. Routledge, New York.
  • Richardson, K. Forthcoming 2016. Technological Animism: The Uncanny Personhood of Humanoid Machines. In Swancutt, K and Mazard, M (eds.) forthcoming 2016. Special Issue: The Anthropology of Anthropology in Animistic Ontologies. Social Analysis.
  • Robertson, J. 2014. Human rights vs. robot rights: Forecasts from Japan. Critical Asian Studies, 46(4), 571-598.
  • Watercutter, A. 2015. Ex Machina has a serious Fembot problem. Wired. 9th April 2015. http://www.wired.com/2015/04/ex-machina-turing-bechdel-test/
  • Robertson, J. 2010. Gendering humanoid robots: robo-sexism in Japan. Body & Society, 16(2), 1-36.
  • Hill, K, 2014. Are Child Sex Robots Inevitable? Forbes Magazine.http://www.forbes.com/sites/kashmirhill/2014/07/14/are-child-sex-robots-inevitable/

SIGCAS Computers & Society | Sept 2015 | Vol. 45 | No. 3 293












 
 

mercoledì 1 agosto 2018

L'abolizionismo in Norvegia ha ridotto la violenza nei confronti delle prostitute, checché ne dicano Amnesty e Pro Sentret.



Tra i Paesi che hanno adottato il modello abolizionista la Norvegia costituisce potenzialmente il caso più interessante, essendo l'unica a disporre di dati statistici sulla violenza nella prostituzione raccolti, sia prima che dopo l'introduzione del nuovo sistema, dall'associazione Pro Sentret che ha redatto due rapporti in merito.

Il primo, che risale al 2008, all'anno, cioè, che precede la promulgazione della legge abolizionista,  si intitola Fair Game  ed è un'indagine sulla violenza esperita dalle donne in condizione di prostituzione nel 2007  e nell'intero periodo in cui l'hanno praticata.

Il secondo: Dangerous Liaisons. A survey of the violence experienced by women working as prostitutes in Oslo assume, invece, come periodo di riferimento il triennio 2009-2012 nell'intento di analizzare l'impatto della nuova legislazione.

L'arco temporale delle due inchieste è differente e ciò ostacola la comparazione. Pro Sentret avrebbe potuto confrontare i dati del 2007 con quelli di uno solo dei tre anni successivi all'entrata in vigore della nuova normativa. Eppure non l'ha fatto ed è, come vedremo, una decisione interessante.

La ricerca del 2012: Dangerous Liaisons amplia, inoltre, il campo di indagine, includendovi forme  di violenza anche molto gravi (tentati omicidi e lancio di oggetti) escluse dal rapporto del 2008.

A rendere impraticabile la comparazione tra i risultati delle due inchieste è però la  composizione dei due  rispettivi campioni che presenta una marcata difformità.

Fra le 95 partecipanti all'indagine del 2008, infatti, il 12% afferma di aver usato droga o alcol:



12% said that they used drugs or alcohol.(Fair Game. A survey of the violence experienced by women working as prostitutes, p. 20)



Orbene, fra le 123 partecipanti all'indagine del 2012 ben il 79% (97 donne) riferisce di essere tossicodipendente, mentre altre cinque donne non rispondono alla domanda. Solo il 17% dichiara esplicitamente di non essere dipendente da droghe. 



A total of 79% (97 persons) reported being addicted to drugs,  17% (21 persons) were not addicted, while five persons did not answer the question on addiction.( Dangerous Liaisons. A

survey of the violence experienced by women working as prostitutes in Oslo, p.7 )



Si tratta di una differenza cruciale.

Alcune/i di voi avranno notato che il verbo impiegato nella ricerca del 2008 è "to use", mentre quello adottato nello studio del 2012 è "to addict", che indica una modalità di consumo molto più problematica. Tuttavia, il "to use" è da intendersi come "to addict" come si evince dalla lettura della quarta domanda formulata nel questionario pubblicato in appendice al rapporto del 2008, che chiede appunto se si è dipendenti da qualche droga. "Are you dependent upon any drugs?" (Fair game: a survey… cit. Appendix, Questionnaire on experiences on violence, harassment and threats? p. 56)

Il secondo campione è, comunque, rappresentato da una percentuale di donne che vivono una condizione di estrema vulnerabilità assai più elevata rispetto al primo.

La combinazione di prostituzione e tossicodipendenza accresce sensibilmente l'esposizione al rischio di violenza.

Lo riconosce la stessa associazione Pro Sentret  nel rapporto del 2008 con riferimento al 12% di donne in condizione di prostituzione dipendenti da alcool o droga. A p. 33 si legge, infatti, " If a woman is drug or alcohol dependent, this increases her likelihood of being the victim of violence".

A p. 34, poi, si osserva come l'abuso di droghe od alcol  rappresenti, in generale, un fattore che accresce considerevolmente il rischio di subire violenza, come attestato dalla studiosa Hilde Pape. Le prostitute che abusano di alcol o droghe sono, perciò, un gruppo particolarmente vulnerabile che subisce molta violenza, molestie, minacce.



Drug and alcohol abuse in general is a factor that considerably increases the risk of suffering violence (Pape 2004). Prostitutes who abuse drugs and alcohol are therefore a particularly vulnerable group, who suffer a lot of violence, threats and harassment. Of the prostitutes in our survey, almost all of the women who abuse drugs and alcohol to such an extent that it constitutes a serious problem are Norwegian (Dangerous Liaisons. A survey of the violence experienced by women working as prostitutes in Oslo, p. 34)



Curiosamente  Pro Sentret non include osservazioni di questo tipo nel rapporto del 2012 che, pure, riguarda un campione costituito da almeno il 79% di donne tossicodipendenti in condizione di prostituzione.   

Un recentissimo rapporto olandese (luglio 2018) redatto da SOAIDS  e da Proud (Dutch Union for Sexworkers) intitolato Sekswerk en geweld in Nederland  valuta, fra l'altro, l'impatto del consumo di alcol, psicofarmaci, droghe leggere o pesanti sul'esposizione al rischio di violenza negli ultimi dodici mesi di 299 persone in condizione di prostituzione (75% donne, 15% uomini, 9% donne  e uomini transessuali)

Il 42% di chi non ha assunto alcuna sostanza ha subito violenza fisica nel corso dell'ultimo anno, percentuale che balza al 75%  di  chi ha consumato droghe pesanti, segnando un incremento di poco meno dell'80%. Da meno della metà (si tratta comunque di una percentuale alta) ai tre quarti del totale.

Da notare che nell'indagine in questione viene adottata l'espressione "harddrugs gebruiken" che significa uso di droghe pesanti, il cui consumo, infatti, non conduce necessariamente alla dipendenza, concetto che in nederlandese è indicato dal vocabolo "verslaving". Dunque, l'incremento del tasso di violenza nel caso di tossicodipendenza potrebbe risultare decisamente più elevato.

Proseguendo nell'esposizione dei dati, rileviamo come il 25% di chi non ha usato sostanze ha subito nel corso degli ultimi dodici mesi stupri, aggressioni o atti di coercizione sessuale. Tale percentuale raddoppia, raggiungendo il 50,1% nel caso di assunzione di droghe pesanti.

L'imposizione da parte dei clienti di atti sessuali non voluti passa dal 32% al 53%, registrando un incremento del 65%.

Le molestie sessuali aumentano invece in modo decisamente più contenuto, passando dal 65% al 76% del totale. Molestie di altro tipo ed umiliazioni salgono dal 69% all'88% segnando un incremento di quasi il 30% (SOAIDS en Proud (Dutch Union for Sexworkers), Sekswerk en geweld in Nederland, tab. p. 30. La tabella include anche forme di violenza non comprese nell'indagine norvegese)

Come risulta da questo rapporto, il consumo di sostanze psicotrope o stupefacenti incrementa notevolmente il rischio per le persone in condizione di prostituzione di essere vittime di molteplici forme di violenza.    

Pertanto, il confronto fra due campioni con una composizione così diversa in relazione ad un fattore di rischio della violenza cruciale come la tossicodipendenza è metodologicamente scorretto e, perciò, impraticabile.

Malgrado ciò, la comparazione è stata effettuata da Pro Sentret e ripresa da Amnesty International in un rapporto del 2016 intitolato The Human Cost of "crushing" the market criminalization of sex work in Norway . Tale documento è citato da studiosi e studiose anche italiane come prova del fatto che il modello nordico determinerebbe un incremento dell'esposizione alla violenza dei soggetti  in situazione di prostituzione.

Ma è davvero così?

Per stilare il suo rapporto Amnesty tra il novembre 2014 e il febbraio 2015 ha intervistato 30 donne che in Norvegia esercitano o hanno esercitato la prostituzione. Nove di loro non la pratica più. ( p. 14). Riguardo alla violenza, Amnesty osserva che una percentuale significativa delle donne intervistate   ha dichiarato di aver subito  violenze, in alcuni casi gravi e pericolose per la vita, mentre vendeva sesso a Oslo negli ultimi anni, (A significant proportion of the women interviewed by Amnesty International said that they had encountered violence, in some cases severe and life threatening, while selling sex in Oslo in recent years (Amnesty International, The Human Cost of "crushing" the market criminalization of sex work in Norway, p. 52) ma non  precisa quale sia questa percentuale. Non possiamo pertanto sapere se sia aumentata o diminuita rispetto al 2008. Amnesty non lo dice, così come non indica il numero di donne che hanno subito i diversi tipi di violenza e non fornisce informazioni sulla presenza o meno nel suo campione di  dipendenti da droghe o alcol. L'unica cifra contenuta nel rapporto riguarda il numero di donne che hanno dichiarato di aver subito stupri negli ultimi anni e - come vedremo in seguito - si tratta di un dato importante, ma che segnala l'emergere dopo l'introduzione del modello abolizionista di una tendenza opposta a quella indicata da Amnesty.

Per il resto, l'organizzazione si rifà continuamente all'indagine del 2012 di Pro Sentret di cui riporta i dati.

Benché sia metodologicamente scorretto, farò, pertanto, riferimento anch'io alle cifre contenute in quel documento. Proporrò inoltre un confronto tra i dati sulla violenza subita dalle donne in condizione di prostituzione nell'anno 2007 e quelli relativi al triennio 2009-2012, benché l' operazione risulti arbitraria, considerata la differente composizione dei due campioni e il diverso arco temporale di riferimento. Tale comparazione farà emergere risultati  per molti versi  sorprendenti.

Inizierò col porre a raffronto i dati sulla violenza subita negli anni di esercizio della prostituzione dalle donne che compongono il campione del 2008 con quelli relativi alle donne del secondo campione riguardanti il triennio 2009-2012.

Mi attendo un incremento esponenziale di tutte le forme di violenza, in particolare di quelle  più gravi, nel secondo campione  costituito - lo ribadisco - da almeno il 79% di donne tossicodipendenti (l'uso dell'avverbio è giustificato dal fatto che solo il 17% dichiara  esplicitamente di non essere dipendente, mentre cinque soggetti (il 4%) non rispondono alla domanda).

E' corretta la mia  previsione? Vediamo.



Dati sullo stupro

Consideriamo anzitutto le cifre relative allo stupro. Qui si registra il dato più eclatante. Nel 2008 il 29% delle donne dichiara di essere stata stuprata negli anni di esercizio della prostituzione. Nel 2012, per il gruppo di donne più vulnerabile in assoluto, questo dato si dimezza, riducendosi al 15%. (Dangerous Liaisons, cit., tab. p. 26).  

Il questionario comprende un'altra voce relativa all'imposizione da parte del cliente di atti sessuali non concordati. Anche in questo caso registriamo  un calo con il passaggio dal 35% del primo campione al 27% del secondo.

Il dato relativo allo stupro è talmente sorprendente che Pro Sentret pensa bene di "aggiustarlo". Ipotizza  che le donne del secondo campione  non sappiano distinguere lo stupro mediante aggressione fisica dalla coercizione  e decide di sommare i due dati in tutti i casi in cui siano state barrate entrambe le caselle. Ottiene così il risultato di innalzare sensibilmente la frequenza degli stupri  nel triennio successivo all'approvazione della normativa abolizionista e di renderla più elevata di quella registrata nel campione dell'indagine del 2008. La percentuale subisce infatti un incremento del 125%, passando dal 19% al 34% di donne che avrebbero subito stupri/coercizioni, due tipi di violenza che vengono fatti coincidere. (Dangerous Liaisons, cit, pp. 19-20)  [ nota 1]

Pro Sentret  si guarda bene, però, dal compiere la stessa arbitraria operazione nei confronti delle donne del primo campione, quello precedente la promulgazione della nuova normativa. Se lo avesse fatto, aumentando la frequenza degli stupri del 125% rispetto all'iniziale 29%, avrebbe ottenuto una percentuale del 64% di donne stuprate/coartate nell'esercizio della prostituzione.

Invece, grazie a questa operazione,  i dati destinati ad essere ricordati sono il 29% di donne stuprate  secondo l'indagine del 2008 e il 34% di donne stuprate/coartate nel triennio successivo all'introduzione del modello abolizionista. Viene  così sottaciuto anche  il dato relativo alle coercizioni sessuali subite dalle donne del primo campione: 35%, superiore a quello riportato dai soggetti del secondo campione (27%). 

34% è  la cifra rilanciata dal rapporto di Amnesty cui poi fanno riferimento pubblico e studiosi.

"The Pro Sentret study found that among the sex workers who said they had experienced violence, 34% reported having been raped in the three years between 2009 and 2012" (Amnesty International, The Human Cost of "crushing" the market criminalization of sex work in Norway, p. 55)  



Altri dati

Analizziamo ora gli altri dati.

Dal 2009 si sono ridotte le rapine e i tentativi di rapina che sono scesi dal 31% al 23%. La percentuale di donne in condizione di prostituzione cui sono stati sferrati pugni è notevolmente diminuita, passando dal 29% al 18%, quella delle donne schiaffeggiate è scesa dal 27% al 19%. Sono state lanciate fuori da un auto il 14% anziché il 18% di donne. Sono state rinchiuse a chiave in una stanza il 18% anziché il 27% di donne. La percentuale di donne immobilizzate si è dimezzata, passando dal 49% al 25%. Le ustioni da sigaretta sono state denunciate dal  3% anziché dal 4% delle partecipanti all'indagine del 2012, i pizzicotti dal 4% anziché dal 10%. 

Nel gruppo più marginale e vulnerabile si verifica, dunque, dopo l'introduzione del modello abolizionista, un'inattesa e contro-intuitiva riduzione di alcune delle più gravi forme di violenza. Se il campione avesse avuto caratteristiche analoghe a quello oggetto d'indagine nel 2008 si sarebbe potuta prevedere una riduzione marcatamente più sensibile.

Un'altra grave forma di violenza: il tentativo di strangolamento subisce invece un lieve aumento passando dal 18% al 19%.

Per quanto riguarda gli atti di violenza che possiamo definire,  in relazione ad alcuni di quelli fin qui analizzati, "meno gravi", invece, a parte gli spintoni, la cui percentuale non si modifica granché, passando dal 33% al 34%, si ha un incremento nel campione del 2012.

L'essere  prese a calci aumenta dal 12% al 15%, l'essere graffiate dal 2% al 4% , l'aver ricevuto sputi dal 12% al 19%, l'essere morsicate dal 6%  al 15%. E ancora: gli insulti verbali passano dal 41% al 48%, le molestie sessuali (i palpeggiamenti) dal 39% al 48%. L'incremento più significativo si registra riguardo alle tirate di capelli che quasi triplicano, balzando dal 12% al 32%. Tali dati statistici rispecchiano la specificità del campione considerato. Le consumatrici pesanti di sostanze stupefacenti, che siano o meno in condizione di prostituzione, rappresentano di fatto uno dei gruppi più stigmatizzati. Basterebbe a dimostrarlo la percentuale di donne del campione che hanno ricevuto sputi o insulti verbali.

Per quanto riguarda, poi,  le tipologie di violenza  più gravi notiamo che le minacce e le coercizioni sono salite dal 35% al 38%.

Il dato più preoccupante riguarda, però, la minaccia con una pistola che sale dal 22% al 33%. (Tutte queste cifre sono riportate in Dangerous Liaisons, cit., tabella p. 26).

Nell'indagine del 2008 la domanda riguardava la minaccia con armi (in generale), (Fair Game, cit., pp. 28 e 32), ma il dato del 22% è stato trasposto in Dangerous Liaisons nella tabella di confronto tra le percentuali registrate nelle due ricerche  presumibilmente perché anche nel 2008 le minacce venivano effettuate con la pistola.

Se compariamo,  però, il dato del 2012 con quello delle donne che sono state minacciate con le armi nel solo anno 2007  (prima quindi dell'introduzione del "modello nordico") osserviamo che le due percentuali risultano identiche, pari cioè al 33%. (Fair Game, cit., p. 32)  In sostanza, nel corso di soli dodici mesi ci sono state molte più donne minacciate con le armi di quante ce ne siano state nel corso dell'intero periodo di esercizio della prostituzione.



La svolta del 2007



Non è questo l'unico dato strano e apparentemente illogico della ricerca del 2008. Nello stesso campione la percentuale di chi ha subito le più disparate tipologie di violenza nel solo anno 2007   si rivela affine e talvolta identica a quella di chi le ha sofferte nell'intero periodo di pratica della prostituzione, come se le aggressioni si fossero concentrate tutte nel 2007 . In diversi casi, poi, come in quello sopra analizzato, la percentuale di donne vittime di violenza appare addirittura più elevato nell'anno 2007 che in tutto il periodo di esercizio della prostituzione. Un fenomeno  a prima vista insensato.

Cerchiamo di comprendere l'arcano.

Nel 2008 l'organizzazione Pro Sentret somministra a un campione di 95 donne un questionario sui vari tipi di violenza subiti sia nell'intero periodo della prostituzione che nel corso degli ultimi dodici mesi. Nel frattempo, però, una  determinata percentuale di donne ha abbandonato il mercato del sesso. Il 64% delle intervistate ha dichiarato, infatti, di esercitare la prostituzione al momento dell'indagine, il 24% di non praticarla più, mentre il 12% non ha risposto alla domanda. (Fair Game, cit., p. 20). Di questa situazione tiene conto Pro Sentret nel calcolo dei dati sulla frequenza della violenza nell'anno 2007. (Fair Game, cit. p. 31)  Ora, si può ragionevolmente ipotizzare che le donne dipendenti da droghe o alcool continuino ad esercitare la prostituzione, se non altro per la difficoltà di trovare un'altra occupazione. Il loro numero pesa di più in termini percentuali sul campione ridotto al 64% del totale. Pesa, infatti, il 20%. Siamo distanti però dal 79% di consumatrici problematiche di droga del campione del 2012.

Si può allora congetturare che le donne in condizione di prostituzione tendano a rimuovere il ricordo di molte delle violenze (soprattutto di quelle più lievi) di cui sono state oggetto nel passato più remoto e siano invece più inclini a ricordare quelle di cui sono state vittime negli ultimi anni. In tal caso si avrebbe una sottostima degli episodi di violenza avvenuti nell'intero periodo di esercizio della prostituzione.

Un'altra realistica ipotesi è che vi sia stato un incremento di violenza nei confronti delle persone in condizione di prostituzione nel 2007 , un fenomeno per il quale è difficile offrire una spiegazione convincente. Pro Sentret lo interpreta come possibile effetto di mutamenti verificatisi nel mercato del sesso, nell'atteggiamento - sempre più intollerante - della popolazione nei confronti della prostituzione, nel ritratto negativo che i media offrono delle donne che vendono sesso, soprattutto in strada. (Fair Game, cit., p. 32).

La verità è che non conosciamo le cause del fenomeno. Possiamo solo constatare che il tasso di violenza denunciato dalle donne nell'anno 2007 è elevato. Sarebbe stato utile il confronto con i dati di  uno  solo degli anni del triennio 2009-2012 successivo all'introduzione del modello abolizionista.  Questa comparazione, che avrebbe dovuto effettuarsi con due campioni aventi caratteri affini, avrebbe consentito di accertare l'eventuale prosecuzione o l'arresto o, al contrario, l'inversione della tendenza all'incremento del tasso di violenza in seguito all'adozione del nuovo sistema. Pro Sentret non ha operato questo confronto.

Io, invece, comparerò i dati dell'anno 2007-2008 con quelli del triennio 2009-2012, tenendo conto  ovviamente dei limiti rappresentati dall'assai diversa composizione dei due campioni e dal differente arco temporale di riferimento (un anno nel primo caso e tre anni nel secondo). Teniamo presente, però, che se le 123 donne che compongono il secondo campione esercitavano tutte la prostituzione quando, il 1 gennaio 2009, è entrata in vigore la nuova legge abolizionista, al momento dell'indagine il 16% non la pratica più e tre persone non hanno risposto alla domanda. (Dangerous Liaisons, cit., p. 7). Per queste persone, naturalmente, il periodo di riferimento risulta inferiore ai 3 anni.



Comparazione dati 2007 e 2009-2012 

Il confronto offre risultati davvero sorprendenti.

Prendiamo in considerazione anzitutto i dati sullo stupro.

Il 24% delle donne dichiara di aver subito uno stupro nel 2007. Questa percentuale si riduce al 15% nel corso dei tre anni che vanno dal 2009 al 2012 (tre anni per l'81% del campione, meno di tre per il 16% o se preferite per il 19%, includendo le tre persone che non hanno risposto) (I dati relativi all'anno 2007 sono in Fair Game, cit., p.32, quelli relativi agli anni 2009-2012 in Dangerous Liaisons, cit., tabelle p. 22 e p. 26)

Se torniamo ora al rapporto redatto da Amnesty International, notiamo che l'unica cifra riportata è quella relativa alle violenze sessuali: una donna tra le 30 intervistate tra il novembre 2014 e il febbraio 2015 ha riferito di essere stata stuprata. (Amnesty International, The Human Cost of "crushing" the market criminalization of sex work in Norway, p.55)  Una su 30 significa il 3,3% del campione. Questo dato segnalerebbe un'ulteriore riduzione della percentuale di stupri dopo l'introduzione del modello abolizionista. Si passerebbe dal 24% nel 2007 (prima dell'approvazione della nuova legge) a una media del 5% all'anno nel periodo 2009-2012 al 3,3% del 2014. Un decremento davvero rilevante. Naturalmente Amnesty si affretta ad attenuare la portata del dato, osservando che, data la delicatezza del tema, è possibile che non tutte le esperienze di stupro siano state riportate, che non tutte le donne che si prostituiscono  sanno distinguere lo stupro dalla coercizione ecc. (Idem, p.55). Resta il fatto che gli stupri sono diminuiti in misura consistente dopo l'approvazione della normativa abolizionista.

Quanto alla coercizione, il 27% di donne in condizione di prostituzione dichiara di essere stata costretta a compiere atti sessuali non concordati nel 2007, percentuale identica a quella dell'intero triennio 2009-2012.

Nel 2007 il 30% di donne in condizione di prostituzione è stata rapinata, nel 2009-2012 il 21%. Anche qui si registra un'importante riduzione.

Nel 2007 la minaccia con le armi ha riguardato il 33% delle donne del campione, percentuale identica a quella dell'intero triennio 2009-2012.

Nel 2007 il 46% di donne in condizione di prostituzione ha subito minacce, nel triennio 2009-2012 la percentuale si è ridotta al 38%.

Nel 2007 il 33% di donne in condizione di prostituzione è stata immobilizzata, nel triennio 2009-2012 il dato è sceso al 25%.

Nel 2007 sono state prese a pugni il 24% delle donne del campione, nel triennio 2009-2012 il 18%.

Nel 2007 il 24% di donne in condizione di prostituzione ha dichiarato di essere stata rinchiusa a chiave in una stanza, percentuale che si è ridotta al 18% nell'intero triennio 2009-2012.

Nel 2007 sono state prese a calci il 18% delle donne del campione, percentuale che è scesa al 15% nel triennio 2009- 2012.   

Nel 2007 sono state ustionate da sigarette il 9% delle donne del campione di contro al 3% di donne nel periodo 2009-2012.

Nel 2007 sono state graffiate il 6% delle donne del campione, nel 2009- 2012 il 4%.

I pizzicotti hanno riguardato il 12% di donne nel 2007, il 4% nel triennio 2009-2012.

Nel 2007 sono state morsicate il 15% delle donne del campione, percentuale che rimane invariata nell'intero triennio 2009-2012.

Gli insulti verbali hanno colpito il 49% di donne in condizione di prostituzione nel 2007, il 48% nell'intero triennio 2009-2012.

Gli spintoni invece sono passati dal 33% nel 2007 al 34% nel triennio 2009-2012.

Sono aumentati i palpeggiamenti che sono passati dal 39% nel 2007 al 48%, ma in un periodo di tre anni (almeno per l'81% del campione, meno di tre anni per le altre donne del campione)

Gli sputi hanno colpito il 15% delle donne nel 2007 e il 19% nel triennio 2009-2012.

Nel 2007 sono state schiaffeggiate il 15% di donne, nel triennio 2009-2012 il 19%.

Il tentativo di strangolamento è stato denunciato dal 15% di donne in condizione di prostituzione nell'anno 2007, dal 19% nel triennio 2009-2012.

Nel 2007 sono state lanciate fuori da un'auto il 12% delle donne, nel triennio 2009-2012 il 14%

Le tirate di capelli, infine, sono molto più frequenti nel triennio 2009-2012, essendo denunciati dal 32% di donne, mentre nel 2007 avevano riguardato il 12% delle partecipanti al campione. (Tutti i dati relativi  all'anno 2007 sono in Fair Game, cit., p.32, quelli relativi agli anni 2009-2012 in Dangerous Liaisons, cit., tabelle p. 22 e p. 26)



I responsabili delle violenze

Quanto ai responsabili delle violenze, nel triennio 2009-2012 si è lievemente ridotta la percentuale dei clienti occasionali che è passata dal 69% al 67% , è scesa sensibilmente quella dei clienti abituali passata dal 20% al 7%. Gli automobilisti che hanno commesso violenze nei confronti delle donne in condizione di prostituzione sono scesi dal 27% all'11% . Le violenze dei prosseneti sono scese dal 14% al 5% (I dati dell'indagine del 2008 si trovano in Fair Game, cit., p. 29, quelli del rapporto del 2012 in Dangerous Liaisons, cit., p. 16).



Conclusione-Sintesi

Il confronto, effettuato da Pro Sentret, tra i dati emersi dall'indagine del 2008 e i risultati della ricerca del 2012 è metodologicamente scorretto, essendo il campione del 2012 composto per almeno il 79% da  donne in condizione di prostituzione dipendenti da sostanze stupefacenti o psicotrope. Tali caratteri si riscontrano solo nel 12% delle donne del primo campione.

La dipendenza da alcool o droghe costituisce un fattore cruciale di incremento del rischio di violenza, come dimostrato, tra l'altro, da una ricerca olandese recente e com'è ben noto alla stessa Pro Sentret, che sul tema  ha sviluppato interessanti considerazioni nel rapporto del 2008, ma non in quello del 2012 che, a maggior ragione, avrebbe richiesto riflessioni di questo tipo.

Pro Sentret ha poi compiuto un'operazione arbitraria, reinterpretando disinvoltamente il dato sullo stupro  emerso dall'indagine del 2012, senza peraltro applicare la medesima procedura al rapporto del 2008.

Amnesty International ha ripreso e rilanciato senza precisazioni di sorta la nuova cifra, favorendone la diffusione fra il pubblico.

Nonostante questi gravi limiti, i dati attestano dopo il 2009, ossia dopo l'adozione del sistema abolizionista, il dimezzamento, per il gruppo di donne più vulnerabile, degli stupri, il calo sensibile di rapine e tentativi di rapina, la diminuzione della coercizione a compiere atti sessuali non concordati, la riduzione di pugni, schiaffi, pizzicotti, ustioni da sigarette, lanci da un'auto in corsa, reclusioni nelle stanze, immobilizzazioni.

Comparando i dati relativi alle violenze sofferte nel 2007 con quelle subite nel triennio 2009-2012 si nota una riduzione anche di altre forme di violenza come le minacce, l'essere prese a calci o graffiate. Inoltre, rispetto al 2007 non  risultano aumentate le minacce con le armi. In quell'anno ne sono state denunciate tante quante quelle rilevate nell'intero triennio 2009-2012.

Questi dati fanno riferimento ad un campione costituito in larga prevalenza da vulnerabilissime  consumatrici problematiche di sostanze stupefacenti o psicotrope.

Se il confronto fosse avvenuto tra due campioni costruiti in modo analogo e includenti una minore  percentuale di donne dipendenti da droghe, avremmo potuto ragionevolmente registrare una riduzione ancora più marcata della violenza dopo l'adozione in Norvegia del modello abolizionista.



 NOTA 1 " We chose to ask about rape in two ways: raped and threatened/coerced to have sex not agreed upon. We know many women define rape differently: being forced to perform sexual acts that were not agreed upon with the client. Legally this is rape, but many women associate rape with assault and would not define coercion by a client as rape. This is clearly shown in Table 10. As many as 27% report being threatened/forced to have sex that was not agreed upon, while 15% respond that they have been raped. We looked at how many ticked both options, and interpreted that as the women defining the two categories in the same way. Only six people did this, something that confirms our assumption that many women do not categorize actual rapes as rape. This means the frequency of rape among victims of violence is considerably higher than shown in Table 10. When combining the number of participants that ticked these two alternatives, and subtracting those who ticked both, we find that as many as 34% (25 people) of the victims of violence over the last three years have been raped/coerced to have sex that was not agreed upon." (Pro Sentret, Dangerous Liaisons: a survey of the violence experienced by women working as prostitutes in Oslo, pp.19-20)



Qui trovate i link ai documenti citati:


I rapporti che ho consultato sono:

Fair Game. A survey of the violence experienced by women working as prostitutes,  by Ulla Bjørndahl and Bjørg Norli, Oslo , 2008

Dangerous Liaisons. A survey of the violence experienced by women working as prostitutes in Oslo, by Ulla Bjørndahl, Oslo, 2012 By Ulla