mercoledì 17 giugno 2015

Non sono una persona. Sono già morta 20, 30 volte

 
 
 
 
La giornalista Sophie Bouillon, premio Albert-Londres, pubblica un documento scioccante sul sesso a pagamento. Iniziata l'inchiesta senza alcuna particolare diffidenza nei confronti della prostituzione, la giornalista  compie un impressionante viaggio da voltastomaco. 
 
[...] In un libro che è un vero e proprio pugno nello stomaco: "Elles. Les prostituées et nous" (editore Premier Parallèle), la giornalista Sophie Bouillon, che ha ottenuto nel 2009 il premio Albert-Londres, dà la parola alle donne che praticano la prostituzione, a quelle che la società ignora o disprezza, alle "sopravvissute" che ne sono uscite, ma anche ai clienti che la consumano.
Una lunga inchiesta che spazia dalla Nigeria alla boscaglia del bois de Boulogne, dai saloni in stile coloniale di Ginevra ai bar con le insegne al neon di Pigalle e che getta una cruda luce sul business del sesso:
"Checché ne dicano i più noti sostenitori della liberazione sessuale, gli habitués degli hotel di lusso e delle serate libertine [n.d.t il riferimento è a Dominique Strauss-Kahn e ad altri importanti personaggi implicati in un giro di prostituzione organizzato all'hotel Carlton di Lille], la prostituzione raramente rende felice chi la pratica".
 
Ecco alcuni brani estrapolati dal libro:
Il Venusia (bordello ginevrino)
Indossava uno string, un reggiseno nero e giocava con l'IPad, mentre attendeva i clienti. Erano le 4h30 del mattino. Ero spossata, stavo concludendo il mio reportage. Anche lei era stanca morta, ma andava avanti. Il suo treno per Marsiglia partiva alle 9. [...]
Camilla non avrebbe mai corso il rischio di mischiare le sue due vite. Quella del week-end al Venusia, un salone erotico nel centro di Ginevra dove guadagnava diverse migliaia di euro, e quella del resto della settimana in Francia dove era una ragazzina di periferia, senza diploma e senza lavoro.
Ho guardato lei e la sua compagna. Carine, seducenti, terribilmente giovani. Una ventina d'anni soltanto.
Prostrate dalla notte. Le ragazze "della sera" - dalle 21 alle 9 del mattino - sono spesso senza obblighi famigliari. Le madri di famiglia preferiscono lavorare di giorno. In questo salone di Ginevra circa l'80% di chi vi lavora è francese e abita nei quartieri delle periferie.
Il "Menu dei piaceri"
Ho seguito lungo il corridoio la mia guida dai lunghi capelli neri e dai tacchi alti. Clac-cla-clac. Siamo passate davanti alla "sala d'esposizione" dove i clienti scelgono la loro ragazza. Immaginavo Camilla e le sue colleghe allineate contro il muro, davanti ad uno sconosciuto. Clac-clac-clac. Appeso al muro il "Menu dei piaceri": fellatio con eiaculazione sul corpo (170 CHF = franchi svizzeri), fellatio regale con eiaculazione sul viso (210 CHF), supplemento sodomia o leccata d'ano (+ 100 CHF), supplemento urinare sul corpo (+ 50 CHF).
Lì c'era Lisa, la proprietaria del salone,  bionda e prosperosa. Era schietta e le piacevano i suoi due mestieri: "puttana e pappona".
"Puoi dirlo tranquillamente. Non me ne frega niente. In Svizzera non è illegale essere una pappona".
In quanto proprietaria del salone e "lavoratrice", Lisa preleva una percentuale del 50% sull'importo di ciascun rapporto sessuale.
Ufficialmente le ragazze sono autonome e libere di accettare o di rifiutare le prestazioni proposte dal "Menu dei piaceri". In pratica, hanno interesse ad accettare le prestazioni che apportano un maggior guadagno.
 
Laurence e la "camera alta"
Ho conosciuto Laurence nel marzo 2014. Quel giorno aveva un'audizione presso la commissione speciale del Senato. Minuta, con i capelli corti, una pochette sotto braccio, Laurence assomigliava più a una dipendente del Senato che ad un'ex prostituta. Laurence è diventata formatrice (promozione e sviluppo delle risorse umane), lavoro che svolge in carcere. Ogni volta che deve raccontare la sua storia, si sente male.
"Non si nasce prostituta. Non ci si sveglia una mattina dicendo: "Wow! Che bello! Farò la prostituta!" C'è sempre un motivo. [..] La mia esperienza? Un'infanzia di violenza, maltrattamenti, abusi sessuali. Non avevo una camera da letto. Ho trascorso l'infanzia e l'adolescenza in un bagno grande come la cella di una prigione. Sono cresciuta con la convinzione che se mamma non mi amava e papà mi aveva abbandonato al momento della nascita, era perché ero cattiva. E poi nell'adolescenza sono fuggita da casa e sono caduta nelle mani di una rete di sfruttatori della prostituzione. Mi hanno illusa, facendomi credere che mi avrebbero protetto, mi avrebbero amato, mi avrebbero dato l'affetto che non ho mai ricevuto da piccola. E la trappola è scattata. Un bel giorno mi sono ritrovata sui marciapiedi di via Saint-Denis".  
[...] Ero giovane. Carne fresca. I rapporti sessuali si susseguivano incessantemente, uno dopo l'altro. Dieci minuti per ogni rapporto, trenta clienti ogni notte. Era davvero insostenibile! Non parlo mai di queste cose. E' così volgare la prostituzione! Se vi raccontassi quel che succede con i clienti, vi verrebbe da vomitare.
Per poter sopportare, ho iniziato a bere un'enorme quantità di alcool. Ho contratto una malattia venerea. Non volevo più lavorare. Se non ci fossero state le associazioni [n.d.t. che propongono un percorso di uscita dalla prostituzione], sarei morta".
Con la sola eccezione del presidente della commissione: Godefroy, i senatori sono rimasti in silenzio. Alcune senatrici sembravano visibilmente imbarazzate. Di mattina avevano ricevuto alcuni militanti dello Strass, il "sindacato" dei lavoratori del sesso. Anch'essi sono stati ascoltati dalla commissione. Per loro la prostituzione è una scelta.
"Arriva un cliente. Le sue ascelle puzzano di sudore, ha l'alitosi, è grosso, grasso, ci disgusta. Non possiamo rifiutarlo. Dove sta la libertà di scelta? Sapete, nella prostituzione, cerchiamo di desensibilizzarci. Ci dissociamo dal nostro corpo e dalle nostre sensazioni.
Bisogna pensare all'1%-2% di donne che sostengono di divertirsi o al restante 98%? [...] Una legge deve essere pensata per la maggioranza".
 
Precious e i trafficanti di esseri umani
Arrivano dalla Romania, dalla Nigeria o dalla Cina e attraversano le nostre frontiere alla ricerca del sogno europeo, per finire sui nostri marciapiedi. Ma chi sono davvero? Chi le ascolta? Non parlano né alla stampa, né alla polizia, né ai senatori. Avrebbero troppo da perdere. E troppe botte da prendere. Precious non ha più paura. E' riuscita a fuggire. Sono andata a cercarla nella casa dei migranti, nella banlieue parigina. Uno squallido albergo, pieno di scarafaggi e puzzolente.
Originaria di Benin City, una grande città del sud della Nigeria, ha conosciuto "solo lacrime e preoccupazioni". Suo padre è morto quando era piccola. Sua madre aveva un deficit cognitivo. Precious dormiva con altri bambini in un hangar del mercato centrale, chiedeva l'elemosina, finché un giorno un uomo le ha rivelato di essersi innamorato di lei e le ha proposto di andare ad abitare a casa sua. Precious aveva 15 anni.
Quest'uomo era "cattivo, violento ed infedele". Da lui ha avuto 3 figli. A 19 anni, Precious decise di cercare lavoro. "Una donna mi disse che mi avrebbe pagato il viaggio fino in Italia. Una volta arrivata, mi avrebbe procurato falsi documenti. Non dovevo preoccuparmi di nulla. Avrei lavorato per lei qualche anno; il tempo necessario a rimborsare il mio debito: 65.000 Euro".
Benin City è nota come la "capitale" nigeriana della tratta. Le "maman", spesso esse stesse ex-prostitute, ingaggiano centinaia di ragazze per ripopolare i marciapiedi europei, soprattutto quelli dell'Italia meridionale. Per ottenere protezione pagano tangenti alla mafia nigeriana. Questa, a sua volta, condivide una parte del lucroso traffico con la mafia italiana.
Precious affidò allora i figli alla madre, promettendo di inviare loro denaro. "Arrivederci!" Non li ha più rivisti. "Il viaggio in mare è stato orribile - ricorda. Non abbiamo mangiato nulla per quattro giorni. Ma non siamo naufragati. Eravamo tutti vivi quando il battello ci ha trovati". Sono approdati in Sicilia.
Il seguito della storia lo conoscono tutte le ragazze di Benin City. Appena uscite dal centro di primo soccorso ed accoglienza, è venuto a cercarle un uomo. Ha procurato loro falsi documenti, abiti corti e scarpe con  i tacchi alti. La sera stessa erano sparpagliate su una strada di campagna ad aspettare i clienti. "Il primo giorno ho avuto 10 clienti. Di sera - mi ricordo - ho dovuto riscaldare dell'acqua e bagnare un pezzo di stoffa. L'ho applicato lì". Mi mostra il basso ventre. "Ha calmato un po' il dolore".
 
Passeggiamo
Al brigadiere capo non piacciono le ronde al bois de Boulogne. Non ama neppure fermare le ragazze, ma ha degli ordini da rispettare.
"Se queste ragazze sono sfruttate dai trafficanti, sappiamo per certo che il giorno dopo non saranno più qui [..] Devono vedersela con persone non troppo gentili!"
Nel nord ovest del 16° arrondissement le prostitute sono di origine africana. In una via ci sono le Centroafricane, in un'altra le Nigeriane. A Porte Maillot ci sono [invece] le Romene. Verso Place de l'Etoile, nei quartieri eleganti, da dieci anni ci sono gli stessi camioncini: qui si trovano le donne che esercitano la prostituzione da tempo. Nel bosco, luogo prediletto dai travestiti e dai transessuali, anche le reti di trafficanti rumeni iniziano a collocare le loro ragazze.
Non fa proprio caldo stasera, ma Kristina non indossa nulla sotto la finta pelliccia bianca. Si intravedo  sotto la pelliccia il seno enorme e anche il sesso. Ancheggia daanti ai finestrini dell'auto di un potenziale cliente. La sua collega Paola è molto più elegante. Indossa un abitino blu notte molto corto, che valorizza le lunghe gambe perfettamente depilate. Anche Paola prima era un uomo. Sei mesi dopo l'operazione si sarebbe ritrovata a lavorare tutta la notte come prostituta. Ma ora viene qui solo una volta alla settimana. Dal Perù sono arrivate nuove trans, racconta. "Fanno le loro cose per 5 euro! 5 euro, ti rendi conto?"
 
I clienti
La "prima volta" si era recato per lavoro in una piccola città di provincia. Si annoiava e ha fatto una telefonata dalla reception dell'hotel. "Non mi ricordo se fosse o meno carina. Ma ricordo che era molto giovane. Molto, molto giovane. E io ero molto imbarazzato [...] Non so come sia per gli altri, ma per me era molto importante che  anche lei godesse." Evidentemente è quello che lei le ha fatto credere. La seconda volta è accaduto a Las Vegas. Lungo la strada illuminata, come in un brutto remake di "Pretty Woman".
" L'ho fatta salire a bordo con la stessa eccitazione con cui mi sarei sniffato una striscia di coca".
Ricorda che l'indomani, ripassando sulla stessa strada di giorno, gli fu possibile osservare il viso delle donne sul marciapiede. "La luce rivelava le cicatrici della loro vita. Era una cosa triste".
Jean-Marie è un operaio manutentore, ma per i capelli grigi e il corpo gracile assomiglia ad un filosofo comunista dell'Est che vive a Parigi. Jean-Marie è un habitué dell'ambiente della prostituzione. O  meglio: lo era, visto che ha smesso completamente di frequentarlo. Sarà un caso, ma conserva perfettamente nella memoria il ricordo del giorno in cui ha avuto l'ultimo rapporto sessuale a pagamento, così come le prostitute rammentano il giorno in cui sono state con il primo cliente.
A 21 anni, Jean-Marie frequentava due o tre volte alla settimana via Saint-Denis. Poi ha iniziato a contattare escort. "Mi sono detto che avrei pagato di più, ma che almeno sarei stato sicuro che queste donne godessero di maggiore libertà di scelta...Che sciocchezza!", osserva. In quel periodo Jean-Marie moltiplicò le ore di straordinario in fabbrica per poter soddisfare la libido e realizzare le sue costose fantasie. Entrò allora  in un processo "puramente masturbatorio" nel quale a contare era soltanto il suo desiderio.
"Durante il rapporto sessuale, ci si focalizza sui propri diritti, sui propri bisogni e sul proprio dolore. Mi rifiutavo di vedere i sintomi del loro trauma, quando c'erano".
I sintomi del trauma: la dissociazione della mente durante il rapporto, ferite e segni sul corpo, l'alcolismo, la droga, le scarificazioni, l'aggressività...E' senza dubbio per questo che i clienti preferiscono cambiare spesso ragazze, per evitare di cogliere i segreti di un'intimità che farebbe loro prendere coscienza del fatto di far parte integrante di questo percorso traumatico.
 
La maggior parte dei siti di escort propongono una sezione di commenti dove i clienti possono valutare le performance e l'equilibrio delle ragazze e scrivere i giudizi anche sotto il loro profilo. Come un socio di Airbnb che può assegnare da una a cinque stelle al suo ultimo alloggio. Viene annotato il più piccolo segno di imperfezione: una cicatrice alla base del seno prova che l'escort ha il seno rifatto. Peggio ancora la cicatrice di un parte cesareo. Viene proscritta qualsiasi espressione di una vita esterna a quella che si svolge fra l'escort e i clienti.
Una buona prostituta deve avere un corpo da top model. Deve mostrare di amare quel che fa. Deve anche essere capace di conversare, perché "da una donna ci si aspetta più di un buco da trapanare". Un cliente spiega di aver insistito affinché una ragazza lo infilasse fra altri due. Ciò non gli ha impedito in seguito di lamentarsi della performance della "signorina". "Era un po' svogliata". Con un moto di comprensione e senza un errore di ortografia prosegue: "Forse si era surriscaldata dopo una lunga serie di appuntamenti".
 
Mélanie e il processo dell'hotel Carlton
Mélanie è riuscita a reggere fino al 5 febbraio 2015, giorno in cui è stata convocata dal tribunale di Lille per testimoniare al processo di Carlton. Poi è crollata [..] Mélanie ha incontrato Dominique Strauss-Kahn per la prima volta il giorno dell'udienza, ma ha lavorato per Dodo la Saumure, il magnaccia più celebre della Francia e del Belgio. "Dodo" lo chiama, quando non lo definisce "il gran porco" o "il maiale".
Prostituta da quando aveva 17 anni, è stata dappertutto. Nei bar dove si beve champagne e si pratica la prostituzione e nei quali percepiva anche una percentuale su ogni bottiglia consumata dai clienti. Aveva in media otto rapporti sessuali ogni notte e doveva andare continuamente in bagno a smaltire il troppo alcool bevuto. Mélanie è stata nelle vetrine di Gand, nelle case chiuse di Tournai, nei bordelli di Bruges, dove i clienti e i padroni la costringevano a rapporti orali senza preservativo. Questo fino a 19 anni. Prima di ricaderci a 25 anni. O forse più tardi. "Ho perso la nozione del tempo" assicura.
Proponeva i suoi servizi con annunci pubblicati su internet. Mélanie assicura di aver visto sfilare davanti a lei uomini importanti: star, atleti, avvocati, attori, medici. Poi, un giorno, due agenti di polizia hanno bussato alla sua porta e le hanno notificato l'avviso di comparizione presso il tribunale di Lille per testimoniare contro il suo ex magnaccia: Dodo. Il suo nome e il suo volto sono apparsi sui giornali. E' stata riconosciuta dai suoi cari, dai vicini, dagli ex datori di lavoro. E anche dall'ex marito con il quale è in causa per riavere l'affido dei due figli. Ora è lui a chiederle i danni e gli interessi per il pregiudizio subito dai bambini. Il processo l'ha consacrata professionalmente, confessa.
Ma l'ha anche indotta ad affrontare ciò che aveva rimosso e che le è accaduto durante l'infanzia. "L'ascolto delle testimonianze di Jade e di Mounia [le due ex prostitute che hanno partecipato alle serate con Dominique Strauss-Kahn] mi ha fatto venire in mente quel che ho vissuto". Le ha ricordato lo stupro subito all'età di 13 anni. Le ha fatto venire in mente la madre "una donna venale. [..] Una prostituta in un certo senso". Mélanie aveva solo 5 anni e la madre già le prometteva un futuro da "puttana".
A Mélanie piacerebbe rifarsi una vita. Ma per andare dove? Come uscirne?
"Mi hanno offerto 10.000 euro per un week-end. Tu cosa faresti al mio posto?"
A forza di fare il camaleonte, Mélanie si è persa. "Lotterò tutta la vita perché i miei figli diventino qualcuno. Non come me. Io non sono una persona. Sono già morta 10, 20, 30 volte". Si riaggiusta la parrucca: "Non sono neppure in grado di dirti quante volte sono morta".
 
Zaza la rana
Isabelle è alcolista da quando aveva otto anni. Le piacerebbe molto smettere di prostituirsi nel camping. Ma ogni volta "ci ricasca". In genere a partire dalla metà del mese, quando ha ormai esaurito l'importo del reddito minimo [RSA = reddito di solidarietà attiva]. "Ho bisogno di aprire le gambe per comprarmi da bere e ho bisogno di bere per dimenticare di averle aperte".
Potrei raccontarvi che suo padre ha ucciso sua madre quando Isabelle aveva due anni, scaraventandola dall'auto in marcia. Potrei raccontarvi che la piccola è stata sballottata  a casa di zii e cugini durante l'incarcerazione del padre. Che è rimasta incinta di due gemelli all'età di 16 anni e che ha avuto il primo rapporto sessuale a pagamento con il macellaio del paese in cambio di due bistecche. In seguito, ha chiesto 25 euro per ogni rapporto orale. "Non conoscevo i prezzi, non sapevo quanto valessi", dice. Potrei scrivere tutto questo.
Ma con quali parole raccontare l'inimmaginabile? Isabelle ha 38 anni, un viso segnato dall'alcool e un corpo infantile. Zaza si è stabilita qui da due anni con il marito, un ex cliente. Non è che  a lui piaccia molto vedere la moglie prostituirsi, ma non sa come fare per impedirlo. Isabelle è violenta. E anche lui, pare.
Mi ha fatto vedere la sua casa. Un museo di rane. Nel suo vecchio paese i vicini la chiamavano "rana" perché camminava con le gambe aperte. Allora ha iniziato a collezionarle. "Per dir loro: vi prendo in giro. Dite che sono una rana? D'accordo!" Al piano di sopra c'è la camera da letto del figlio più piccolo. Le è stato tolto ed è stato dato in affido, come gli altri due più grandi. Ma la mamma ha lasciato la camera intatta per "quando tornerà".
Sul balcone  Isabelle si è messa a piangere.
"Scherzo, faccio battute e tutto quanto, ma in realtà non sto per niente bene. Faccio sei docce al giorno. Mio marito non mi può più toccare. Mi faccio schifo".
 
 
 


sabato 13 giugno 2015

La Francia verso l'abolizione della prostituzione


 
 
 
Ieri, l'Assemblea Nazionale francese ha adottato in seconda lettura la proposta di legge che sopprime anche il reato di adescamento passivo che sanzionava le prostitute.
 
L'Assemblea Nazionale ha votato di nuovo a favore della penalizzazione dei clienti delle prostitute. La proposta di legge di irrobustimento della lotta contro la prostituzione è stata adottata in seconda lettura. Nell'emiciclo, i deputati socialisti e il Fronte di Sinistra (Front de Gauche) hanno votato a favore della proposta di legge, gli ecologisti contro. I Repubblicani (ex- UMP, il partito di Sarkozy), da parte loro, si sono astenuti.
Questo testo sopprime fra l'altro il reato di adescamento passivo, introdotto nel 2003 da Nicolas Sarkozy e contestato da tutte le associazioni operanti sul campo.
La proposta di legge prevede di sanzionare l'acquisto di rapporti sessuali con una contravvenzione  dell'importo di 1500 euro, ma contempla anche la creazione di un percorso di uscita dalla prostituzione e misure di accompagnamento sociale. Altre priorità del testo: l'irrobustimento della lotta contro lo sfruttamento della prostituzione e l'adozione di una politica di prevenzione rivolta ai giovani. I deputati non hanno modificato molto gli articoli, ma hanno soppresso la prevista istituzione di un blocco amministrativo dei siti che consentono di accedere all'acquisto di rapporti sessuali [n.d.t. i siti delle agenzie di escort o che propongono annunci relativi alla prostituzione]. Il governo, rappresentato dalla Segretaria di Stato per i Diritti delle Donne Pascale Boistard, ha sostenuto l'emendamento di Sergio Coronado (Europa Ecologia- i Verdi), mirante alla soppressione di questo articolo, ritenendo necessario valutare con maggiore ponderazione il dispositivo del blocco, già in atto in materia di lotta al terrorismo e alla pedopornografia.
Il dereferenziamento per via amministrativa di questi siti è stato inoltre giudicato finanziariamente insostenibile dal presidente della commissione delle finanze Gilles Carrez dei Repubblicani.
Inoltre, la durata del permesso provvisorio di soggiorno che potrà essere rilasciato alle donne straniere impegnate in un percorso di uscita dalla prostituzione è stato nuovamente ridotto da un anno a sei mesi, per non incoraggiare le reti di trafficanti a sfruttare tali permessi.
Ora il provvedimento torna al Senato.

 

 

lunedì 8 giugno 2015

Davvero vuoi prostituirti?


 
 


[...]


Ho fatto di tutto. Foto, video, che girano ancora ovunque e del cui anonimato non sono certa, dominazione, lap dance, serate "d'accompagnamento", diversi viaggi, sale massaggio di prima classe e altre squallide, giornate con 10 clienti e week-end con uno solo, prezzi che variavano dai 30 $ canadesi per 15 minuti ai 1000 $ all'ora...

Ho lavorato da autonoma e da dipendente, ho cercato autisti e protettori di ogni tipo.
Protezione...Sì, col cavolo! Non esiste alcuna tutela in questo campo. Il ragazzo che ti protegge non è al tuo fianco mentre scopi con un cliente che decide di fottersene se tu non vuoi il suo cazzo nel tuo culo. O che ti sussurra all'orecchio che sei una puttana, che sei questo e quello, mentre ti tira i capelli, benché all'inizio mostri un'aria dolce e gentile. E il ragazzo che dovrebbe proteggerti se ne frega altamente di te. E' il tuo contante che vuole e forse anche te, gratis, perché dopo tutto lo merita, no?
Ho fatto di tutto per trovare il modo di adattarmi, per stare bene nella prostituzione, perché si trattava dell'unica attività che mi sembrava abbastanza lucrosa da consentirmi di pagare i debiti dai quali ero sommersa, di garantire il benessere ai miei bambini che tanto avevano sofferto per la separazione da mio marito e di aiutare mia nonna che poteva godere soltanto del mio sostegno.
Ho fatto molte brutte esperienze...Le molestie, la mancanza di rispetto, la droga nel bicchiere, lo stupro più o meno selvaggio, le critiche dei poliziotti, dei medici e di altri professionisti, le menzogne di persone che  ritenevo volessero proteggermi, indirizzarmi, rappresentarmi, aiutarmi...
E alla fine ho pagato i miei debiti. E ho vissuto per qualche anno nell'agio.
Ma il lato oscuro che non si vuole vedere quando si comincia, al quale si rifiuta di credere quando non si vive questa situazione, mi ha logorato. Mi ha logorato come nessun altro lavoro può farlo.
Tu succhi, massaggi, mantieni le distanze, ascolti, accarezzi, consoli, dai, dai, dai....
Fingi che ti piaccia, quando un uomo vuol farti godere, ma non godi, perché non ti trovi lì. E' necessario che la tua mente si separi dal corpo per riuscire a farcela, perché troppi ti hanno accarezzata nello stesso modo in cui si accarezza una bella macchina, ti hanno mangiato nello stesso modo in cui si mangia un hamburger, ti hanno fatto i complimenti nello stesso modo in cui si fanno i complimenti a un cane, a un bambino, a un dipendente, se va bene.
Ti leghi ai clienti con cui ti trovi bene. Ce ne sono sempre. Vai avanti per rivederli, perché hai l'impressione che anche loro abbiano bisogno di te, perché pensi che ti rispettino come donna, non come puttana. Hai l'impressione che non si tratti solo di un rapporto professionale. Ma un giorno capisci che non è così.
A loro piaci proprio come puttana.
E se te ne vai, ti rimpiazzano.
O ti molestano.
Sono stata male quando ho capito che avevo perso il rispetto di me stessa.
Ho così spesso paura, che il timore è diventato uno stato d'animo permanente.
Volevo morire.
Proverò sempre un po' di malessere, un malessere subdolo, che si prova sempre, dimenticando perché, come, da quando, un malessere al quale ci si abitua, perché bisogna farlo.
Avrò sempre paura. Di tutto e di niente. O forse no. Mi farò curare. Forse la paura si può curare.
Ho un'amica che è stata stuprata più volte dal padrone, che pure andava a puttane.
Io e lei ci capiamo. Anch'io sento di essere stata stuprata.
Anche se dicevo "sì", perché era per questo che mi pagavano, sento di essere stata stuprata, perché ho fatto un sacco di cose che non desideravo fare con un sacco di uomini. La prostituzione non è un mestiere: è uno stupro e un altro e un altro ancora. E' pura e semplice schiavitù.
Tu puoi sforzarti di scegliere i clienti, ma non puoi sempre scegliere di non andare con chi non ti piace. E questo non è umano.
Andare a letto con qualcuno senza averne voglia è disgustoso.
So che un sacco di donne un po' capiscono quel che dico, perché lo hanno fatto con il marito o con il convivente. Ma immagina ora di farlo con parecchi uomini...Questa cosa diventa pesante. Sì, pesante.
E non osi smettere. Che lavoro potresti fare altrimenti? Non hai più l'autostima che occorre per trovarti qualcos'altro da fare. Risponderai: " Chi lo sa cosa?" alle persone che ti chiederanno cosa facevi prima.
Hai l'impressione che ti si legga in fronte quel che fai e anche se all'inizio hai sostenuto che ti piaceva e che ti sentivi libera, ora ti senti prigioniera, impotente. Ovunque tu vada, hai l'impressione di poter incrociare un cliente che ti chieda quanto vuoi nel momento stesso in cui lo incontri.
Allora non smetti. Oppure smetti perché non sei più in grado di farlo. E sei povera, ma è meglio così.
E capisci cosa in sostanza hai perso. Hai perso gli altri esseri umani, perché non riuscivi più ad amarli, gli amici perché loro lo vedevano che eri triste e non ne potevano più di assistere alla tua autodistruzione. Hai perso l'autostima, perché non è vero che [prostituirsi] sia valorizzante. Hai perso anni di vita nei quali avresti potuto essere povera, forse, ma star bene con te stessa.
Ti dici che avresti dovuto diventare insensibile, per non acquistare coscienza dell'assurdità del "tuo lavoro", ti dici che avresti dovuto fare come tante altre, diventare insensibile o combinare sciocchezze che ti consentissero di non vedere la tua disgrazia.
O che non avresti mai dovuto credere a quelle che dicono che è una cosa meravigliosa, non avresti mai dovuto cominciare, mai dovuto andare con il primo cliente che ha dato avvio al tutto.
Vorresti non essere mai diventata cosciente del vuoto che ciò produce, della tristezza che ti invade, della paura degli uomini, delle loro mogli, dei clienti folli.
Perché sarebbe stato molto più facile importi di credere che ti piacesse essere un oggetto sessuale, piuttosto che acquistare coscienza del fatto che ciò feriva tutto il tuo essere.
Non voglio più morire.
Perché ho uno scopo.
Voglio far capire alle ragazze che hanno intenzione di prostituirsi, che questa, no, non è una buona soluzione.
Anche se sei sessualmente disinibita, se sei affamata, se sei forte...Anche se qualcuno giura che ti limiterai a ballare, a far la cameriera e che lui ti proteggerà.
Non è una soluzione. E' la distruzione.
E' per questo che continuo a vivere, per impedire che altre donne ci caschino, e per i miei figli. Li amo. Sono i soli esseri umani ai quali sono ancora profondamente legata. Non ho più fiducia negli altri esseri umani. Faccio fatica ad amare e a credere che qualcuno possa amarmi, ma sono fortunata. Ci sono persone che mi vogliono bene e i miei figli mi hanno mantenuto in vita.
Altrimenti avrei fatto come tante altre donne prima di me. Non sarei sopravvissuta a questo inferno.
Sono sopravvissuta. Ma ciò ha sconvolto per sempre la mia vita, la mia esistenza, il mio essere, la mia anima.
Se tu pensi di iniziare, di farlo anche part-time, anche occasionalmente, anche imponendo limiti ai clienti, anche nelle migliori condizioni possibili, ricordati che tutte ce lo siamo dette all'inizio.
E non credere a quelle che ti dicono che è bello. Può essere vero o no, ma se è vero, è un'eccezione, e se tu non sei un'eccezione, ne soffrirai.
Ci sono altre soluzioni [...]
 
 

 

venerdì 5 giugno 2015

Il giudizio sulle legislazioni antitratta affidato dalla UE a sostenitori della prostituzione esperti di ...pesca



                                                   Come ti aggiro il rapporto Honeyball


Nel 2014 il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza il rapporto Honeyball  che, dopo aver osservato come la prostituzione possa produrre effetti devastanti sulle persone che la esercitano, provocando in particolare  il grave disturbo da stress post-traumatico (il 68% ne è affetto) e dopo aver enumerato alcuni dei serissimi rischi che la sua pratica comporta, fra i quali lo stupro subito, anche più di una volta, dal 62% delle donne coinvolte, invita gli Stati Membri dell’UE ad abrogare le norme che le criminalizzano, sottolinea come i dati confermino l’effetto dissuasivo sulla tratta del modello nordico che sanziona l’acquisto delle prestazioni sessuali e rileva come, al contrario, la legalizzazione aumenti la vulnerabilità   allo sfruttamento e il pericolo di essere sottoposte a violenze.
Contemporaneamente la Commissione europea ha deciso di stanziare 2,5 milioni di euro destinati a finanziare un progetto di ricerca sulla tratta e sui clienti della prostituzione.
Orbene: il denaro è stato erogato al consorzio DemandAT,   composto esclusivamente da organizzazioni e da persone favorevoli alla regolamentazione della prostituzione, che non hanno alcuna specifica competenza sul tema.
Vi propongo la traduzione di un interessantissimo e assai rilevante articolo di Kajsa Ekis Ekman, giornalista marxista svedese, autrice di un documentato testo sulla prostituzione intitolato   Varat och varan, riproposto in lingua francese ed inglese.
 
 

 
Il colpo di mano della lobby favorevole alla prostituzione su un progetto di ricerca dell'EU
Kaisa Ekis Ekman
La Svezia in questo progetto è rappresentata da persone che non solo si oppongono alla sua legge di interdizione dell'acquisto di sesso, ma mancano in modo plateale della necessaria competenza. La partecipazione della Svezia a questo progetto è compatibile con la politica estera femminista proclamata dal nuovo governo svedese?
 
Una buona notizia tanto per cominciare: il Modello svedese guadagna terreno. Negli ultimi anni l'Islanda, la Norvegia, il Canada, l'Irlanda del Nord e la Francia (anche se il  progetto di legge di questo Stato è ancora bloccato dal Senato nel momento in cui sto redigendo questo articolo) hanno approvato leggi che sanzionano l'acquisto di sesso. Contemporaneamente, numerosi altri Paesi pongono sempre più l'accento sulla domanda - cioè sulla responsabilità dei prostitutori, i famosi clienti della prostituzione.
Nel 2014 il Parlamento europeo ha approvato a grande maggioranza il rapporto Honeyball. Questo rapporto si concludeva osservando che il Modello svedese è il più efficace in tema di lotta contro la tratta degli esseri umani. Con lo stesso spirito, la Commissione ha annunciato un progetto di ricerca di 2,5 milioni di euro destinato ad uno studio vertente in modo specifico sul ruolo della domanda nel determinare la tratta degli esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale e sulla sua riduzione.
Ciò ha innescato nella lobby favorevole alla prostituzione un cambiamento tattico, vale a dire una minore agitazione e visibilità, meno attacchi [diretti contro le abolizioniste] sui blog e meno infilitrazioni nelle cerchie femministe e nel movimento LGBT.
Queste tattiche sono state attualmente rimpiazzate da azioni di lobbying esercitate nei confronti di istituzioni come la UE, i governi nazionali  le grandi ONG, fra le quali Amnesty International e l'Organizzazione internazionale del Lavoro. Senza dimenticare la creazione di proprie organizzazioni, i cui nomi imitano quelli di altre che lottano contro la tratta (GAATW- Global Alliance Against Traffic in Women, gruppo che fa parte della lobby favorevole alla prostituzione e fondato sei anni dopo l'organizzazione femminista anti-tratta CATW-Coalition Against Trafficking in Women).
E ora, la cattiva notizia: è proprio questo tipo di organizzazioni che si è appropriato del budget di questo progetto di ricerca della UE. E, a prima vista, il progetto DemandAT sembra conforme ai criteri richiesti. Secondo la presentazione dei suoi autori e autrici, esso "analizzerà la domanda di prostituzione" perché - dicono queste persone - "ai clienti è stata riservata finora poca attenzione". Lo scopo del progetto è quello di effettuare "un'analisi empirica ed approfondita della domanda di tratta degli esseri umani".
Ma appena si dà uno sguardo ai ricercatori e alle ricercatrici prescelte, si nota una cosa strana. Al centro del progetto si trovano i più ardenti difensori della legalizzazione dell'industria del sesso! Come, ad esempio, la politica e lobbysta olandese Marieke van Doorninck, che ha fatto parte dei consigli di amministrazione di quasi tutte le organizzazioni olandesi favorevoli alla prostituzione, ivi compresa la tristemente celebre De Graaf Stichting, all'origine delle organizzazioni con il logo "Ombrello Rosso" [N.d.t. Si tratta di una fondazione che ha ispirato la politica dei Paesi Bassi sulla regolamentazione della prostituzione. Ha creato l'organizzazione Tampep e il sindacato di sex workers de Rode Draad , al quale erano iscritte forse 100 prostitute su un totale di 25.000 e che riceveva fino al 2004 finanziamenti dal governo. Si è sciolto nel 2013]. Marieke van Doorninck ha fondato assieme ad altre persone l'ICRSE [International Committee on the Rights of Sex Workers in Europe], che invita alla "difesa dei diritti delle sex workers", ma lei, naturalmente, non si è mai prostituita.
Presente nel consorzio DemandAT è anche La Strada, un' ONG olandese che, col pretesto di ridurre la tratta, lotta per ottenere la legalizzazione della prostituzione nell'Europa dell'Est.
C'è pure una studentessa dell'Università di Lund (Svezia) che sta conseguendo un dottorato di ricerca. Non ha ancora completato la tesi, non ha mai pubblicato un articolo su una rivista specializzata  che adotti la procedura di peer review [ N.d.t. procedura di selezione degli articoli proposti da membri della comunità scientifica, effettuata attraverso una valutazione  eseguita da specialisti del settore per verificarne l'idoneità alla pubblicazione] o comunque su una rivista scientifica, ma ciò non le impedisce di rappresentare ufficialmente la Svezia in questo consorzio di ricerca. Non conosce [non avendolo mai affrontato] il fenomeno della tratta e della domanda dei clienti della prostituzione, l'argomento su cui verte il progetto europeo. Il suo nome, però, ci fa capire come mai sia stata invitata a partecipare a questo progetto: si tratta, infatti, di Petra Östergren che è da quindici anni la più virulenta critica svedese del Modello nordico. Si tratta anche della sola antropologa svedese il cui dottorato di ricerca sia stato finanziato dalla Fondazione Ax:son Johnson, che ha finanziato altri progetti che difendono gli interessi neoliberisti dell'industria del sesso, come la tesi di Susanne Dodillet sul "sesso come lavoro", tesi accusata successivamente di disonestà intellettuale e di mancato rispetto della deontologia professionale.
Al momento della pubblicazione di questo articolo, Östergren ha già ricevuto 300.000 euro per dirigere l'"équipe svedese" composta da lei stessa e da un'altra studentessa. Sarà lei, assieme a lobbysti favorevoli alla prostituzione e a ricercatori senza alcuna esperienza in materia di domanda, a valutare i provvedimenti sulla tratta adottati dai Paesi europei, compresa la legge svedese sul divieto di acquistare sesso. In queste condizioni, come è possibile immaginare per un solo istante che il risultato finale possa essere obiettivo?
Ho contattato Albert Kraler, promotore del progetto, e gli ho chiesto quali criteri siano stati seguiti nella selezione dei ricercatori e delle ricercatrici del consorzio DemandAT. Gli studi da loro precedentemente svolti, mi ha risposto. Quando ho cercato di ottenere precisazioni su questi studi e ho chiesto se l'uno o l'altro dei partecipanti al progetto avesse mai realizzato nel corso della sua carriera uno studio sui clienti della prostituzione, mi ha informato che: "Il nostro prioritario interesse non è di capire perché gli uomini comprino sesso. Non studiamo empiricamente la prostituzione. Vogliamo piuttosto studiare l'effetto delle diverse leggi che regolano la prostituzione". Ciò sta a significare che non solo non hanno assolutamente intenzione di fare ciò che si ritiene debbano fare e per cui hanno ricevuto 2 milioni e mezzo di euro, ma che la loro intenzione è quella di effettuare uno studio completamente diverso. Quando gli ho segnalato che la descrizione del progetto non ha nulla a che vedere con la sua risposta, senza dissimulare la sua animosità, mi ha detto che io "sembro avere un'idea piuttosto riduttiva dell'argomento" e che non era sua intenzione perdere tempo a difendere il progetto.
Ha aggiunto, tuttavia, che Östergren e la sua collega non saranno sole nel gruppo svedese. Verranno aiutate da Don Kulick: un uomo noto per aver dichiarato che i clienti della prostituzione "sono attualmente le persone più queer della Svezia". Egli difende l'acquisto di sesso come forma speciale di sessualità che merita di essere riconosciuta al pari dei diritti degli omosessuali. Si tratta di un uomo che difende allegramente il diritto di 400.000 svedesi di acquistare sesso e applaude gli uomini con disabilità che si recano in Thailandia per far ricorso alla prostituzione.
Affidare la valutazione delle azioni della UE sulla riduzione della tratta ad un gruppo di dichiarati lobbysti pro-prostituzione sembra una barzelletta che non fa per niente ridere.  Sono stati scartati prestigiosi ricercatori e ricercatrici esperti, come Julia O' Connell Davidson e Sven-Axel Månsson, che studiano la domanda di prostituzione da più di 30 anni.
Gli altri ricercatori e ricercatrici che fanno parte del consorzio DemandAT non hanno mai studiato la prostituzione. Sono esperti di migrazioni, di pesca, di agricoltura, della politica delle frontiere, i cui meccanismi non hanno alcuna relazione con i motivi per cui gli uomini comprano sesso. E chi troviamo a supervisionare il progetto? Niente di meno che l'ONG dell'industria del sesso: la GAATW.
Il governo svedese sa che il Paese sarà rappresentato da persone che non solo si oppongono alla sua legge di interdizione dell'acquisto di sesso, ma mancano in modo plateale della necessaria competenza  ?
La partecipazione della Svezia a questo progetto è compatibile con la politica estera femminista proclamata dal nuovo governo? I responsabili della Commissione Europea sanno che lobbisti senza scrupoli si sono accapparrati il denaro pubblico che si pensa destinato allo studio della domanda di prostituzione?
 
 
 
  
 

 
 
 
 
 

mercoledì 15 aprile 2015

E' capitato a me

                                                 Come si entra nella prostituzione


"Da tempo sognavo di andarmene in Europa. Dovevo sostenere economicamente la mia famiglia e volevo lavorare come cuoca. A 19 anni, un reclutatore è venuto a propormi un lavoro e si è offerto di pagarmi il viaggio. Ma era necessario, innanzitutto, che io mi sottoponessi ad un rito voodoo in cui avrei giurato di rimborsare al reclutatore un debito di 50.000 euro. Il sacerdote affermava che avrei perso l'anima se fossi fuggita o se non avessi pagato il debito. Al mio arrivo in Europa, il reclutatore mi ha confiscato il passaporto e mi ha spinto sul marciapiede". [Testimonianza ricavata dall'articolo di Amandine Penna "Nigeria : Vol Direct Pour le Trottoir”, pubblicato su Elle, il 15 maggio 2006, pp. 99-102 ]
 
"Da ragazzina sono stata maltrattata e stuprata da mio padre. A 14 anni sono fuggita da casa  e sono andata a vivere dalla nonna, che non si è mai veramente occupata di me. Trascorrevo molto tempo in strada. Un giorno ho incontrato un uomo e mi sono messa subito con lui. Per la prima volta in vita mia, mi sentivo amata e desiderata. Nel giro di un anno, mi ha indotto a prostituirmi. Era un magnaccia e reclutava ragazze come me in strada e nei bar" [Tratto da numerose testimonianze lette e sentite]
 
"A scuola i ragazzi mi consideravano una "troia". In seguito  ho subito molti stupri collettivi da quei ragazzi. Poi  più nulla è rimasto come prima. Pensavo di non valere niente. C'è stata una lunga discesa all'inferno. Sono caduta nella prostituzione. Pensavo di essere capace di far soltanto quello" [Dal racconto di una giovane vittima, 2010]
 
"Ero studentessa in un Paese straniero. Avevo pochissimi soldi. I miei genitori non mi sostenevano più economicamente. Ho visto un'offerta di lavoro come ballerina di lap dance. Ho pensato che potesse trattarsi di un modo per guadagnare soldi rapidamente. Purtroppo, il "lavoro" ha inghiottito a poco a poco la mia vita. Il club distribuiva droga per sostenere il ritmo di lavoro. Ho iniziato a soffrire di dipendenza. Poi una persona del club mi ha detto che potevo guadagnare di più avendo rapporti sessuali altrove. A questo punto, non avevo più nulla da perdere. Sono scivolata rapidamente nella prostituzione" [Questa è una ricostruzione ricavata da testimonianze raccolte da Melissa Farley sul sito "Prostitution, Research and Education” e da numerose testimonianze pubblicate in rete da sopravvissute alla prostituzione].
 
"Il mio Paese era in guerra. Quando il mio villaggio è stato invaso, i militari hanno stuprato molte donne nelle loro case. Hanno condotto alcune di loro nel campo militare e le hanno tenute prigioniere nei bordelli. C'ero anch'io. Sono stata tenuta cinque mesi in questo campo di stupri e di morte. A volte mi stupravano 40 uomini al giorno. Al mio ritorno nel villaggio, sono stata espulsa dalla mia famiglia e dai miei cari. Non sapevo dove andare" [Tratto da testimonianze di donne indonesiane, raccolte dalla scrittrice Hilde Janssen e dal fotografo Jan Benning, per la mostra "Comfort Women", 2010, www.janbanning.com.]
 
"Ero commessa in un panificio, con tre bambini e un marito alcolizzato. Avevo bisogno di denaro ed un cugino di mio marito mi ha proposto un lavoro in Francia per le vacanze. Mi ha accolto all'aeroporto e al mio arrivo nell'appartamento, lui ed altri uomini mi hanno sequestrato. Mi hanno stuprato per diversi giorni, poi mi hanno sbattuto in strada. Ci sono rimasta sei mesi, finché sono riuscita a fuggire grazie all'aiuto di un'associazione". [Tratto dal racconto di una vittima, aiutata dal Mouvement du Nid del Calvados, l'associazione di cui si parla, 2011]
 
"In seguito ad una dolorosa separazione, ho perso molti amici. Sono caduta in depressione. E' allora che ho incontrato un uomo che sosteneva di volere una storia senza troppe complicazioni. A me andava benissimo. Mi ha detto che voleva iniziarmi a pratiche scambiste e "libertarie". Non volevo sembrare una moralista ed ho accettato. Progressivamente, mi ha costretta a rimanere in questo ambiente. Mi faceva partecipare a serate in cui gli uomini mi calpestavano. Non sapevo più chi fossi. Poi ha voluto filmarmi. Si trattava di sadomasochismo sempre più violento. Ci ho messo molto tempo ad uscire dal suo dominio e a rendermi conto che si trattava di prostituzione. [Tratto dal racconto di una donna, vittima di una rete di sadomasochismo, riportato in Prostitution et société, n.174, pp.4-7, luglio-settembre 2011]
 

martedì 14 aprile 2015

Condannare le prostitute, discolpare i clienti: il Senato difende l'ordine morale


 
Ho tradotto questo articolo tratto da Lutte ouvrière (Lotta operaia), il settimanale dell'Union Communiste (trotskiste) (Unione Comunista trotskista) francese per mostrare la perfetta consonanza che può e dovrebbe esistere fra orientamento abolizionista e comunismo (ma anche anarchia), entrambi fondati sull'opposizione all'oppressione, alla subordinazione, allo sfruttamento e alla mercificazione del corpo, alle quali si dovrebbero cercare di sottrarre sempre più ampie sfere dell'attività umana. Del resto, è noto che fino ad epoca recente il movimento operaio ha espresso sulla prostituzione una posizione chiaramente abolizionista e in Francia continua a farlo.   
 
Nella notte dal 30 al 31 marzo, 165 senatori contro 44 hanno votato a favore del ripristino del reato di adescamento passivo introdotto nel 2003 da Sarkozy, che trasformava le prostitute in delinquenti. Con questo voto la destra vorrebbe insabbiare un progetto di legge del dicembre 2013, proposto da deputati socialisti, volto a combattere la prostituzione.
Certo, questa oppressione non può essere eliminata per mezzo di una semplice legge. Ma quest'ultima aveva il merito di voler far ammettere, per la prima volta in Francia, che la prostituzione è una violenza per le prostitute. La legge proponeva, fra l'altro, di penalizzare i clienti, di farla finita con il reato di adescamento passivo, di lottare contro le reti di trafficanti e di prosseneti, di aiutare le prostitute ad uscire dalla loro condizione, concedendo loro il permesso di soggiorno nel caso ne fossero sprovviste e creando un fondo di sostegno. Nel luglio 2014, il Senato, controllato dalla destra, aveva già respinto la penalizzazione dei clienti.
Con il loro voto, questi senatori si sono fatti garanti della società borghese benpensante che ritiene che gli uomini, che costituiscono l'immensa maggioranza dei clienti, abbiano assolutamente il diritto di pagare per ottenere la sottomissione sessuale di una donna e, dunque,  si rifiuta di vedere nelle prostitute delle vittime.
Alcuni osservano che ciascuno è libero di fare ciò che vuole del proprio corpo e, quindi, di prostituirsi, se questa è la sua scelta. Omettono di dire che in questo caso si tratta di fare ciò che si vuole del corpo degli altri! Altri difendono la prostituzione in nome della libertà sessuale.  Per tutti, in questa società dove tutto si vende e si compra, la libertà è quella del mercato e del denaro. Queste affermazioni condensano la morale di queste persone. Una morale che permette a questi onorevoli eletti di non ascoltare la testimonianza delle vittime. Come questa: "Sono demoralizzata per le reazioni che ho ascoltato nel corso del dibattito di oggi. Perché tanta indulgenza, perché tante fantasticherie, quando la realtà è così cruda, così violenta? La prostituzione l'ho vissuta come una successione di stupri, chiedendomi come tutti quegli uomini potessero sfilare l'uno dopo l'altro senza porsi una sola domanda. Nessuno che si preoccupasse della mia disperazione. Se pagano  è per questo: per comprare il diritto di pensare solo a se stessi. Ero minorenne, distrutta e mai uno, mai, che abbia manifestato il minimo interesse per me. Si è puttane e si è lì per questo".
La prostituzione esiste da secoli, non perché si tratterebbe del "più vecchio mestiere del mondo", ma perché essa è legata all'esistenza di una società fondata sullo sfruttamento. E poi, è il corollario dell'oppressione delle donne, considerate principalmente come oggetti di riproduzione e di soddisfazione dei desideri sessuali.
Oggi coloro che sostengono entusiasticamente la libertà di prostituirsi negano la realtà di questa barbarie, perché la prostituzione è in grande maggioranza controllata da reti di trafficanti di donne. Più dell'80% delle prostitute in Francia  è costituita da straniere, vendute, picchiate, drogate e stuprate molte volte prima di essere gettate in questo inferno. Esse si ritrovano sottomesse ai loro schiavisti, sole e conoscono le peggiori difficoltà fisiche e psicologiche per riuscire a fuggire. Non solo lo Stato non le aiuta, ma non fornisce loro né permessi di soggiorno, né sostegno materiale e continua a colpevolizzarle.
Gli amanti delle serate del Carlton [ n.d.t un hotel belga dove si praticava lo sfruttamento della prostituzione. Fra i clienti, il più famoso è Dominique Strauss-Kahn, l'ex presidente del Fondo Monetario Internazionale] potranno bere una coppa di champagne per brindare in onore del voto di questi senatori.