sabato 14 giugno 2014

Sintesi degli studi sui clienti delle persone prostituite. Le motivazioni dei prostitutori [n.d.t. i clienti]




2009
 
 
 
[..]
Riti di passaggio, appartenenza al gruppo, rinforzo dell'identità maschile
La prima esperienza con una prostituta, per la maggioranza degli uomini intervistati da Bridget Anderson e da Julia O' Connell Davidson [1], è stata organizzata da amici o colleghi. In altri termini, la prima esperienza è più un atto sociale e pubblico che un atto privato e personale.
Acquistare i servizi di una prostituta sarebbe in un certo senso un modo per affermare pubblicamente la propria appartenenza al gruppo maschile.
In Thailandia, in particolare, questo rito di passaggio è contemporaneamente un rituale destinato a consolidare i rapporti con gli amici. Esiste un connubio tra la percezione, da parte degli uomini, della domanda sociale di  virilità e la pressione dei pari a conformarsi a questa domanda. [..] I pari svolgono un ruolo particolarmente importante nella perpetuazione delle norme relative alla mascolinità.
Questo effetto  risulta amplificato nell'esercito. Una ricerca scozzese [2] mostra come la metà del 20% degli uomini intervistati che hanno fatto il servizio militare abbia acquistato "servizi sessuali" durante questo periodo, spesso per la pressione dei colleghi. Le donne prostituite potevano anche essere "offerte" come ricompensa ai graduati.
L'idea che l'uso delle prostitute permetta agli uomini di esprimere ed affermare l'identità maschile spiegherebbe perché questo uso sia diffuso nelle condizioni in cui gli uomini percepiscono la loro mascolinità come un rischio (quando lavorano in condizioni di intenso sfruttamento) e/o nelle situazioni in cui  il predominio sociale della mascolinità aumenta repentinamente (ad es. durante i conflitti armati) [3]
 
Variare le esperienze sessuali ed esercitare il dominio
Da quanto risulta dallo studio di Monto [4], il prostitutore può essere il marito insoddisfatto alla ricerca di un po' di rischio ed eccitazione o quello la cui partner non vuole o non può rispondere ai suoi presunti bisogni, un uomo che cerca l'opportunità di "offrirsi" molte partner o donne giovani.
La giovinezza è una caratteristica molto richiesta. Così, a Chicago, dei 113 uomini intervistati da Bridget Anderson e da Julia O' Connell Davidson, i tre quarti preferiscono le venticinquenni o le ragazze di meno di 25 anni e il 22% le diciottenni o le minorenni [5].
Per le autrici, questa preferenza è determinata dai fattori socio-culturali (modelli estetici) e dai media, ma anche dalla possibilità di esercitare più facilmente il dominio sulla persona prostituita: "E' più facile esercitare il potere su una donna giovane", confessa candidamente un uomo intervistato da Save the Children nel 2004 [6]. [...]
 
La suddivisione delle donne in due categorie, la costruzione della "puttana"
Spesso gli uomini dividono le donne in due categorie: quelle che sostengono di "rispettare" e le "puttane", diverse dalle altre e disprezzabili.
In numerose culture, gli uomini sposati chiedono alle prostitute pratiche che sostengono di non osare chiedere alle loro partner abituali. In genere chiedono sesso orale, ma anche anale, pratiche sado-masochiste, punizioni corporali [7].
 
La "mancanza" di partner
Molti intervistati invocano la solitudine o la timidezza, il bisogno, la difficoltà ad instaurare un rapporto con una donna. [8]
Tuttavia, gli studi mostrano come parecchi clienti non corrispondano affatto al cliché dell'uomo solo o sessualmente insoddisfatto. L'indagine irlandese Escort Surveys [9] indica come il 61% dei prostitutori intervistati sia sposato o accoppiato.
Secondo Monto [10], i clienti sono più inclini degli altri uomini ad affermare di avere avuto più di una partner sessuale l'anno precedente ( il 56% contro il 19%). Mansson [11] è giunto alla stessa conclusione.
Dalla ricerca Prostitution and fellatio, effettuata da Monto nel 2001, [12] risulta che fra i più di 1200 clienti di San Francisco, Las Vegas e Portland, il 91% ha avuto una o più partner l'anno precedente.
Per Ward, Mercer e Wellings [13], i prostitutori affermano più spesso degli altri uomini di avere avuto 10 o più partner sessuali nei cinque anni precedenti.
 
L'ansia
Le ricercatrici norvegesi Cecilie  Høigård e Liv Finstadt [14] hanno individuato un gruppo di uomini soli e ansiosi, che incontrano difficoltà a relazionarsi con le donne. Comprare sesso è allora un modo per evitare di rispondere alle aspettative delle donne e per evitare di confrontarsi con le proprie insufficienze o mancanze.
 
La facilità di un rapporto senza rischi, senza impegni, senza responsabilità
I rapporti umani e, quindi, i rapporti con le donne sono complessi e comportano rischi.
[..] Molti prostitutori sono uomini che rifiutano l'incontro con le donne e si rifugiano in un mondo che possono controllare grazie alla dazione di denaro. Temono di non riuscire a soddisfare le aspettative del loro entourage e sono stanchi di assumersi delle responsabilità. Ricorrono alla prostituzione, la quale non  crea legami e non richiede alcun investimento affettivo.
 
Ricerca di incontro e di intimità con una donna o nuova forma di consumo?
Il desiderio di intimità è  il motivo [del ricorso alla prostituzione] indicato da certi uomini. Alcuni ricercatori ritengono che questo motivo ne nasconda in realtà altri.
O' Connell Davidson parla di uomini il cui desiderio sessuale è alimentato dal fatto di non considerare la persona prostituita come un essere umano, motivo opposto a quello  relativo alla ricerca di intimità. Ciò che induce il cliente a ricorrere alla prostituzione è l'assenza di potere della donna, conclude O' Connell Davidson.
Possiamo notare come un certo numero di prostitutori manifestino desideri contraddittori. Vogliono poter trattare la donna prostituita come un oggetto a loro disposizione, ma, nello stesso tempo, vorrebbero che ella esprimesse emozioni  e non si mostrasse fredda.
Nel 2006, in un discorso tenuto al Parlamento europeo, Mansson osservò come i prostitutori parlassero sovente del sesso come di un prodotto di consumo  anziché descriverlo come una manifestazione di intimità e come  una forma di relazione. Mansson citava un uomo che aveva paragonato il suo ricorso alle persone prostituite al fatto di recarsi al McDonald's.
Soprattutto su Internet, gli uomini parlano delle donne come  fossero oggetti. Essi rivelano un immaginario plasmato dalla pornografia. [Quel che desiderano] è  il ripristino del loro potere e del controllo nelle relazioni. 
 
La prostituzione come "bastione dell'ordine tradizionale"
Il ricorso alle persone prostituite sarebbe, per un certo numero di uomini, un mezzo per ripristinare il tradizionale dominio maschile e per ottenere la sottomissione delle donne. Tale ricorso controbilancerebbe i mutamenti intervenuti nei rapporti di genere, soprattutto nel mondo occidentale,  e  agirebbe come compensazione del relativo ridimensionamento del potere sociale e sessuale maschile. [15]
Joe Parker, direttore della clinica Lola Green Foundation di Portland (Oregon), dice di ricevere alla John's School (programma di formazione destinato ai "clienti" arrestati) una maggioranza di uomini sposati, perfettamente integrati, e pensa che la loro principale motivazione ad essere "clienti" sia la mancanza di rispetto e  di volontà di rispettare le donne. Quello che vogliono, è il potere. [16]
La stessa interpretazione è offerta da Mac Leod e colleghi [17]: il prostitutore vuole una donna che dimentichi i propri desideri, le proprie esigenze e i propri sentimenti.
Fin dagli anni Ottanta, gli studi di Mansson  hanno  rivelato, al di là dell'apparenza sovversiva, l'esistenza di un sistema fortemente conservatore. Il mondo della prostituzione costituisce, dice Mannson, uno spazio omosociale libero dalle esigenze di uguaglianza delle donne. Nel momento in cui molte di loro non accettano più di essere dominate sessualmente dagli uomini, coloro che non sono in grado di accettare questi cambiamenti trovano nella prostituzione un mondo che ristabilisce il vecchio ordine.
 
Rigurgiti razzisti o colonialisti
Nel turismo sessuale e nella tratta, questo desiderio di esercitare il dominio può collegarsi agli stereotipi riguardanti le donne appartenenti a certi gruppi etnici.
Anderson e Davidson [18]  istituiscono un rapporto tra ideologia della virilità, razzismo e nazionalismo,  un rapporto che incoraggia gli uomini a praticare forme sessuali di violenza o di sfruttamento di persone originarie di altre nazioni o  appartenenti ad altri gruppi etnici  ritenuti inferiori.
I discorsi razzisti e/o nazionalisti, esotizzanti o denigranti, sono ampiamente utilizzati per costruire i gruppi etnici come oggetti del desiderio sessuale.
Si aggiunga il fatto che  il ricorso sessuale a persone non provenienti dal mondo occidentale è poco costoso.
 
Che ruolo svolge Internet nel ricorso alla prostituzione?
La prostituzione è presentata in rete come un divertimento e come un prodotto di consumo.
Il corpo delle persone prostituite è classificato secondo criteri come le misure, la nazionalità, l'etnia, l'orientamento sessuale ecc.
I prostitutori si scambiano i nomi delle prostitute, ne commentano le prestazioni o esprimono lamentele e richieste.
Il Consiglio d'Europa [19] constata come l'anonimato consenta loro di confessare qualsiasi tipo di perversione, sicuri di non essere scoperti.
Secondo il 58% degli uomini intervistati in Irlanda, l'esistenza dei siti web di escort li invoglia a ricorrervi  più frequentemente.
Internet ha permesso di creare uno spazio omosociale libero dalla sanzione sociale. [20] Gli uomini si sentono legittimati ad agire in un determinato modo dall'appartenenza ad una comunità.
 
Il consumo di pornografia influenza il ricorso alla prostituzione?
Per Monto [21], il consumo di pornografia è più diffuso tra i clienti che fra il resto della popolazione maschile. Già nel 1999, egli osservava come i prostitutori, l'anno precedente il loro ricorso alla prostituzione, avessero consumato il doppio di immagini pornografiche  rispetto agli altri uomini.
Una ricerca scozzese [22] istituisce anch'essa un significativo legame fra consumo di pornografia e ricorso alla prostituzione.
Aggiungiamo che la nostra osservazione sul campo dimostra che l'uso della pornografia influisce sulle pratiche richieste.
[..] I rapporti di genere presentati nella pornografia contribuiscono a diffondere l'idea che le donne siano oggetti sessuali che si possono consumare. Esiste un legame tra la costruzione sociale della maschilità egemonica e il consumo di pornografia.
 
NOTE
[1] B. Anderson et J. O’Connell Davidson, "Is Trafficking in Human Beings Demand Driven ? A Multi-Country Pilot Study", Migration Research Series, n°15, OIM, 2003.
[2] L. Anderson, M. Farley, J. Golding et J. Macleod, Challenging Men’s Demand for Prostitution in Scotland. A Research Report Based on 110 Interviews with Men Who Bought Women in Prostitution, Women’s Support Project, 2008.
[3] B. Anderson et J. O’Connell Davidson, Trafficking, a Demand Led Problem ?, University of Nottingham, Save the Children, Svezia, 2004.
[4] M. A. Monto, Why Men Seek out Prostitute, in R. Weitzer (Ed.), Sex for Sale : Prostitution, Pornography and the Sex Industry, Routledge, Londra, 2000.
[5] B. Anderson et J. O’Connell Davidson, op. cit., 2003.
[6] Sverushka Villacencio (a cura di), The Client Goes Unnoticed, Save the Children, Svezia, 2004.
[7] L. Anderson, M. Farley, J. Golding et J. Macleod, op. cit.
[8] M. A. Monto, op. cit., 2000.
[9] Studio citato in P. Kelleher et M. O’Connor, Globalisation, Sex Trafficking & Prostitution, the Experiences of Migrant Women in Ireland, Immigrant Council of Ireland, 2009.
[10] M. A. Monto, ibidem.
[11] S.-A. Mansson, Commercial Sexuality in Sex in Sweden : on the Swedish Sexual Life, B. Lewin, National Institute of Public Health, Stockholm, 1998.
[12] M. A. Monto, Prostitution and Fellatio, Journal of Sex Research, maggio 2001.
[13] C.H. Mercer, H. Ward, K. Wellings, Who Pays for Sex ? An Analysis of the Increasing Prevalence of Female Commercial Sex Contacts among Men in Britain, Sexually Transmitted infections,  dicembre 2005.
[14] L. Finstadt et C.  Høigård, op. cit., (1986), 1992.
[15] J. O’Connell Davidson, The Sex Tourist, the Expatriate, his ex-Wife and her "Other" : the Politics of Loss, Difference and Desire, Sexualities, vol. 4, numero 1, 2001,  e S.-A. Mansson, op. cit., mars 2003.
[16] J. Parker, How Prostitution Works, Lola Green Baldwin Foundation, Portland, Oregon, 2004.
[17] L. Anderson, M. Farley, J. Golding et J. Macleod, op. cit., 2008.
[18] B. Anderson et J. O’Connell Davidson, op. cit., 2004.
[19] A. P. Sykiotou, Traite des êtres humains : recrutement par Internet. L’usage abusif d’Internet pour le recrutement des victimes de la traite des êtres humains, COE, 2007.
[20] S.-A. Mansson, op. cit., 2004.
[21] M. A. Monto et N. McRee, A Comparison of the Male Customers of Female Street Prostitutes with National Samples of Men, International Journal of Offender Therapy and Comparative Criminology, XX(X), 2005.
[22] L. Anderson, M. Farley, J. Golding et J. Macleod,  cit.
 
 
 
 

giovedì 12 giugno 2014

Prostituzione infantile: "Venite ai Mondiali per il calcio, non per il sesso"




 
 [..] Il fenomeno della prostituzione infantile in Brasile, all'approssimarsi dei Mondiali di calcio, produce inquietudine.  Una vasta campagna di sensibilizzazione sull'argomento, intitolata: "Non voltatevi dall'altra parte", è condotta da diversi mesi in Brasile e all'estero dall'associazione di lotta contro la prostituzione infantile Ecpat.
"Non c'è un legame diretto fra i grandi eventi sportivi e l'aumentato ricorso al turismo sessuale infantile, ma più viaggiatori ci sono, più aumenta il rischio che vi siano turisti sessuali", sottolinea Aniko Ordonez dell'associazione Ecpat. In effetti, il problema è più grave di quello rappresentato dal semplice afflusso di  viaggiatori:  in Brasile si attendono circa 600.000 turisti e tre milioni di Brasiliani nelle 12 città ospiti del Mondiale. E come altri Paesi dell'America Latina, "il Brasile ha un serio problema connesso al turismo sessuale interno, in particolare quello che dalle più ricche regioni del Sud si dirige verso la più povera costa Nord-Est del Paese. Un rapporto sessuale con un bambino del Nord-Est costa tre dollari", spiega Yves Charpenel, presidente della Fondazione Scelles.
Il Brasile si preoccupa, perché presenta un sistema prostituzionale ben strutturato: in un migliaio di città brasiliane sarebbero state aperte pratiche sulla prostituzione infantile, in genere legata a reti di prosseneti.
E' impossibile stabilire il numero dei minori e delle minorenni prostituite in Brasile. Nel 2011, la polizia federale proponeva una stima di 250.000, mentre l'Unicef parlava di 500.000 minori. Si tratta di cifre certamente inferiori a quelle reali, osservano le associazioni. "Malgrado l'assenza di dati precisi, abbiamo informazioni che ci permettono di rilevare l'ampliamento del fenomeno", nota Yves Charpenel. "Lavorando con associazioni brasiliane, ci si rende conto dell'esistenza di rapporti tra le reti francesi e quelle brasiliane della tratta di adulti e bambini. In occasione di un grande evento come i Mondiali di calcio, si attiva l'ambiente criminale." Secondo il quotidiano brasiliano Folha de S. Paulo, il mercato della prostituzione - infantile o adulta - potrebbe aumentare del 60% durante i Mondiali. Ecpat esprime la stessa preoccupazione: "Si ritiene che il fenomeno della prostituzione minorile aumenti perché la popolazione mondiale cresce e il turismo si sviluppa. Nel 2012 si è superato il miliardo di viaggiatori nel mondo".
Naturalmente ciò non significa che ogni turista sia un potenziale turista sessuale. Ecpat non tratteggia un profilo tipo dell'abusante, ma istituisce una differenza tra i turisti sessuali abituali, che organizzano i viaggi in funzione delle opportunità presenti nelle località prescelte e quelli "occasionali", che si lasciano tentare una volta giunti sul posto: l'atmosfera festiva, il sentimento d'impunità legato all'anonimato nel Paese ospite, la ricerca di nuove esperienze...li inducono spesso a passare all'atto. Per l'associazione, è necessario sensibilizzare i turisti su questa questione senza tuttavia stigmatizzare gli appassionati di calcio. [...]
 
 

mercoledì 11 giugno 2014

Ho l'impressione che i clienti preferiscano le donne disperate


 
 
A 16 anni mio padre ha scoperto che avevo un flirt. Mi ha minacciato con un'arma. Mi ricordo le sue parole: "Non sono venuto in Francia perché tu diventassi una puttana". Me ne sono andata di casa a 18 anni e ho trovato un  contratto di lavoro a tempo indeterminato, ma part-time, alle Galeries Lafayette.

Ho pubblicato sui giornali gratuiti annunci per trovare un posto di lavoro  in un bar. Pensavo che la scena fosse quella del cabaret, dello spettacolo, un po' come nei film. Pensavo che non ci fossero truffe e che non si guadagnasse male.

Ho trovato un bar che assumeva personale. Ci sono andata. Ero elettrizzata.  Una cameriera  mi ha spiegato che il lavoro consisteva nel tenere compagnia agli uomini bevendo con loro un po' di champagne. La padrona mi ha chiesto di essere sexy. Ha aggiunto: "E' vietato avere rapporti sessuali con i clienti".

Il primo giorno c'erano tre ragazze. Una di loro, un'africana, mi ha detto: "Allora bella, inizierai a succhiare?"  Ho respinto indignata queste parole. Pensavo che la ragazza scherzasse. L'indomani  non sono andata a lavorare alle Galeries e sono arrivata all'orario di apertura del bar, alle 15. C'erano degli uomini d'affari siriani. La padrona ha detto loro: "Guardate le mie bestioline carine! Sono molto calde!" Sono le parole che ha usato.

Mi sono trovata da sola con un uomo in uno dei box, separati da paraventi, che sono riservati a chi beve. Ha messo subito  sul tavolo un biglietto da 500 franchi. Quando mi ha chiesto  di fargli un regalino, ho rifiutato. Mi ha accusato di essere complessata. Poi si è alzato e ha abbassato i pantaloni.  Ho detto: "Non posso!". Allora, mi ha afferrato la testa. Dopo, ho svuotato la bottiglia.  Da lì, è iniziato tutto.  Mi sono detta: "Resisti! Fatti coraggio! Fallo per tuo fratello!" [Naïma viveva allora con un fratello più giovane e doveva mantenerlo].

Mi sentivo sicura con la padrona: una donna di 45 anni, un'ex prostituta molto elegante. Era gentile, almeno all'inizio...Riflettendoci con un certo distacco, ho capito che era depressa e alcolista. Nella sua cerchia di amici, c'erano dei poliziotti. Una volta me ne ha mostrato uno, sembrava un graduato. Non ha fatto sesso. Era venuto a bere un bicchiere.

Questo ricordo mi ha profondamente turbata. Come uscirne, se i poliziotti sono coinvolti?

Ho capito presto come funzionavano le cose. Al banco del bar, nessun palpeggiamento; non si deve vedere niente. In realtà, la fellatio fa parte del consumo, dopo la prima bottiglia. La gamma dei clienti è ampia. Ma, in genere, si tratta di quadri, di manager,  di medici. Non capisco perché lo facciano. Il piacere di pagare? Il potere per loro sembra consistere anche nel possesso di una donna. La prostituzione è esercitare il potere su una persona più debole.

All'inizio  si cerca di capire; poi  si lascia perdere. E' dura confrontarsi con la realtà maschile. Per me i clienti sono violenti; ci sono quelli che commettono violenze fisiche: "Io pago, tu taci ed obbedisci", ma anche gli altri sono violenti, lo sono psicologicamente, poiché esercitano pressioni. In sostanza, ho l'impressione che i clienti preferiscano le prostitute  disperate. Questo li eccita di più. Amano la sfida.

Bevevo parecchio per sopportare. In questi bar beviamo soltanto champagne. Avevo un fidanzato. Quando ero triste, era con me; non mi ha mai chiesto   denaro direttamente. Se ero in vena, gli facevo dei regali costosi. Questa cosa non mi piaceva molto, ma lui mi mancava e quindi...Ora capisco che mi manipolava.

All'epoca, quando mi capitava di uscire durante il giorno, ero come in trance. Mi svegliavo all'una di pomeriggio, arrivavo al bar alle 15, all'interno sembrava che fosse mezzanotte. Avevo lasciato il mondo reale. Le mie compagne mi avevano abbandonato. Quando arrivavo, mi dissociavo, mi sconnettevo, un po' come se quella che  si trovava nel bar non fossi io, ma un'altra persona. Nel bar  ci scegliamo un altro nome; ciò amplifica lo sdoppiamento; nei confronti dei clienti questo comportamento rappresenta una protezione, una garanzia d'anonimato.

Ho cominciato ad avere guai con la padrona. Non voleva pagarmi; sosteneva di avere problemi di soldi. Inoltre, non riuscivo più a sopportare l'alcool; vomitavo nelle toilettes, trascorrevo serate atroci. Mi sono licenziata. Invano. Non avevo più soldi, non riuscivo più a cercare lavoro, mi vergognavo troppo di me stessa. Ero stata licenziata dalle Galeries. In effetti, sono stata in grado di reggere due lavori per soli sette mesi. Sono ritornata quindi dalla padrona per recuperare i miei soldi. Lei mi ha proposto di ritornare.

In quel periodo, un algerino, che si era innamorato di me, ha sposato la padrona per entrare in possesso del bar.  Sosteneva di amarmi. Assumeva cocaina, beveva whisky; sono entrata in un gioco perverso; ho avuto rapporti sessuali con lui e la padrona è venuta a saperlo.   La situazione è diventata infernale. Mi sono stati assegnati i clienti peggiori per rappresaglia. Lei si vendicava. Diceva loro che ero fatta per la sodomia. La temevo, dal momento che l'avevo vista con il commissario di polizia. Beveva, assumeva ansiolitici, aveva delle crisi: scoppiava in lacrime, insultava.

Tornavo ogni giorno, sperando che mi pagasse. Ora so che era una tattica per trattenerci. Le facevo guadagnare molti soldi, avevo "del potenziale".

La padrona ci distruggeva psicologicamente. Il marito della padrona ci picchiava. Cominciavo a rifiutare i clienti, piangevo, perdevo il controllo. Lui mi diceva: "Non fai un cazzo!" e mi picchiava. Piangevo. Nessuno mi aiutava. Ero distrutta e  sono andata dal medico perché certificasse il mio stato.   Poi ho deciso di presentare denuncia. Sono corsa in commissariato e ho spiattellato tutto. Ho risparmiato la padrona, temevo troppo le sue conoscenze. I poliziotti mi hanno dato il loro numero di cellulare perché mi sentissi più sicura. Ho presentato denuncia per violenza, sfruttamento della prostituzione e abusi sessuali. Ero a  disposizione del marito della padrona e consideravo stupri i rapporti con i clienti.

Al processo mi sono trovata isolata. Nessun testimone. Eppure le cameriere mi avevano assicurato che sarebbero venute. Lui era lì, con tutta la sua famiglia.

Oggi, ho una percezione diversa degli esseri umani. Non mi faccio più illusioni. Inoltre sono accadute cose strane, le procedure non sono state rispettate. La mia avvocata è stata informata dell'avvio del processo solo la mattina in cui si è aperta l'udienza.

Il marito della padrona si è beccato 18 mesi con la condizionale. Qualche mese fa, si è presentato dinanzi a casa mia alle 7 del mattino. Poi l'ho incrociato nel mio quartiere. Dopo, ho preso un cane, un rottweiler.

Sono uscita da tutta questa storia da un anno. Ho subito un trauma, ho tentato il suicidio. La famiglia? Non si è fatta sentire. Gli amici? Non ne ho. L'amore? Neppure. A cosa serve vivere? Non ho più fiducia. Il mio rapporto con gli uomini è cambiato. Mi sforzo di assumere un atteggiamento positivo, ma non riesco a concepire l'esistenza di un uomo diverso da quelli che ho conosciuto.

Però sto facendo un lavoro su me stessa e ho frequentato un corso di formazione; per me, è come rinascere.

Per uscirne, è stato necessario tagliare i ponti con tutto e con tutti. Ho smesso di bere. Ho lasciato il mio fidanzato. L'ho visto comportarsi allo stesso modo con un'altra ragazza. Ora  lei lavora in un bar americano. Questi uomini sanno tessere le loro trame con molta pazienza.

E' dura ricominciare da capo, ricostruire completamente la propria vita: i rapporti con gli altri, il lavoro. Sul mio curriculum vitae c'è un buco dal 2001 al 2004. Bisogna tagliare i ponti con tutto e il futuro è terribile da affrontare. Inoltre  il mondo della notte è piccolo ed è facile essere rintracciate. Se una ragazza sfugge al suo pappone, può cadere nella trappola di un altro. E' tutto perfettamente organizzato.

 
 
 
 

 
 
 

martedì 10 giugno 2014

Sesso in lacrime









I poliziotti notano il modo ignobile in cui sempre più clienti trattano le prostitute.   Ciò avviene a  causa della pubblicità su Internet che tratta le donne come merci?
Consuetudini brutali dietro le facciate dei bordelli. Gli investigatori di Augusta constatano che sempre più clienti trattano le prostitute come merci e talvolta richiedono pratiche sessuali degradanti o rapporti non protetti. "E' spaventoso" dice Helmut Sporer , Commissario capo di Augusta.
In primo luogo  si tratta di un business come tanti altri, quello che giorno dopo giorno si effettua al bordello "
Su Casa" nella zona industriale di Lechhauser.
Siamo all'inizio di settembre, verso le due di notte. La prostituta Sabrina C. si è accordata con un cliente. L'operaio edile di 29 anni deve pagare 50 euro per 20 minuti di sesso. Ma poi, come ha detto Sabina C., l'uomo si arrabbia. La afferra violentemente e  la colpisce in faccia mentre fa sesso. Lei gli dice che le sta facendo male e che l'ha ferita. Ma all'uomo non importa.
I magnaccia costringono le prostitute ad avere rapporti non protetti
La polizia di Augusta conosce molti casi come questo. "E' spaventoso come le prostitute siano sempre più trattate come merci dai clienti" dice Helmut Sporer, capo  del Commissariato n.1. "Si compra una donna e si pensa di poter fare di lei qualsiasi cosa ". Il poliziotto vi scorge una tendenza che lo induce a preoccuparsi: il rispetto per le prostitute è in declino da anni. Inoltre i poliziotti addetti al controllo dell'ambiente della prostituzione notano che i clienti esigono  spesso pratiche sessuali degradanti nei bordelli. Vi è incluso anche il sesso senza preservativo. "La domanda è in aumento" dice Sporer, malgrado il rischio di contrarre malattie sessualmente trasmissibili. Molti clienti dei bordelli lo trovano eccitante. Molte prostitute accettano malgrado il rischio, perché possono chiedere più soldi e sperano di acquisire un vantaggio nel mercato altamente competitivo dell'amore venale.
A volte le donne sono costrette dai loro sfruttatori ad accettare rapporti non protetti. Come nel caso di Lili M., 18 anni, che doveva lavorare nello scorso dicembre sui marciapiedi di Augusta. L'ungherese passeggia lungo il marciapiede la sera di San Nicola nella zona di Lechhausen. Quando rifiuta un cliente, perché vuole far sesso senza preservativo, ha, secondo il rapporto della polizia, dei "problemi" con il magnaccia. Egli osserva la "sua" prostituta da un parcheggio. Minaccia di far del male ai suoi genitori se la ragazza non sale sull'auto del cliente e fa ciò che lui le chiede. Il caso è stato denunciato, il magnaccia si trova in carcere ed è sottoposto a processo.
Se  lo sfruttamento della prostituzione e la tratta degli esseri umani vengono accertati,  di solito  è la polizia ad avviare l'azione penale. Ogni tanto una donna si confida con la polizia. Allora racconta storie terribili  di disperazione e di sfruttamento. E' raro che le denunce giungano dai clienti. "La maggior parte di loro non vuol sapere come  le ragazze siano arrivate qua", ritiene Helmut Sporer.
La stessa constatazione fa Soni Untereithmeier dell'organizzazione "Solwodi" che si occupa delle donne vittime della tratta.
" I clienti non si fanno scrupoli" dice. "Alcune prostitute hanno cercato di far loro comprendere la situazione in cui si trovano. Non è servito a niente".
Secondo Soni Untereithmeier non c'è soltanto la barriera della lingua:  le donne, in maggioranza, fanno le prostitute  a causa della povertà, vengono dall'Ungheria, dalla Bulgaria e dalla Romania e parlano poco il tedesco. L'esponente dell'organizzazione Solwodi critica anche l'ignoranza dei clienti. "Una donna mi ha raccontato che un cliente ha continuato il rapporto anche dopo che lei si è messa a piangere. Le sue lacrime l'hanno lasciato completamente indifferente".
Ciò che succede qui in Germania, è indegno dell'umanità
Riguardo alle cause della brutalizzazione dei costumi, la polizia non può che formulare delle ipotesi. Helmut Sporer pensa che la distanza fra i clienti dei bordelli e le donne sia sempre più grande perché oggi la maggior parte delle prostitute proviene da altri Paesi e viaggia per tutta la Germania. Spesso rimangono solo un paio di settimane in una città. "Prima c'era almeno un tenue legame tra il cliente e la prostituta", dice Helmut Sporer. Oggi è molto raro che ci sia. Inoltre, secondo la polizia, bisogna tener conto della pubblicità, soprattutto di quella che circola in rete. Le donne sono presentate sulle pagine specializzate come delle merci. Le pratiche sessuali sono elencate come se fossero le caratteristiche di un computer. I clienti hanno poi la possibilità di  "recensire" le prostitute.
Il cliente di Sabina C. non le ha soltanto fatto del male quella notte del mese di settembre, ma si è ripreso i 50 euro perché non era soddisfatto. Ma una guardia del bordello ha bloccato l'uomo e ha chiamato la polizia.  E' stato sottoposto a un breve periodo di custodia cautelare in carcere, ma il suo avvocato Michael Weiss ne ha ottenuto rapidamente il rilascio. Secondo il tenore della decisione della corte, la donna avrebbe accettato il rapporto sessuale; non si può dunque parlare di stupro.
Soni Untereithmeier vede le cose diversamente. Dice: "Ciò che succede qui in Germania, è indegno dell'umanità"

lunedì 9 giugno 2014

Business e criminalità organizzata nell'ambito dello sfruttamento della prostituzione







La prostituzione è oggi una vera industria mondiale, un'industria disumanizzante nella quale le persone prostituite, come merci sessuali, sono oggetto di transazioni commerciali tra i clienti e i magnaccia. E questa industria, come tutte le industrie multinazionali, ha sbocchi commerciali, un'offerta, flussi finanziari, profitti. In breve, è un business!
 
I profitti dell'industria della prostituzione
Un pappone in Europa guadagna approssimativamente 110.000 euro all'anno per ciascuna ragazza. Si stima che in Francia una prostituta faccia guadagnare al "suo" prosseneta una cifra compresa fra 460 e 762 euro al giorno e che una rete che controlla una dozzina di donne possa guadagnare fino a 9100 euro al giorno. Nel corso di un recente processo contro una rete di sfruttatori di giovani donne romene che si prostituivano a Lione, è stato rivelato che erano stati inviati in Romania quasi 650.000 euro tra l'aprile 2004 e l'agosto 2005.
Un profitto considerevole a fronte di costi limitati. Un magnaccia acquista una donna per una somma che oscilla tra i 300 e i 500 dollari. Vale a dire che il rientro dalle spese si compie nel giro di un giorno o anche meno! Tanto più che questa merce umana, a differenza di altri beni oggetto  di traffici criminali (droga, armi), può essere venduta più volte.
L'industria della prostituzione è un'enorme macchina che maneggia somme considerevoli. Si è ben lontani dall'immagine del lenocinio "conviviale" veicolata da certi media. Oggi l'industria del sesso è nelle mani della criminalità organizzata [..]
La tratta degli esseri umani sarebbe oggi il terzo traffico criminale del mondo, il traffico criminale più redditizio dopo quello delle armi e della droga. L'Organizzazione Internazionale del Lavoro pubblica cifre ancora più notevoli: la tratta a scopo di sfruttamento sessuale potrebbe generare da sola profitti annuali pari a 28 miliardi di dollari, vale a dire 23.000 dollari per ogni persona prostituita! Si parla anche di 32 miliardi di dollari all'anno, di cui 7 miliardi per la tratta delle minorenni. La prostituzione è oggi una delle  più redditizie industrie del mondo.
 
Le reti criminali della prostituzione
Con il termine "criminalità organizzata" designiamo i gruppi criminali che traggono profitto dalla globalizzazione e dallo sviluppo di nuove tecnologie per internazionalizzarsi e per diversificare le proprie attività.
Tutto è oggetto di traffico oggi: gli organi, i rifiuti, gli stupefacenti, le merci contraffatte, gli esseri umani...
Secondo il PNUD (Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo), il PIL criminale mondiale raggiunge i 1200 miliardi di dollari annuali (stima del 2002) e costituisce il 15% del commercio mondiale. Dal 2002  il G8 constata un drammatico aumento della criminalità organizzata transnazionale in connessione con la globalizzazione economica.
I gruppi criminali assumono molteplici forme. In Europa, le piccole strutture, quasi famigliari, affiancano le organizzazioni criminali di alto livello (mafia albanese o russa) che sono coinvolte in forme sofisticate di tratta e godono di complicità nel mondo politico e diplomatico.
Gruppi di minore importanza possono cooperare con altri grandi gruppi (mafia turca, triade cinese, yakuza giapponese...) coinvolti in diversi tipi di traffico.
Quale che sia la loro dimensione, queste reti sono mobili, ben organizzate e strutturate. E' il loro primo punto di forza. Le reti albanesi, ad esempio, attivano anche gruppi criminali da 4 a 10 persone costituiti su base clanica, geografica o famigliare e funzionanti come vere imprese (ricerche di mercato, razionalizzazione delle attività, specializzazione delle funzioni...)
Questi gruppi sono suddivisi per settori geografici o per settori di attività. Alla testa dell'organizzazione vi è un consiglio e un capo che supervisionano l'impresa e definiscono gli indirizzi generali dell'attività criminale.
Diversi intermediari intervengono ad ogni stadio dello sfruttamento delle donne: reclutatori, agenzie di tutti i tipi, produttori di siti web, pubblicitari, agenzie di viaggio, hôtel, ristoranti, controllori delle zone sui marciapiedi, guardie del corpo incaricate della protezione delle ragazze, adescatori (proprietari di bar, portieri d'albergo, tassisti...).
A fronte di una struttura di tale complessità, è in genere difficile risalire ai responsabili. Tanto più che, grazie ai cellulari e all'uso di Internet, i magnaccia possono gestire i loro affari lontano dal campo delle operazioni, senza rischiare di essere individuati.
 
La criminalità organizzata dentro gli Stati: riciclaggio del denaro sporco e corruzione dei funzionari
Queste reti criminali costituiscono un reale pericolo. Esse "intaccano le basi democratiche della società" dichiarava Pino Arlacchi, esperto di mafia, dinanzi alle Nazioni Unite. Di fatto, lo sviluppo di questi gruppi << all'interno dello Stato, mai contro >> ha un effetto destabilizzante sulle società per la natura delle attività praticate, la violenza delle azioni compiute, ma anche per il modo di trarre profitto dalle debolezze del sistema o di volgere a loro profitto gli ingranaggi che consentono il funzionamento delle democrazie. I due principali modi di funzionamento delle reti criminali sono: la corruzione e il riciclaggio del denaro sporco.
 
L'arma della corruzione
La corruzione è la condizione indispensabile al buon funzionamento delle reti criminali. Esiste a tutti i livelli: reclutamento e acquisto delle vittime, trasporto, sfruttamento, protezione del traffico, fabbricazione di carte di identità e di visti...La corruzione coinvolge magistrati, parlamentari, poliziotti, agenti delle dogane o delle forze armate nazionali e internazionali.
Conosciamo il ruolo svolto da certi esponenti delle forze di pace ONU nello sviluppo dello sfruttamento sessuale delle donne in Bosnia-Erzegovina, nel Kosovo, nel Congo...Ma la corruzione si infiltra anche nella pubblica amministrazione, nei ministeri, nelle ambasciate e nel settore privato (agenzie di viaggio, compagnie aeree, banche).
In breve, sono funzionari o impiegati che percepiscono redditi modesti ad accettare di aiutare i criminali o a chiudere un occhio davanti alle loro attività illegali in cambio di un gruzzolo di denaro che possa migliorare la loro condizione economica.
La falsificazione dei documenti di viaggio o d'identità costituisce l'elemento centrale del processo. Qualche dato. Secondo il Ministero degli Esteri del Belgio, il numero di visti rilasciati dall'ambasciata tedesca a Kiev è passato da 132.232 nel 1998 a più di 210.000 nel 2000, con un incremento superiore al 60%. La maggior parte era rilasciata, senza alcun controllo, da intermediari che fungevano da "agenzie di viaggio".
Allo stesso modo, sappiamo che la maggioranza delle prostitute cinesi giunte in Francia nel 2004 avevano dei visti di osservatrici economiche o di partecipanti a esposizioni industriali e tecniche, ottenuti da agenzie di viaggio. Diversi procedimenti, d'altronde, hanno recentemente messo in discussione il buon funzionamento delle ambasciate. Nell'aprile 2006, è stato scoperto all'ambasciata di Francia a Mosca un traffico di visti che ha coinvolto diversi funzionari amministrativi: nel 2005 erano stati rilasciati 272.000 visti,  il doppio rispetto al 2000.
 
Le tecniche di riciclaggio del denaro sporco
Con le tecniche proprie della criminalità organizzata, il denaro derivante da attività criminali, è riciclato, cioè reinserito nel circuito economico per farlo sembrare legale. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, le somme riciclate ogni anno oscillano fra i 500 e i 1000 miliardi di dollari. Ancora più inquietante: in Europa, i gruppi del crimine organizzato utilizzano le strutture delle società legali per reinvestire i loro capitali e ciò rende l'azione di riciclaggio difficile da individuare.
Così, i magnaccia usano i servizi di società come la Western Union per inviare nel loro Paese il denaro della prostituzione: i conti vengono aperti a nome delle giovani donne sfruttate che effettuano ogni giorno trasferimenti legali di denaro.
E' difficile seguire le tracce del denaro, una volta che sia stato riciclato. Viene investito in società-schermo (discoteche, ristoranti...), nel settore immobiliare...Lo smantellamento di diverse reti criminali ha permesso di mostrare che il denaro ritornava generalmente nell'Europa occidentale per essere reinvestito nelle società monegasche, in imprese aventi sede sociale nel Liechtenstein, in ville o in ditte della Costa Brava...Nulla di sorprendente.
 
Complicità degli Stati?
Forte della sua capacità di profittare delle falle e delle debolezze dei nostri sistemi, la criminalità si sviluppa e si adatta a tutto con grande semplicità, lasciando gli Stati completamente impotenti, se non indifferenti. Perché i magnaccia e i trafficanti continuano a beneficiare di un'incredibile clemenza che favorisce la loro attività. Certo, la recente crisi economica ha fatto emergere la volontà politica di lottare contro il riciclaggio di denaro e i paradisi fiscali. Ma questa lotta è solo agli inizi e ci vorrà tempo e determinazione per combattere i veri criminali.
Tanto più che l'industria del sesso nel suo insieme, legale o illegale che sia, a seconda dei Paesi, con il livello di sviluppo raggiunto oggi, contribuisce al reddito nazionale e alla crescita del Pil. Si pensi soltanto al numero delle persone che gravitano attorno a questa industria: attorno alla produzione di film, video, riviste pornografiche, attorno agli Eros center, ai bar dove si pratica la prostituzione, alle linee erotiche...Senza dimenticare tutte le professioni legate al turismo sessuale, che interessano un'ampia fascia della popolazione (tassisti, camerieri, fino alle catene di alberghi e alle compagnie di trasporto). Oggi nei Paesi Bassi il turismo sessuale costituirebbe il 5% del Pil. In Indonesia, i profitti legati alla prostituzione costituirebbero il 2% del Pil e il 14% in Thailandia.
Si tratta di un'evoluzione che gli Stati non cercano sempre di arginare, preferendo anzi sviluppare politiche che favoriscano il turismo e sfruttino la situazione attuale, piuttosto che puntare sull'istruzione e sulla salute. Gli organismi internazionali li incoraggiano a proseguire su questa strada. Così, la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale hanno accordato prestiti a Paesi come la Thailandia e le Filippine, a condizione che sviluppassero l'industria del turismo e del divertimento.
Come sottolinea il sociologo Richard Poulin, specialista della questione, queste organizzazioni "non pensavano certo a Disneyland" [quando chiedevano lo sviluppo dell'industria del turismo].
Nel 1998, l'Organizzazione internazionale del Lavoro si spingeva fino al cinismo affermando in un rapporto che l'industria del sesso nell'Asia del Sud-Est era  un centro importante di sviluppo dell'economia locale: "oltre alle stesse prostitute, i redditi che genera l'industria del sesso fanno vivere milioni di lavoratori", spiegava. "Nonostante l'orrore e il pericolo che lo caratterizza, il lavoro sessuale rende di più di qualsiasi altro lavoro non qualificato".
L'OIL auspicava un approccio pragmatico al problema ("il benessere individuale delle prostitute non deve essere tenuto in conto nella determinazione della politica in materia" !), spiegando che sarebbe bene "assoggettare alle imposte le numerose attività lucrative che genera [l'industria del sesso]"
Il capitalismo ha la precedenza sui diritti umani!