lunedì 19 novembre 2018

Violenze psicologiche, violenze invisibili




Molte persone prostituite sono state vittime, durante l'infanzia, di violenze psicologiche. Minore è il riconoscimento  della loro condizione di vittime di maltrattamento,  maggiore è l'interiorizzazione delle parole distruttive che sono state ad esse rivolte. Il disconoscimento della violenza subita può generare condotte autodistruttive. Farsi male per non ammettere di aver subito il male dagli altri.
Si tratta di quelle ferite invisibili delle quali le giovani vittime non si lamentano e che, tuttavia, aggrediscono l'essere in profondità. Il maltrattamento psicologico è commesso con le parole, ma anche con i silenzi, con  i non detti,  con l'indifferenza.
Come rileva Jacques Lecomte, dottore di ricerca in psicologia e cultore della materia all'Università di Parigi X, il maltrattamento psicologico è, molto spesso, definibile come una situazione generale di anaffettività, di umiliazione, di colpevolizzazione, di terrore.
Il male che mi ha fatto mi rimarrà per sempre impresso nella mente. Mi ha costretto a prostituirmi. Mi ricordo il suo sguardo: uno sguardo che voleva dire "non vali niente", "sei una nullità". (Laldja)
La violenza psicologica può anche manifestarsi in modo dolce. Il ricatto affettivo, infatti, permette all'adulto di imporre la propria volontà o di prescrivere dei divieti al bambino "per il suo bene" o perché "non soffra troppo".
Il bambino che subisce quotidianamente la violenza dei genitori sente negata la propria personalità ed identità proprio da coloro da cui si attende, prima che da qualsiasi altra persona, affetto e sostegno. "Ricordo un padre che non sopportava la figlia. La trattava costantemente da puttana, da sgualdrina", racconta Christian Besnard, psicologo clinico attivo anche presso la Corte d'appello di Rennes. "Quando gli si chiedeva conto del suo comportamento, questo padre rispondeva: "sono soltanto parole". Si può uccidere con le parole, rileva Jacques Lecomte.
Certi genitori esercitano il potere sui figli, in nome di principi educativi o morali, senza mai ricorrere agli schiaffi. "Non sono violento, voglio soltanto farmi obbedire", affermano certi adulti che ritengono di poter esercitare qualsiasi diritto sui loro figli.   Applicano alla lettera l'art.371 comma 1 del Codice civile francese: "Il figlio, indipendentemente dagli anni che ha, deve onorare e rispettare il padre e la madre".
Si è dovuta attendere la Convenzione Internazionale sui diritti del fanciullo per riconoscere che anche i bambini hanno dei diritti, osserva Christian Besnard.
Quando ero adolescente, mi diceva sempre che ero una puttana.(Suzanne)
Uno stato di morte psichica
Un bambino vittima di violenza psicologica non può crescere, non può costruire la propria personalità, perché l'adulto si appropria del suo spazio psichico e gli nega il diritto all'esistenza. Come rileva Bernard Lempert, il genitore  mette in atto un omicidio della psiche del figlio: fa in modo che il bambino sia il nulla. Individuiamo qui una costante: non ci sono tracce, né sangue, né cadaveri. Il morto vive ed è tutto normale.
Secondo Christian Besnard, un bambino che viene costantemente negato nella sua personalità e disprezzato corre più rischi psichici di un bambino regolarmente picchiato. Infatti, quest'ultimo può costruire la propria identità, pur subendo violenze fisiche, perché può attribuirne la responsabilità all'adulto.
Il bambino ragiona secondo uno schema dicotomico: ci sono le persone cattive che picchiano e quelle buone che non lo fanno. Quando è vittima di violenze fisiche, il bambino giunge rapidamente alla conclusione che è il genitore a comportarsi male, precisa Jacques Lecomte.
Per contro, è difficile che il bambino regolarmente umiliato, criticato, insultato, ma non picchiato dal genitore attribuisca a quest'ultimo la responsabilità delle vessazioni che subisce. E' incline piuttosto a fare più o meno inconsciamente questo ragionamento: "mio padre (mia madre) non è cattivo perché non mi picchia. Se mi ripete continuamente che non valgo nulla, che non combinerò mai niente di buono nella vita, vuol dire che è vero".
In queste condizioni, il bambino interiorizza un senso di inutilità, di assenza di valore molto più profondo di quello percepito dal bimbo che subisce maltrattamenti fisici. Avendo svolto una ricerca su ex vittime di violenza, Jacques Lecomte ha constatato che le persone che hanno subito un duplice maltrattamento (fisico e psichico) ritengono praticamente tutte che è il maltrattamento psicologico a produrre le più gravi conseguenze. Così, una donna che era stata vittima di violenza psicologica durante l'infanzia raccontava: "Sono diventata estremamente resistente alla violenza fisica, mentre è sufficiente che una persona mi guardi con disprezzo perché mi senta distrutta".
Il timore del giudizio e dello sguardo altrui, la coscienza del disprezzo che i clienti nutrono nei loro confronti, il clima di paura che provano quotidianamente traumatizza le persone prostituite più della violenza fisica.
Per me, i clienti sono violenti. Ci sono i violenti fisici, i bruti (io pago, tu taci ed obbedisci), ma anche gli altri sono violenti, psicologicamente, attraverso l'uso di strumenti di pressione. In definitiva, ho l'impressione che i clienti preferiscano le donne disperate. Questo li eccita di più. Amano la sfida. (Naïma).
Jacques Lecomte nota come la stragrande maggioranza dei bambini che subiscono violenze fisiche patiscono anche maltrattamenti psicologici. Al contrario, un numero non trascurabile di bambini che subiscono maltrattamenti fisici non subisce invece maltrattamenti psicologici.
Le vittime di soprusi psicologici corrono un grave rischio, perché sono inclini ad attribuire solo a se stesse la responsabilità della violenza che subiscono. "Il papà è buono perché non mi picchia. Se mi tratta da stupido, ciò significa che lo sono". Al contrario, un bambino che è regolarmente picchiato da uno dei genitori, benché possa sentirsi in parte più colpevole di quanto sia, finisce generalmente per approdare alla conclusione che la violenza che si abbatte su di lui è anormale, eccessiva. Se questo genitore gli dice che lui non vale niente, se lo umilia, il bambino può  attribuire questi comportamenti alla "cattiveria" del genitore, osserva Lecomte.
Il senso di colpa della vittima
Poiché il bambino che subisce maltrattamenti psicologici,  non è in grado di attribuire la responsabilità di questa violenza ai genitori, si sente colpevole di quel che subisce.
Il bambino pensa che il motivo per cui non è stimato dai suoi genitori debba essere ricercato nel fatto che il suo comportamento non corrisponde alle loro aspettative, ai loro desideri. Se gli si dice ripetutamente che è una nullità, un buono a nulla, il bambino interiorizza questo giudizio e si sente colpevole di non essere all'altezza, spiega Christian Besnard. E' lui a sbagliare! Vive allora un senso di colpa nevrotico.
Questo senso di colpa è tanto più forte in quanto il bambino non può assolutamente rimettere in discussione la parola del genitore: ha troppa paura di perdere il suo amore! Come rileva Marie-France Hirigoyen: è molto facile manipolare i bambini che cercano sempre di trovare delle giustificazioni al comportamento delle persone che amano. La loro tolleranza è illimitata. Sono pronti a perdonare tutto ai genitori, a comprenderli, ad accollarsi la responsabilità di quel che accade, a sforzarsi di capire perché i genitori sono scontenti di loro.
Il bambino vittima di violenze psicologiche che pensa di essere privilegiato rispetto a quelli picchiati vive un malessere permanente: "io almeno non vengo picchiato". Così, questo bambino sviluppa un profondo senso di colpa, a meno che non riesca a percepirsi come vittima, quale effettivamente è.
Nel corso della mia ricerca, racconta Jacques Lecomte, una donna di circa 50 anni mi ha descritto una lunga serie di maltrattamenti psicologici da lei subiti, poi ha concluso il suo discorso con queste parole: "è vero però che non sono mai stata maltrattata".
"Ora, per riacquistare autostima - spiega lo psicologo- il bambino traumatizzato ha bisogno di essere riconosciuto come vittima, ha bisogno che le sue rimostranze siano accolte.
Alcune persone non riescono mai ad uscire dalla condizione della lagnanza, perché non vi sono mai entrate davvero: "non è poi così grave" "di cosa mi lamento" pensano spesso.
Ci si può chiedere se le persone che rivendicano la prostituzione come libertà di scelta abbiano mai avuto la possibilità di fare rimostranze e di lamentarsi nel corso della loro esistenza. In effetti, da chi, quando e dove avrebbero potuto farsi ascoltare? Il dolore del bambino vittima è tanto più difficile da nominare quanto più è disconosciuto. L'insegnante si pone degli interrogativi se vede arrivare a scuola un alunno con dei lividi. Il bambino che non ha ematomi, ma subisce a casa maltrattamenti psicologici può essere triste, silenzioso, senza che nessuno si allarmi, precisa Christian Besnard.
Non essendo socialmente riconosciuti come vittime, questi bambini continuano spesso a considerarsi colpevoli di ciò che subiscono, aggiunge Jacques Lecomte.
Le aggressioni fisiche non sono nulla rispetto alla sofferenza interiore che vi dilania, vi impedisce di respirare. (Leila)
Agire per non soffrire
Per tentare di sfuggire a questo dolore che non può esprimere, il bambino rischia di passare all'atto, in modo talvolta drammatico, e può persino suicidarsi. "Recentemente un bambino mai segnalato al Tribunale dei minorenni è stato trovato impiccato. L'indagine ha rivelato che era vittima di continui soprusi paterni", racconta Christian Besnard. Questo psicologo, chiamato  dai giudici a realizzare perizie psicologiche, ha conosciuto altri casi di bambini che si erano lanciati dalla finestra o si erano annegati per sfuggire ad una realtà insostenibile.
I più gravi passaggi all'atto riguardano i bambini che sono stati vittime di violenze psicologiche. Compiuti impulsivamente, questi atti non sono premeditati come le condotte a rischio di suicidio di certi adolescenti, aggiunge Besnard.
Da adulti, i bambini che hanno subito maltrattamenti psicologici hanno molto spesso una  concezione pessimistica del proprio futuro e del mondo in generale. Le idee suicidarie bloccano la loro evoluzione, precisa la psicologa Corinne Droehnlé-Breit.
Secondo uno studio condotto presso 512 studenti e studentesse, racconta Jacques Lecomte, coloro che erano stati psicologicamente trascurati nell'infanzia, soffrivano d'ansia, di depressione, di somatizzazione dei disturbi, di paranoia e di ostilità più spesso di quelli che avevano subito "solo" maltrattamenti fisici.
Anche i bambini che sono stati totalmente sottomessi dai genitori rischiano, da adulti, di riprodurre inconsciamente questo genere di rapporti. Possono cadere in balia di individui che li manipolano, come accade nel rapporto tra la persona prostituita e il magnaccia. Queste donne sono intrappolate in un ingranaggio psichico tale da trovarsi nell'impossibilità di sfuggire al potere che gli uomini esercitano su di loro, spiega Christian Besnard.
Mi ha ficcato in testa l'idea che nostra figlia avrebbe subito troppe privazioni; a poco a poco mi ha indotto alla prostituzione, facendomela accettare come una normale scelta di vita (Anaïs).
I bambini che non sono stati riconosciuti come soggetti dai loro genitori rischiano anche, da adulti, di perpetuare i rapporti di dipendenza attraverso l'adozione di condotte additive (anoressia e bulimia, alcool, droga), che costituiscono per loro il tentativo di dimostrare che esistono.
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martedì 13 novembre 2018

Malattie sessualmente trasmissibili in Svizzera, Paesi Bassi e Germania, paesi regolamentaristi


Esposte, come le compagne, al rischio di contrarre malattie sessualmente trasmissibili da clienti senza scrupoli, che nel 30,1% dei casi, nel corso di un solo anno, si sono deliberatamente sfilati il preservativo durante il rapporto.  

E' questo uno degli inquietanti risultati di un'indagine condotta nel 2016 e pubblicata nel 2017 dall'Institut universitaire de médecine sociale et préventive di Losanna che, in Svizzera, ha coinvolto 579 persone in condizione di prostituzione, il 92% delle quali donne, il 3,6% donne transessuali e il 3,8%  uomini. [1]

Nell'anno precedente l'inchiesta, il 13,5% delle/degli intervistati si è confrontata una volta con questo tipo di clienti,  l'8,8% due volte e il 7,8% tre o più volte.

Molti richiedono, poi, di compiere atti sessuali senza l'uso del condom. Così, nel corso degli ultimi 30 giorni, il 25,5% delle persone in condizione di prostituzione ha praticato senza preservativo   fellatio (in media 5 volte), il 14,5% rapporti penetrativi (in media 2)  e il 17% ha ricevuto in bocca sperma (in media 4 volte).

I motivi che hanno indotto più frequentemente a cedere a queste pratiche sono: la disponibilità del cliente a pagare una somma più elevata  (34,2%), il suo rifiuto di indossare il condom (22,8%), la fiducia riposta dalla persona in condizione di prostituzione nel cliente abituale (21,5%), la paura di perderlo (19,6%). Tre intervistate hanno dichiarato di essere state minacciate dal cliente (1,9%).

Numerosi sono inoltre i problemi riscontrati nell'uso del condom.

Nell'anno precedente l'inchiesta, infatti, il 35,6%  delle partecipanti si è trovata in una situazione in cui il condom si è lacerato, il 28,6% in cui è scivolato o  si è sfilato.

Il 75% delle persone in condizione di prostituzione ha dichiarato di essersi sottoposta nel corso della vita e il 66, 1% nell'anno prima dell'inchiesta ad un test per l'HIV e di essere risultata sieronegativa.

Per quanto concerne, invece, le altre malattie sessualmente trasmissibili, il 15,3% ha dichiarato di aver contratto nel corso degli ultimi dodici mesi la chlamydia, il 14,1% la sifilide, il 13,2% la gonorrea, il 12,3%  l'epatite B, il 10,4% l'epatite C e al 12,8% delle donne è stata diagnosticata la presenza del papilloma virus.

Non si sa se l'infezione sia stata causata dal partner o da qualche cliente. Certo è che il comportamento di questi ultimi rappresenta un'ulteriore prova della disumanizzazione e della conseguente indifferenza alla sorte della persona prostituita

Nel mese di agosto di quest'anno i quotidiani svizzeri hanno poi riportato i risultati di uno studio eseguito dal primario del reparto di malattie infettive dell’ospedale cantonale di San Gallo, Pietro Vernazza che ha analizzato lo stato di salute di 600 donne in condizione di prostituzione. Ad una su cinque è stata diagnosticata una malattia sessualmente trasmissibile: gonorrea, clamidia o sifilide.  Nessuna di loro sapeva di essere stata contagiata, né presentava  sintomi.

La diffusione di queste malattie è dovuta essenzialmente al fatto che sempre più clienti pretendono di avere un rapporto sessuale non protetto, richiesta che molte donne soddisfano per bisogno di denaro, tanto più che le tariffe si sono notevolmente ridotte e in certi settori una prestazione costa  solo 30 franchi.

La richiesta di rapporti senza uso del profilattico riguarda soprattutto la fellatio. «Le ragazze ci dicono che, purtroppo, se vogliono lavorare non possono usare il preservativo nei rapporti orali. "Se non lo facciamo, il cliente va da un'altra"», osserva Vincenza Guarnaccia dell'associazione Zona Protetta. [2]

Ora: la trasmissione della clamidia, della gonorrea e della sifilide può avvenire tramite qualsiasi tipo di rapporto penetrativo non protetto: vaginale, anale od orale.

Se questo è ciò che succede in Svizzera, cosa accade in altri Stati nei quali la prostituzione è legalizzata?

Nei Paesi Bassi, secondo un rapporto di quest'anno: Sekswerk en geweld in Nederland,  il 46% delle persone in condizione di prostituzione dichiara di praticare anche rapporti sessuali non protetti. L'uso del profilattico costituisce un regolare elemento di discussione con i clienti che insistono soprattutto per avere sesso orale senza condom e talvolta adottano comportamenti molesti e minacciosi per conseguire ciò che desiderano. Per evitare di subire violenza fisica, le persone che si prostituiscono cedono al ricatto e compiono atti sessuali non protetti. Nel caso olandese, il mancato uso del preservativo rappresenta un indizio importante di vulnerabilità alla violenza. Chi non riesce ad ottenerne l'impiego regolare ha, infatti, 2, 5 volte più probabilità di essere oggetto di violenza sessuale e stupro, 2,3 volte di più di subire stalking e 2,1 di essere costretto a eseguire atti sessuali non desiderati. In termini percentuali, il 58% di chi non sempre ha rapporti protetti ha subito nel solo 2017 stalking,  il 50% stupri, aggressioni o atti di coercizione sessuale e il 51% è stata costretta a eseguire atti sessuali indesiderati, mentre le percentuali corrispondenti fra chi ottiene il regolare uso del preservativo da parte dei clienti sono del 38% , del 29% e del 33%. [3]

Quanto a questi ultimi, i ricercatori  Stef Adriaenssens e Jef Hendrickx, analizzando nel 2009 ben 25.000 "recensioni" (19.584 relative ai Paesi Bassi e 5414 al Belgio) pubblicate sul noto forum    www.hookers.nl, avevano trovato riferimenti a pratiche sessuali non protette nel 22% dei post nederlandesi. Nel 2,1% dei commenti si parlava di  penetrazioni vaginali, nel 10,7% di rapporti anali e nel 26,9% di fellatio senza uso del condom. La percentuale di tali pratiche era, però, molto più elevata nei club, dove raggiungeva il 32,5%. I clienti segnalavano, poi, di aver ottenuto rapporti non protetti dal 45,4% delle escort e di chi esercitava la prostituzione in spazi privati (la propria abitazione, quella dell'acquirente di sesso…) Nelle vetrine e nella prostituzione di strada la percentuale scendeva invece al 10,8% [4]

Di dimensioni più ridotte, ma ugualmente importante la ricerca di Meagan Tyler e Natalie Jovanovski che hanno analizzato 50 "recensioni" e 923 post di risposta relativi a 5 bordelli legali dello Stato di Victoria in Australia dove vige dal 1984 un regime di regolamentazione della prostituzione. Sono stati selezionati i  bordelli con le recensioni più recenti e per ciascuno di essi i 10 post con il maggior numero di commenti. La ricerca, estesa all'arco temporale 2010-2015 e intitolata The limits of ethical consumption in the sex industry: An analysis of online brothel reviews è stata pubblicata nel vol.66 del gennaio-febbraio 2018 del periodico Women's Studies International Forum.  Quasi un terzo delle "recensioni" (16 su 50) contiene riferimenti al BBJ (bareback blowjob), ossia alla pratica della fellatio senza uso del profilattico e 8 di queste menzionano  il CIM , acronimo di come in mouth , vale a dire l'eiaculazione in bocca, mentre in un altro caso lo sperma viene spruzzato negli occhi della donna in condizione di prostituzione. Tre recensioni nominano il rimming, ovvero la stimolazione orale della zona anale senza uso del dental dam e una fa riferimento al coito non protetto. Gli autori di questi post dichiarano, dunque, pubblicamente di infrangere la legge, dal momento che la sezione 18a del Sexwork Act di Victoria del 1994 sancisce l'obbligo di usare il profilattico nei rapporti sessuali a pagamento e non si può certo sostenere che ignorino la norma, visto che ogni bordello deve esporre un cartello con l'indicazione del divieto della pratica di atti non protetti.  Gli acquirenti di sesso - osservano le autrici della ricerca - si aspettano che questa sezione della legge sia e debba essere  abbastanza regolarmente violata. Le recensioni che facevano riferimento al sesso non protetto non sono state infatti ritenute insolite o negative dagli utenti che hanno commentato le recensioni. Ancora più rilevante il fatto che nessuno abbia mostrato preoccupazione per la salute e il benessere delle donne che offrivano questi "servizi" nei bordelli. Anzi! I clienti si dichiarano tanto più soddisfatti quanto più le donne accettano di eseguire senza resistenze e proteste pratiche sessuali non sicure e fingono di godere. Si sentono, al contrario, "derubati" se le donne non mostrano un  adeguato livello di soddisfazione e, ancor più, se richiedono l'uso del preservativo, come mostra ad esempio questa recensione nella quale il cliente è talmente sorpreso e irritato dal tentativo della donna di fargli indossare il profilattico per la fellatio da interrompere il rapporto ed andarsene:



Started with a bbbj ok but not spectacular tgen sex in a few positions thought good to finish with oral but goes down with condom on wtf. I gave up decided to end and count my money good bye [5]


I risultati della ricerca trovano rispondenza nelle parole di Jacqueline Gwynne, ex receptionist di un bordello legale di Melbourne, la cui testimonianza ho pubblicato in ottobre.

Ancora peggiore la situazione in Germania. Qui, per arginare l'ampia diffusione di pratiche sessuali non sicure, la nuova normativa regolamentarista, entrata in vigore il 1 luglio 2017, ha imposto l'obbligo di usare il profilattico e il divieto di pubblicizzare rapporti non protetti, ma non sono state approntate misure per la sua applicazione e nessuno si preoccupa  di farla rispettare. Esito prevedibile, considerato che già nel 2015, prima dell'entrata in vigore della legge, il sindacato della polizia tedesca aveva definito l'obbligo "assolutamente ridicolo" , "assolutamente inapplicabile" e il suo presidente Rainer Wendt aveva affermato che "Non è ragionevole controllare se un cliente nel bordello indossa o meno il condom" . Concetto ribadito dal collega di Berlino Bodo Pfalzgraf, che, piccato, aveva asserito che gli agenti non erano la "polizia dei preservativi". [6] L'associazione tedesca contro l'AIDS (Deutsche AIDS-Hilfe), da parte sua, aveva  categoricamente affermato che "L'obbligo di usare il condom non può essere controllato" ("Kondompflicht ist nicht kontrollierbar") [7]

I clienti hanno interpretato il messaggio come una sorta di rassicurazione sul fatto che nessuno avrebbe mai verificato l'adempimento dell'obbligo e che, quindi, avrebbero potuto continuare a praticare rapporti sessuali non protetti.  

E così è stato, in effetti, com'è confermato fra l'altro dalla permanenza dei forum che divulgano, malgrado il divieto,  la pratica di rapporti vaginali e anali senza uso del profilattico, pratica notoriamente indicata dall'acronimo AO, che significa  "alles ohne", ossia "tutto  senza". Per sfuggire ai controlli, nei forum dell'alles ohne si è semplicemente adottato un nuovo gergo. AO viene sostituito da termini come:   "Katholische Beichte" = "confessione cattolica"  o  "katholischer Programm" e in questi forum ci si chiede se nella tale o talaltra città si pratichi ancora la fede (Glaube) cattolica. L'adozione di queste espressioni canzonatorie si deve evidentemente al fatto che la morale cattolica condanna l'uso dei contraccettivi.

Le conseguenze di questi comportamenti irresponsabili si fanno sentire. Negli ultimi anni  si è assistito in Germania ad un aumento significativo dei risultati positivi ai test sulle malattie sessualmente trasmissibili.  Il Dottor Christoph Boesecke,  infettivologo dell'ospedale universitario di Bonn,  ritiene che circa un quinto delle donne in condizione di prostituzione ne abbia contratto una. [8]

 


NOTE:


 [1] Institut universitaire de médecine sociale et préventive, Les comportements face au VIH et autres IST des travailleuses et travailleurs du sexe en Suisse https://www.iumsp.ch/Publications/pdf/rds276_fr.pdf

[2] Ticinonline, Una prostituta su cinque è infettiva, https://www.tio.ch/svizzera/attualita/1314578/una-prostituta-su-cinque-e-infettiva


[3] SOAIDS Nederland en Proud (Dutch Union for Sexworkers), Sekswerk en geweld in Nederland, pp. 14-15 e 33https://www.soaaids.nl/sites/default/files/media/Prostitutie/2018-rapport-sekswerk-geweld.pdf


[4] Stef Adriaenssens, Jef Hendrickx, Sex, price and preferences: accounting for unsafe sexual practices in prostitution markets, in Sociology of Health & Illness  Volume 34, Issue 5,  june 2012, p. 668, https://onlinelibrary.wiley.com/doi/epdf/10.1111/j.1467-9566.2011.01400.x

[5] Meagan Tyler, Natalie Jovanovski, The limits of ethical consumption in the sex industry: An analysis of online brothel reviews in Women's Studies International Forum, n.66, gennaio-febbraio 2018, pp. 11-13

[6] Alexander Schmalz, Gesetz zur Kondompflicht Polizei soll Lümmeltüten kontrollieren in Berliner Kurier, 8/2/2015 https://www.berliner-kurier.de/berlin/polizei-und-justiz/gesetz-zur-kondompflicht-polizei-soll-luemmeltueten-kontrollieren-1373462

[7] Deutsche AIDS-Hilfe: Verschärfung des Prostitutionsgesetzes wird schaden statt schützen, 5 febbraio 2015 https://www.aidshilfe.de/meldung/deutsche-aids-hilfe-verscharfung-prostitutionsgesetzes-schaden-statt-schutzen 

[8] Prostitution im Rems-Murr-Kreis Geschlechtskrankheiten: Freier sind die Hauptbetroffenen, 18 ottobre 2018 https://www.zvw.de/inhalt.prostitution-im-rems-murr-kreis-geschlechtskrankheiten-freier-sind-die-hauptbetroffenen.d7cc4720-7d8b-41e6-8cac-503483a8bd56.html




































venerdì 19 ottobre 2018

Lavorare come addetta alla reception in un bordello legale mi ha fatto capire che la prostituzione è tutto fuorché un normale lavoro



Jacqueline Gwynne



Jacqueline Gwynne ha scritto articoli per Collective Shout e Nordic Model Now! La sua storia è inclusa nel libro "Prostitution Narratives"  a cura di Melinda Tankard-Reist e di Caroline Norma, edito da Spinifex Press. Jacqueline è segretaria ed esponente del consiglio di Pink Cross Australia.



I media presentano la prostituzione come glamour e danno l'illusione che sia una forma di liberazione sessuale per le donne  e i lobbisti dell'industria del sesso affermano che è un lavoro come un altro. Per molto tempo ho accettato queste idee senza nutrir dubbi in proposito.

Sono stata addetta alla reception in un bordello legale a Melbourne, in Australia, per due anni e dicevo cose così: "queste donne hanno scelto di fare questo lavoro"; "i clienti sono bravi ragazzi"; "è un lavoro come un altro"; "non è diverso dal fare massaggi ed è molto meglio che grigliare hamburger in una cucina calda ed unta".

Era il mio istinto di sopravvivenza a parlare ed è questo il modo in cui le donne dell'industria del sesso riescono a superare la notte. Ti dici che va tutto bene e pensi ai soldi. E' quello che fai per sopravvivere in una situazione difficile e per smettere di sentirti orribile.

In realtà non c'è nulla di normale o di emancipante nella prostituzione. Ma sono stata in grado di dirlo solo due anni dopo essere uscita dal mercato del sesso.

A quel tempo stavo preparando la tesi di laurea in arte ed ero convinta che "il lavoro sessuale" fosse una carriera eccitante e legittima per le donne. Tanto che ho voluto fare una graphic novel sull'industria del sesso. Ho ascoltato le testimonianze delle donne del settore e ho creato illustrazioni per "The Honey Pot", come ho deciso di chiamare il libro.

Ma non ho realizzato il mio progetto. Ho conferito alla graphic novel un carattere rovente, ma non mi sembrava giusto. Malgrado ci abbia provato,  non riuscivo proprio a far sembrare questa vita una forma di autorealizzazione per le donne e alla fine ho dovuto abbandonare il progetto. Ho cominciato a capire che  questa vita  era cupa, squallida e pericolosa. Anche sedersi alla reception in un bordello legale era orribile. Non oso immaginare come debba essere la vita delle donne nei bordelli illegali;  la vita di quelle che sono costrette a prostituirsi,  che sono minorenni, non sanno parlare inglese e non hanno letteralmente scelta.

Quindi lasciate che vi spieghi cosa significhi davvero stare  in un bordello legale e potrete stabilire da soli se la prostituzione è veramente un lavoro come un altro.



1. LA MANCANZA DI ESPERIENZA RAPPRESENTA UN VANTAGGIO

Una giovane donna può letteralmente entrare in un bordello legale a Melbourne e iniziare a lavorare immediatamente. Non ci sono controlli del curriculum e non sono richieste referenze, qualifiche o titoli di formazione professionale. C'è bisogno solo di un documento di identità che sembri autentico.  Alla direzione non importava che fosse falso e comunque non c'era modo di controllarne la validità.

Si supponeva che le donne avessero almeno 18 anni, ma è facile procurarsi documenti di identità falsi su Internet. Alcuni anni dopo che ho smesso di lavorare nel bordello, il gestore è stato arrestato perché vi lavorava una ragazza di 14 anni.

Più sei giovane e vulnerabile e meno esperienza hai, più soldi guadagni.

Qualsiasi addetto alla reception ti dirà che la domanda più frequente dei clienti è quanti anni ha la ragazza più giovane. E vogliono sempre le ragazze nuove. A loro piacciono più giovani possibile perché sono più facili da manipolare  e indurre a fare cose che in realtà non vorrebbero fare.

I clienti vogliono anche che le donne sembrino ragazze e si lamentano che sono troppo vecchie, anche se la più vecchia [nel bordello dove lavoravo] aveva solo 25 anni.



2.PORNO IN OGNI STANZA

Proiettavano video hard in ogni stanza, inclusa l'area della reception e non potevi sfuggirvi.

Gli uomini mi chiedevano che cosa facessero le donne. Era chiaro che volevano ciò che vedevano nei video porno e sapevo di cosa si trattasse perché ero costretta a vederlo ogni turno. Nel porno non si usano mai i preservativi, ci sono tre uomini che eiaculano sul viso di una donna, ci sono abusi verbali, sesso anale, soffocamenti, tiri di capelli, schiaffi - e questo è il solito porno mainstream. La proliferazione del porno su Internet ha imposto alle donne di impegnarsi in pratiche sessuali che non esistevano 20 anni fa.
I clienti volevano che le donne assomigliassero alle attrici porno - molto giovani, simili ad adolescenti, bionde, con protesi mammarie e senza peli pubici. A causa di questo e della costante competizione con le donne più giovani e attraenti, molte donne ricorrevano a numerose procedure cosmetiche e a interventi chirurgici. Ciò erodeva il loro reddito, rendendole economicamente più fragili.



3.LE MOLESTIE SESSUALI FANNO PARTE DEL LAVORO

Se si subiscono palpeggiamenti, insulti o molestie sessuali in ufficio, è possibile presentare un reclamo ai superiori e, in caso di mancata risposta, è possibile intraprendere un'azione legale contro il molestatore. Ma questo è ciò per cui si è pagate nella prostituzione. Siete pagate perché gli uomini accedano sessualmente al vostro corpo. E poiché hanno pagato, gli uomini si aspettano di poter fare tutto ciò che vogliono.

Anche come receptionist, sei trattata come se fossi in vendita. Quando rispondi al telefono, ti parlano come se fossi l'operatrice di una linea hot. Gli uomini che mi chiamavano, giocavano a sedurmi. Questo comportamento e l'essere soggetta alla visione di video porno cui non potevo sfuggire si qualificherebbe sicuramente come molestia sessuale sul posto di lavoro.



4.IL RAZZISMO E' DIFFUSO

Ho risposto a molte chiamate di uomini che chiedevano donne di etnie specifiche, in particolare donne nere e asiatiche. Quando entravano, vedevi che questi uomini erano sempre bianchi. Raramente avevamo uomini di colore come clienti e volevano sempre donne bianche.

Quindi, la razza delle donne e la loro etnia erano caratteri che facevano vendere, il che evidenzia come gli uomini le  considerassero davvero merci e non esseri umani.

Il modo in cui alcuni uomini parlavano alle donne asiatiche era disgustoso. Per esempio  una notte sono entrati due giovani ragazzi. Avevano circa 18 anni. Li ho presentati a una donna thailandese. Era davvero minuta. Questi ragazzi sembravano innocenti e con la faccia pulita fino a quando non aprirono la bocca. E' incredibile il modo in cui le parlarono. Si comportavano come se non potesse capire l'inglese anche se sapevo che lei era in grado di capirlo. Uno disse che voleva impalarla sul suo uccello e distruggerla. Era veramente agitata dopo aver finito con quei clienti.

Ma alcune delle donne asiatiche non sapevano parlare inglese ed erano molto popolari fra i clienti. Penso che lo fossero perché non parlare inglese le rendeva più vulnerabili e quindi più facili da manipolare e costringere [a far cose che non volevano].



5.NESSUNA TUTELA  

Uno degli argomenti addotti a favore della legalizzazione della prostituzione è che essa offrirebbe alle donne i vantaggi di un' occupazione regolare. Ma, in pratica, questo non succede. Certamente non avveniva nel bordello in cui lavoravo e non ne ho mai sentito parlare, nemmeno in Nuova Zelanda, dove la mia amica lavorava in un bordello.

Al contrario. Le donne erano considerate lavoratrici indipendenti ed erano pagate solo dai clienti. Non beneficiavano di contributi previdenziali, né di congedi di maternità o di indennità di malattia. E non potevano stipulare un'assicurazione contro la disoccupazione com'è possibile fare con gli altri lavori. Dovevano interrompere il lavoro senza retribuzione in caso di mestruazioni, gravidanze indesiderate, lesioni dell'ano o della vagina o semplicemente nel caso avessero avuto bisogno  di una pausa dalla violenza e dal trauma. Quale compagnia assicurativa stipulerebbe un contratto per coprire questi danni? È troppo rischioso.

La prostituzione non è redditizia come si potrebbe immaginare. Sono rimasta sorpresa dal fatto che renda così pochi soldi alle donne. C'era qualche donna che incontrava fino a 10 clienti a notte;  ma la maggior parte ne incontrava due o tre e non era raro che le donne non ne ricevessero alcuno. Era sconvolgente vederle sedute lì per 10 o 12 ore senza averne uno - e sapendo che sarebbero andate a casa senza un soldo.

Nei normali lavori, i regolamenti permettono agli impiegati di fare un break in determinati momenti della giornata. Ma non in un bordello, perché se ricevi la prenotazione di un cliente, sei obbligata ad accettarla. In teoria, le donne possono rifiutare una prenotazione o rifiutarsi di vedere un particolare cliente, ma ciò accade raramente nella pratica. Hanno bisogno di pagare l'affitto, quindi devono accettare il cliente. Gli uomini possono chiedere un rapporto di un'ora e poi prolungarlo per un'altra ora. In una notte intensa una donna può avere clienti uno dopo l'altro senza interruzioni.

In un bordello, i clienti sono trattati come re e non ci si risparmia affinché possano vivere nel lusso. [Nel bordello dove lavoravo] avevano a disposizione uno spazioso salotto con divani in pelle e tavoli da biliardo. Le camere riservate alle donne erano all'estremità opposta della scala. Le 10 o più donne che lavoravano a turni di 12 ore dovevano condividere una piccola stanza angusta, priva di privacy. Non avevano nemmeno uno spazio per sedersi comodamente e rilassarsi tra un cliente e l'altro.

Il benessere delle donne non è una priorità per i papponi, per i proprietari dei bordelli e nemmeno per il governo, che beneficiano tutti dello sfruttamento sessuale delle donne.



6. LE DONNE SONO BLOCCATE NEL BORDELLO

Dopo che una donna ha varcato la soglia del bordello all'inizio del suo turno, non le è permesso di andarsene fino alla fine del turno. Questa è la regola generale nei bordelli legali di Victoria. Ciò smentisce la menzogna della lobby del mercato del sesso, secondo cui le donne gestiscono una piccola impresa come le altre e possono andare e venire dal bordello a loro piacimento.

All'inizio non capivo perché le donne fossero bloccate nel bordello. Mi dissero che era per impedire che vi fossero introdotte droghe. Ma la risposta non aveva senso. C'era una norma che vietava di introdurre droghe nel locale, ma la maggior parte delle donne assumeva farmaci, droghe o alcol solo per riuscire a resistere tutta la notte e a sopportare il dolore fisico e mentale. Potevo affermare con sicurezza che stavano usando sostanze anche solo osservando il loro comportamento. Portavano con sé droghe o alcol oppure erano i loro clienti abituali a introdurle nel bordello. La  norma non veniva applicata e lo sapevano tutti.

Finalmente ho capito che la vera ragione per cui le donne sono bloccate nel bordello non ha nulla a che vedere con la droga. Si tratta di controllarle e renderle obbedienti, di distruggerle psicologicamente. L'industria del sesso comporta la manipolazione, il controllo e l'oppressione delle donne in tutti i sensi. L'ho potuto constatare anche in quel bordello legale di lusso.



7. PERICOLI E RISCHI PER LA SALUTE

La prostituzione è l'unico lavoro in cui la gravidanza indesiderata è un rischio professionale. Tecnicamente i preservativi erano obbligatori, ma ad ogni turno c'era almeno un cliente che chiedeva quanto dovesse pagare per avere un rapporto sessuale senza l'uso del profilattico.  Le donne mi hanno spesso parlato della rottura dei condom, dei clienti che li strappavano deliberatamente o che se li sfilavano quando le penetravano "alla pecorina".

Durante il periodo in cui ho lavorato nel bordello, il ventre di una donna ha iniziato a gonfiarsi. Tutti pensavamo che fosse incinta, ma lei insisteva di no e affermava che il ventre gonfio fosse causato dalla sindrome del colon irritabile. Alla fine se ne andò e in seguito scoprimmo che era incinta di sei mesi.

Negli ospedali e nelle cliniche, i lavoratori che maneggiano fluidi corporei come sangue, saliva, sperma, urina o feci indossano indumenti protettivi, guanti e occhiali protettivi. Nel bordello, anche se i preservativi erano tecnicamente obbligatori, né io né nessun altro avevamo alcun controllo su ciò che accadeva dietro le porte chiuse delle stanze del bordello.

Ogni rapporto avrebbe dovuto iniziare con la donna che ispezionava i genitali dell'uomo sotto la luce dei riflettori, sollevando il suo pene e controllandone i testicoli per verificare se avesse verruche o lesioni. Riuscite ad immaginare quanto questo sia imbarazzante ed umiliante per entrambe le parti? E comunque non c'è alcuna garanzia che questa procedura possa fornire la prova dell'esistenza di eventuali infezioni sessualmente trasmissibili contratte dall'uomo. Ad essere onesta, non sono sicura che le donne abbiano effettivamente rispettato questa procedura, perché nei due anni in cui ho lavorato in un bordello solo un uomo è stato allontanato in seguito ai risultati dell'ispezione.

Il bacio era considerato un servizio extra per il quale gli uomini pagavano un supplemento. Ma ciò significava che le donne erano esposte al contatto con la saliva degli uomini in bocca e in vagina, se facevano un cunnilingus. Ricevevano anche schizzi di sperma sul viso, sui capelli e negli occhi quando facevano una fellatio. Le "piogge dorate" (n.d.t. farsi urinare addosso)  erano un extra comune.

Nulla può rendere queste pratiche sicure ed esse diventano ancora più pericolose quando una delle parti è sotto l'effetto di droghe o alcool. Le malattie sessualmente trasmissibili sono un rischio del mestiere in tutti i bordelli, compresi quelli legali.

Anche le lesioni dell'ano e della vagina sono frequenti e in genere le donne devono prendersi una pausa di uno o più mesi per guarire. Tali ferite sono fisicamente ed emotivamente traumatiche e, poiché le donne non sono lavoratrici dipendenti, non vengono retribuite quando si prendono una pausa  per rimettersi in sesto.  

Gli acquirenti di sesso si aspettano di fare tutto ciò che vogliono sul corpo di una donna. Se stanno pagando un'ora, si aspettano di scopare per l'intera ora. Si aspettano di ottenere il valore dei loro soldi. Quindi le donne ricorrono a farmaci antidolorifici o a droghe illecite per anestetizzarsi.  E usano creme anestetiche topiche sull'ano e sulla vagina. Ma questo significa che non percepiscono il danno nel momento in cui viene arrecato, rendendo ancora più probabili le lesioni gravi.

Avere la vagina, l'ano e la bocca lese con violenza da uomini indifferenti per tutta la notte ha un grave impatto sul corpo. Le donne apparivano spesso molto più vecchie di quanto non fossero in realtà - il che è un noto segno di stress estremo e persistente.



8. NESSUNA ISPEZIONE SUL POSTO DI LAVORO

Da quando ho lasciato il bordello, ho svolto un lavoro regolare  nel settore  delle vendite e del marketing. WorkSafe, l'amministrazione che controlla l'applicazione delle leggi locali sulla salute e  sulla sicurezza del lavoro, ispeziona i locali ogni anno.

Quando lavoravo nel bordello, non ci sono mai state ispezioni. Se ne ce fosse stata una, ne sarei stata informata. E se avessero fatto anche un controllo frettoloso, avrebbero chiuso il locale. Il solo fatto di proiettare  video porno in ogni stanza lo rendeva un ambiente di lavoro poco sicuro.  Le donne sono state esposte a malattie sessualmente trasmissibili, a violenze e abusi. Queste condizioni non esistono in un lavoro normale.



9. LA VIOLENZA E' ENDEMICA

C'era almeno un episodio di molestia, abuso verbale, violenza o trattamento brutale nei confronti delle donne ad ogni turno  nel bordello. Anch'io ho subito molestie sessuali e abusi verbali da parte dei clienti; anche le telefonate erano moleste. Conosco un'altra addetta alla reception che è stata bloccata e ha avuto una pistola puntata alla tempia.

C'erano pulsanti di allarme antipanico in ogni camera, ma non sono mai stati utilizzati mentre ero lì. Era dato per scontato che le aggressioni facessero parte del lavoro.  Se le donne avessero premuto il pulsante antipanico, cosa che avrebbero avuto buone ragioni di fare più volte ogni sera,  io cosa avrei potuto fare? Ero da sola e il proprietario del bordello si aspettava che rimanessi alla reception per rispondere alle telefonate e lasciare entrare i clienti. Non c'erano addetti alla sicurezza e, per quanto ne so, nessun bordello a Melbourne li ha assunti.
Quindi, non desta stupore il fatto che le donne prostituite abbiano un tasso di mortalità molto più alto delle altre e abbiano maggiori probabilità di essere uccise. Mentre lavoravo nel bordello, una delle donne morì. Non abbiamo mai scoperto se  fosse stata uccisa dal  fidanzato o se fosse morta di overdose.   Nel 2017 Stacey Tierney è morta e il suo corpo è rimasto per oltre 12 ore nel Dreams Gentlemen's Club di Melbourne. Come può una donna morire sul posto di lavoro senza che nessuno se ne accorga?



10. DISSOCIAZIONE E DIPENDENZE

Trovavo  i clienti ripugnanti. Erano esigenti, volgari, sessisti, aggressivi e violenti e molti erano in condizioni igieniche spaventose. Parlavano delle donne come se fossero pezzi di carne, lamentandosi della loro "qualità". A volte mi sembrava insopportabile trovarmi accanto a loro. Riuscite ad immaginare cosa vuol dire essere nude con uomini del genere che vi palpano e vi penetrano? Molte donne riferiscono di fuggire mentalmente da questa realtà dissociandosi.

La dissociazione è il distacco psicologico dall'ambiente circostante quando è troppo orribile da sopportare. Una donna me l'ha descritta come un viaggio astrale. Altre hanno detto che si sono concentrate sul denaro e su ciò che avrebbero comprato con esso.

Un altro modo per dissociarsi è usare droghe o alcol. La maggior parte delle donne che conoscevo nel bordello erano dipendenti da qualche tipo di droga.

Ma in qualsiasi modo lo facessero, dissociarsi in quel modo ha un costo terribile per le donne.



11. SEGRETI E BUGIE

Quasi senza eccezione, le donne con cui ho lavorato  mentivano alla loro famiglia e ai loro amici e non rivelavano quello che facevano. Una donna con cui ero entrata in confidenza si era persino inventata una carriera immaginaria. Aveva aperto un sito Web e stampato biglietti da visita col nome di una società fittizia. Altre donne raccontavano di essere addette alle pulizie o all'imballaggio notturno. Alcune raccontavano di essere spogliarelliste, occupazione che è generalmente considerata un'alternativa migliore. Tuttavia le donne che conoscevo passavano dallo strip-tease alla prostituzione perché si sentivano più sicure e avevano l'impressione di avere più controllo in questa attività. Mentire crea confusione. Se si trattava di un ottimo lavoro, perché queste donne avrebbero dovuto mentire?

Ma allo stesso tempo, queste donne devono essere eccellenti attrici, fingere di godere dell'abuso e del degrado che sono pagate per sopportare. Per interessare gli uomini devono sembrare affascinanti e felici. Per ottenere una prenotazione da un cliente, devono convincerlo che lo trovano seducente ed interessante. E, in seguito, devono fingere di godere  e fingere persino un orgasmo.

Riuscite ad immaginare cosa possa comportare alla lunga tutto questo per la vostra salute mentale?



11. ISOLAMENTO SOCIALE

Nel bordello dove lavoravo la maggior parte delle donne faceva il turno di notte. Le notti di lavoro non hanno solo un impatto negativo sulla salute mentale e fisica; isolano anche dalla routine quotidiana. Ho notato che la maggior parte delle donne nel bordello  aveva relazioni sociali prevalentemente con altri uomini e donne di quel mondo.

Ho lavorato due notti alla settimana per quasi due anni. Non riuscivo mai a recuperare il sonno perduto e mi sembrava di essere in uno stato di permanente discronia (jet lag). La durata media del lavoro delle donne nel bordello andava dalle 7 di sera alle 6 del mattino.

Potete immaginare di fare turni di cinque o sei notti alla settimana per anni?

Anche se le donne lavoravano con  circa 10 altre donne, a seconda del turno, raramente parlavano fra di loro. Dovevano competere per ottenere l'attenzione dei clienti e ciò creava rivalità e risentimento.

La combinazione di tutti questi fattori faceva sì che molte donne venissero escluse dalla vita di familiari ed amici e si trovassero in una condizione di grave isolamento sociale.



12. MADRI SINGLE

Un'alta percentuale di donne nel bordello erano madri single. Dicevano di aver scelto la prostituzione per la flessibilità dell'orario. Molte di loro facevano il turno di notte e si prendevano cura dei bambini durante il giorno. Ma sicuramente  dovrebbero esserci opzioni migliori per le donne in generale e per le mamme in particolare. Ciò mi ha fatto comprendere quanto bisogno ci sia della parità di retribuzione e di maggiori opportunità per le donne e quanto bisogno ci sia di maggiore flessibilità affinché il lavoro possa adattarsi alle responsabilità della maternità. Nessuna donna dovrebbe essere costretta a ricorrere alla prostituzione.

Almeno due delle donne che conoscevo nel bordello si sono viste sottrarre la custodia dei figli quando le autorità hanno scoperto che erano prostitute. I loro ex-partner le avevano denunciate alle agenzie per la tutela dei minori. Questo mostra chiaramente il doppio standard e l'ipocrisia della società, perché non ho mai sentito parlare di un cliente che abbia perso per questo la potestà sui propri figli.



14. NON SI PUO' INSERIRE LA PROSTITUZIONE NEL CURRICULUM VITAE

Anche se la mia qualifica professionale era di "manager di bordello" e si trattava di un lavoro regolare con competenze trasferibili, non l'ho mai inserita nel mio curriculum. Ho detto invece che ero amministratrice di un centro massaggi, ma anche questo titolo suonava un po' losco. Non si può indicare su un CV che  ci si prostituiva. Quindi, come possono ottenere un altro lavoro le donne che si prostituiscono se nel curriculum devono rendere conto di ogni settimana della loro vita? E le abilità apprese nel bordello (dissociazione, adulazione [dei clienti], capacità di sopportazione) sono difficilmente utilizzabili in un'attività normale.

Dunque, per la maggior parte delle donne il bordello era un vicolo cieco. Era doloroso da osservare. Man mano che le donne invecchiavano, erano sempre meno richieste dai clienti. Per alcune l'unica opzione era diventare manager del bordello o receptionist. Non c'era davvero altra via d'uscita per molte di loro.



15. NESSUNO FA ALTERNANZA SCUOLA LAVORO IN UN BORDELLO

Nelle scuole superiori australiane gli studenti fanno esperienze di lavoro dal decimo al dodicesimo anno di scuola all'età di 16-18 anni. Fanno stage in diverse industrie, attività commerciali, professionali, hotel, negozi. Non ho mai sentito parlare di una studentessa che abbia fatto tirocinio in uno strip club o in un bordello e i consulenti scolastici non lo consigliano mai.

Ammettiamolo: nessun genitore vuole che  sua figlia finisca in un bordello e nessuno vuole che vi finiscano le persone che ama.



16. L'INDUSTRIA DEL SESSO E' INTRINSECAMENTE SESSISTA

Perché molte persone possono vedere chiaramente il problema del sessismo nella pubblicità e nell'industria cinematografica, ad esempio, ma sono cieche nei confronti del sessismo nella prostituzione? Nei miei due anni nel bordello, non ho visto una sola cliente. Erano tutti maschi. Tutti.

E le persone che hanno comprato erano donne. Tutte. Ci sono persone che si prostituiscono di sesso maschile, ovviamente, ma sono quasi sempre gli uomini a comprarle.

La prostituzione è intrinsecamente sessista. Niente potrà cambiarla.

Quando legalizziamo l'industria del sesso, legalizziamo il sessismo e l'oppressione sessuale delle donne. Ecco perché sostengo il modello nordico.