martedì 14 ottobre 2014

Le persone prostituite si sentono più sicure in Svezia che negli altri Paesi dove hanno venduto sesso


Periodicamente  vengono evocati i presunti effetti nefasti che la legge svedese sulla prostituzione avrebbe provocato, in particolare violenza e clandestinità.  Che si tratti di una leggenda nera facile da sfatare  lo dimostra questo dossier predisposto dall'organizzazione ZéroMacho, più precisamente da Didier Bois


La Cancelliera della Giustizia svedese, così come i procuratori e i poliziotti ( che sono tutti persone attendibili) e gli assistenti sociali attestano che le persone prostituite dicono loro di sentirsi più  sicure in Svezia che negli altri Paesi in cui hanno venduto sesso. I magistrati e i poliziotti comprovano anche il successo del modello nordico di divieto di acquisto dei rapporti sessuali, "uno sbarramento contro la tratta", e smentiscono la leggenda della clandestinità diffusa negli altri Paesi europei dall'industria del sesso.

 

Il rapporto governativo di valutazione della legge (2010)

In Svezia una commissione indipendente e presieduta dal Cancelliere della giustizia ha concluso che la legge ha avuto effetti sostanzialmente positivi su tutte le persone coinvolte (ad eccezione dei magnaccia, dei trafficanti e dei clienti). il numero delle prostitute di strada si è ridoto della metà.

Evoluzione della mentalità: il 13,6% degli uomini pagava "prestazioni sessuali" prima del 1999 e la maggioranza della popolazione era contraria alla legge.  Oggi, meno dell'8% degli uomini acquista prestazioni sessuali e il 70% della popolazione è favorevole alla legge di criminalizzazione dell'acquisto dei rapporti sessuali.

La prostituzione in rete è aumentata in Svezia come altrove e non è attribuibile alla legge, ma allo sviluppo di Internet. Si trovano molti più annunci on line nei Paesi vicini.

Dopo aver ascoltato le testimonianze delle donne prostituite e delle ex prostitute, degli assistenti sociali, dei poliziotti e di altre persone direttamente interessate, nel 2010 la commissione ha concluso che la legge rappresentava un ostacolo all'insediamento dei trafficanti e dei magnaccia e aveva determinato una riduzione della criminalità organizzata.   

http://www.regeringen.se/content/1/c6/14/92/31/96b1e019.pdf

 

Constatazioni dei magistrati

La magistrata internazionale di Stoccolma Lise Tamm, la Cancelliera della giustizia svedese Anna Skarhed, il procuratore Thomas Ahlstrand di Göteborg hanno tutti confermato l'efficacia del modello nordico (che penalizza i clienti) nella repressione della tratta. Tutte queste persone attendibili hanno anche smentito formalmente l'opinione che la legge abbia spinto alla clandestinità le persone prostituite. Al contrario! Esse hanno affermato che le persone prostituite sono più sicure grazie alla legge che vieta l'acquisto dei rapporti sessuali.

 

Lise Tamm, procuratore capo del tribunale internazionale di Stoccolma, davanti alla Commissione speciale francese sulla prostituzione, ha detto il 5 novembre 2013:

 

"Nel 1999, quando la legge è stata approvata in Svezia, si pensava che la prostituzione sarebbe diventata clandestina. Ora, questa legge è in vigore da parecchi anni e non abbiamo assolutamente constatato una maggiore vulnerabilità, un rischio più accentuato per le donne [che si prostituiscono]. Assolutamente. Al contrario! Esse ricevono maggior sostegno dai servizi sociali e dalla polizia che cerca di salvarle. [Che la legge sulla prostituzione abbia prodotto un aumento della clandestinità] è un mito infondato. Coloro che continuano a sostenerlo, portino le prove! Prove che io non ho mai visto. Eppure opero sul campo!...E' un mito...E' un argomento infondato...All'epoca, nel 1999, pensavo che la prostituzione sarebbe diventata clandestina. Non era vero!"

 

Lise Tamm nega che la legge svedese abbia prodotto un deterioramento delle condizioni di vita delle persone prostituite e parla, al contrario, di una loro maggior tutela.

http://rememberresistdonotcomply.wordpress.com/2013/11/20/une-procureure-de-stockholm-decrit-la-reussite-de-l-abolitionnisme-en-suede/

 

Il procuratore Thomas Ahlstrand di Göteborg guardava con scetticismo alla legge del 1999.

"Prima del 1999, pensavo: "Perché dovremmo intervenire  nella sfera privata delle persone?" Poi ha iniziato a occuparsi della tratta delle persone a scopo di sfruttamento sessuale e ha constatato l'efficacia del modello nordico. "Grazie al divieto di acquisto del sesso, ci è più facile identificare magnaccia e trafficanti. Oggi penso che questo divieto sia una delle migliori invenzioni svedesi".

Secondo il procuratore svedese, la cosa è molto semplice: "Il divieto di acquisto di sesso dà accesso alle organizzazioni sulla tratta delle persone, un accesso che non avremmo mai avuto in caso contrario". (Marzo 2014).

La Cancelliera della giustizia svedese, Anna Sharked, ascoltata come esperta in un'udienza pubblica in Germania al Bundestag (marzo 2014), osserva: "Da voi circolano molti miti sulla legge svedese sulla prostituzione. Oggi avrete l'occasione di sentir parlare della realtà. Quando abbiamo approvato questa legge, avevamo due speranze: arrivare a dissuadere i compratori di sesso e ridurre il numero delle donne costrette a prostituirsi. Volevamo anche rendere la Svezia un Paese meno attraente per i trafficanti. Abbiamo raggiunto gli obiettivi che ci eravamo prefissi".

http://ressourcesprostitution.wordpress.com/2014/03/23/voie-suedoise-et-impasse-allemande-emma/

 

3. Anche gli assistenti sociali svedesi constatano la maggior sicurezza delle persone prostituite in Svezia rispetto agli altri Paesi europei.

Lisa Green, assistente sociale di Malmö, ha confutato il mito secondo il quale le prostitute sarebbero precipitate nell'illegalità e le assistenti sociali non sarebbero più riuscite a raggiungerle. E' accaduto esattamente il contrario, ha dichiarato Lisa Green. "Noi diciamo chiaramente alle donne che non devono essere loro, ma i clienti a provare un senso di colpa e di vergogna. E' per questo che si fidano di noi. Inoltre  continuiamo a raggiungere le donne là dove si trovano: in strada, negli hotel, in rete" (Udienza pubblica al Bundestag, marzo 2014)

http://ressourcesprostitution.wordpress.com/2014/03/23/voie-suedoise-et-impasse-allemande-emma/

 

"Minori violenze, salari più elevati, il "mercato" svedese sembra più sicuro per le prostitute". Miki Nagata (assistente sociale a Stoccolma) si occupa di una giovane donna che, dopo essere stata escort in Germania, esercita oggi in Svezia. "Si sente più sicura, perché sa che può recarsi dalla polizia se è vittima di un cattivo cliente. La legge riequilibra un po' il rapporto di forza in senso favorevole a queste donne".


 

Karin Sidenvall, assistente sociale al Centro sulla prostituzione di Stoccolma (pubblico e gratuito), stima che non  si sia avuto alcun peggioramento delle condizioni delle persone prostituite in seguito alla penalizzazione dei clienti:

"Le persone che vengono da noi non ci riferiscono di un peggioramento delle loro condizioni. E non mi hanno mai parlato di clienti più violenti dopo la penalizzazione. Notiamo, al contrario, che   esse sentono che la legge riconosce la loro sofferenza. Per loro, questa legge riconosce che la prostituzione è una violenza che subiscono".


 

Così, l'associazione di prostitute svedesi PRIS è molto favorevole alla penalizzazione dei clienti e raccomanda il modello nordico a tutti i Paesi del mondo.

http://www.nätverketpris.se/goals.html

 

4. La polizia svedese  afferma che la penalizzazione dell'acquisto dei rapporti sessuali è diventata la principale arma nella lotta contro la tratta.

Lo confermano le intercettazioni telefoniche. La polizia smentisce formalmente il mito della clandestinità e attesta che le persone prostituite confidano di sentirsi più sicure in Svezia.

Simon Häggström, capo della squadra antiprostituzione di Stoccolma, udito dal Senato francese il 20 maggio 2005, osservò: " Le donne prostituite dicono che la Svezia è un Paese più sicuro degli altri. Molte hanno precedentemente venduto sesso in altri Paesi europei e dicono che gli svedesi che le frequentano hanno molta paura, perché sanno che la polizia li cerca e che devono comportarsi bene perché in caso contrario la donna può chiamare la polizia senza incorrere in alcuna sanzione" (30° minuto dell'intervista)".

L'ispettore Simon Häggström dichiarò anche: "8 clienti su 10 ammettono immediatamente sul posto di aver commesso il reato. 9 donne prostituite su 10 testimoniano. Quando si arrestano dei clienti, molto spesso si trovano i magnaccia. In un giorno solo, quindi si può arrestare un cliente, un magnaccia e si può indirizzare una vittima da un'assistente sociale. L'applicazione di questa legge non richiede enormi risorse: 2 poliziotti e in un solo giorno si concludono molti casi".  (27° minuto dell'intervista).

A Stoccolma prima della legge si potevano contare 80 persone che si prostituivano. Oggi sono solo una dozzina.

Nel 1995 in Svezia, c'erano circa 2500 persone che si prostituivano. Oggi penso che ve ne siano circa 1000. Quindi la tratta e la prostituzione non sono più problemi gravi in Svezia.

Consenso politico: tutti i partiti apprezzano la legge, anche il partito d'opposizione. Tutti pensano che sia una buona legge e vogliono mantenerla in vigore. E' certo la sola cosa sulla quale sono tutti d'accordo.

Tutti i sondaggi hanno dimostrato che l'opinione pubblica è al 70% favorevole alla legge e questo sostegno è particolarmente forte fra i giovani. Eppure, prima della promulgazione della legge, la popolazione svedese era contraria alla criminalizzazione dei clienti.

Si sono registrate delle conversazioni tra magnaccia che sostengono che la Svezia non sia un buon mercato. Dicono che questa legge non gli sta bene, che anche nel caso in cui non vangano arrestati, potrebbero venire arrestati i loro clienti. Quindi non guadagneranno denaro. E sostengono  che andranno in altri Paesi europei con legislazioni differenti. http://videos.senat.fr/video/videos/2014/video22850.html

 

Mats Paulsson, della sezione di lotta contro la tratta di Västra Götaland: "Per noi, questa legge è veramente utile per svolgere indagini sulla tratta. Ci consente di penetrare nell'ambiente della prostituzione e i clienti ci forniscono molte informazioni... I magnaccia che operano in Svezia devono spostarsi continuamente per non essere scoperti".

 

Kajsa Wahlberg, commissaria del Consiglio nazionale della polizia e autrice del rapporto nazionale sulla tratta, spiega il funzionamento della legge: "Capita abbastanza spesso che i poliziotti riescano a scoprire un magnaccia in seguito all'arresto di un cliente. Mentre stanno raccogliendo la testimonianza della donna, il prosseneta entra nell'appartamento, chiedendosi perché non risponda al telefono da mezz'ora". Kajsa Wahlberg sostiene che in Svezia non sia possibile lo sviluppo di reti di trafficanti: "I trafficanti controllano al massimo 2 o 3 ragazze".

Zanna Tvilling, della polizia di Stoccolma, conferma e aggiunge che capita abbastanza spesso che i clienti testimonino nei casi di tratta o di sfruttamento della prostituzione.


 

5. Prova, grazie alle cifre, della tutela assicurata dal modello svedese:

Dal 1998 al 2013, si sono avuti 127 omicidi di persone che si prostituivano nei Paesi Bassi, mentre in Svezia è stata assassinata una sola prostituta (dal marito e non nell'ambito della prostituzione) nello stesso periodo (Nothern Ireland: Official Report, 9 gennaio 2014, Committee for Justice: Human Trafficking and Exploitation, page 5)

Svezia = 9 milioni di abitanti

Paesi Bassi = 16 milioni di abitanti


 

Questa maggior sicurezza delle persone che si prostituiscono è stata notata anche dalla giornalista Joan Smith:

"Gli uomini svedesi vogliono solo coiti e rapporti orali. Sanno che devono comportarsi bene se non vogliono essere arrestati. Si astengono dall'essere violenti" (Joan Smith, The Indipendent, 26 marzo 2013)



 

 

 

martedì 7 ottobre 2014

Fiera di essere femminista. Testimonianza di una nativa canadese sopravvissuta alla prostituzione

Intervento di una sopravvissuta alla prostituzione alla Conferenza promossa dall' Aboriginal Women’s Action Network, dal titolo «One is Too Many», Vancouver (C.-B.) Coast Salish Territories,  26 marzo 2009.

Buongiorno,
sono una discendente dei Kwakwakeuk e dei Coast Salish. Voglio ringraziare il popolo Coast Salish perché ci permette di essere qui, sui loro territori non ceduti. Discendo da generazioni di avi oppressi dai governi e dalle chiese. I miei genitori e i miei nonni sono tutti il prodotto delle scuole residenziali indiane. Io stessa ho subito il prolungamento del programma governativo di distruzione dell'unità del nostro popolo. Sono stata vittima di quello che oggi viene  definito il rapimento di bambini aborigeni degli anni Sessanta e sono stata collocata presso famiglie affidatarie violente ed abusanti.
Qui, sulle nostre terre ancestrali, abbiamo  visto perpetrare la violenza fisica e sessuale in modo sistematico e abbiamo subito incesti e molestie dai padri, dagli zii, dai  genitori affidatari. Questa violenza sessuale ci ha addestrato a quella futura. A 14 anni ho iniziato a fuggire da queste famiglie affidatarie. Sono arrivata a Vancouver a 15 anni e ho trovato mia mamma in un piccolo albergo fatiscente: il Sunrise Hotel. La sua forza era stata spezzata nella scuola residenziale che era stato il luogo di addestramento a ciò che l'avrebbe attesa nel futuro: uomini violenti e prostituzione. Mia madre ha pianto fino al giorno della sua morte. A 15 anni ho formato una famiglia nel quartiere più povero di Vancouver con altre persone come me, una famiglia da me creata o che è stata creata per me.
Mi sentivo un peso per la mamma che fruiva di un modesto assegno sociale. Sapevo che non era in grado di sopportare questo onere. Non avevo molte possibilità di scelta.
Così, quando ho incontrato quello che sarebbe diventato il mio ragazzo e il mio magnaccia, sono stata subito disposta a fare quel che ho fatto per sopravvivere. Sono stata preparata, addestrata, incoraggiata a prostituirmi dalle sue "belle" parole: "Lo fanno tutte!"  e dalle sue promesse: "Non ti amerò di meno". Ricordo di aver iniziato a prostituirmi molto giovane; ero ancora una bambina... e di aver pianto parecchio prima di addormentarmi...piena di vergogna e di rimorsi. Ho iniziato a  consumare droghe ed alcool per reprimere questi pensieri ed emozioni. In quel periodo della mia vita, ho pensato che questo fosse il mio destino e che non sarei mai riuscita a trovare niente di meglio. Il mio magnaccia confermava le mie convinzioni: "Nessuno vorrà più saperne di te". Mi sono così adattata ad una situazione difficile, che consisteva nel fatto che la mia vita era un incubo e che l'incubo sarebbe continuato qui in città.
Durante il periodo che ho trascorso in strada sono stata aggredita con coltelli e pistole, fisicamente e sessualmente, tante di quelle volte  da non poterle contare neppure se lo volessi. Molte volte mi sono trovata con gli occhi pesti e senza sapere a chi rivolgermi. Sono stata aiutata da alcune organizzazioni che mi hanno dato dei preservativi, moduli di denuncia degli aggressori e false speranze. Ho raccontato la mai storia all'organizzazione Alliance for the Safety of Prostitutes e ho partecipato a una sua campagna. Ho indossato t-shirts che recavano  la scritta: " A blow-job is better than no job " (Un pompino è meglio della disoccupazione). Mi hanno dato preservativi per proteggermi dalle malattie e dalle gravidanze, ma non mi hanno offerto alternative. Non mi hanno offerto mezzi per uscirne. Tutto ciò mi ha confermato nell'idea che questo fosse il mio "destino".
Non erano disponibili né alloggi, né corsi di formazione, né altre occupazioni.
Mi ricordo di aver sentito parlare di donne che erano sparite o erano state trovate morte mentre "stavano lavorando" in strada.  "Stavano lavorando": non mi piace usare questo verbo nella stessa frase in cui compare la parola "prostituzione". Non era un lavoro. Non c'erano vantaggi.  Non mi sono stati pagati gli elevati rischi corsi e i danni subiti, perché non era un lavoro: gli uomini pagavano per stuprarmi. Se non mi fossi imposta la regola di non uscire dalla città con un cliente, sarei morta anch'io. Sono stata avvicinata da uomini che volevano condurmi fuori dalla città.
Le mie amiche non hanno avuto l'opportunità di raccontare la loro storia, perché sono state trovate morte in luoghi come la fattoria di Pickton. Le piango. Ho anche contribuito a decorare un   totem in memoria di quelle che sono scomparse o che sono state trovate morte. Altre nostre sorelle spariscono ancora ogni giorno.
Nel corso dell'ultimo anno, ho appreso che due delle nostre ragazze si sono suicidate piuttosto di continuare ad essere pagate per essere stuprate. Si sono lanciate dal balcone per sfuggire alla violenza della prostituzione. Queste giovani hanno vissuto in luoghi come la Beach Avenue e hanno lavorato  per agenzie di escort di lusso  sedicenti sicure. E' triste quando il suicidio  sembra essere l'unica opzione rimasta, ma ciò accade di continuo.
Quello che sappiamo è che donne e bambine aborigene subiscono danni nel momento stesso in cui ne parliamo. Donne e ragazze ricorrono ad alcool e droghe per resistere.
Quando mia madre è morta a 38 anni, io ne avevo 22. Questo  evento ha segnato un punto di svolta nella mia vita. Non avevo più motivo di restare nel quartiere Downtown Eastside.
Ho cercato di trovare aiuto presso i centri di disintossicazione e di seguire il programma degli Alcolisti Anonimi. Non c'erano servizi concepiti per aiutare le donne ad uscire dai marciapiedi. C'era solo il modello della "riduzione del danno", dei preservativi e dei moduli di denuncia degli aggressori. Abbiamo un sacco di problemi da affrontare quando lasciamo il marciapiede. La vergogna, il disturbo da stress post-traumatico, lo spaesamento, la mancanza di autostima. Non avevo  istruzione ed esperienza per trovare un lavoro e non avevo accesso ad un alloggio sicuro e  a prezzi accessibili.
Quindi, quando dite di volerci offrire aiuto, noi rispondiamo che "Vogliamo fare veri lavori, non pompini".
Alcuni sostengono di avere il sostegno degli Aborigeni per promuovere i bordelli e la legalizzazione della prostituzione. Noi donne aborigene diciamo di volere altro. Vogliamo lasciare questa realtà in eredità ai nostri figli e ai nostri nipoti? Ho sentito dire che la prostituzione è il più vecchio mestiere del mondo. Se fosse così, come mai gli Aborigeni non hanno nemmeno un sostantivo nelle lingue tradizionali per indicare questa attività? Non fa parte della nostra cultura, non è questo che voglio lasciare ai miei figli. La prostituzione non è altro che violenza contro le donne, perché vorremmo lasciarla in eredità ai nostri figli? Come nativi, pensiamo alla salute nei termini propri della ruota della medicina, ossia come salute fisica, emotiva, mentale e spirituale. La prostituzione colpisce tutti questi ambiti e ci vogliono molti anni per guarire. Ancora dopo tanti anni, mi capita di piangere e di vivere il lutto della bambina che ero e che ha perso l'innocenza.
L'anno scorso abitavo nel quartiere di Downtown Eastside e ho visto una donna sulla cinquantina, una nonna sul marciapiede da due anni a causa della soppressione del sussidio. La prostituzione non avrebbe dovuto rappresentare la sua unica opzione di sopravvivenza. E' una vergogna che un Paese ricco di terre e di risorse non sia in grado di offrire un reddito annuo garantito ad una donna nativa.
Alloggi, un welfare migliore, maggiore formazione professionale e accesso all'istruzione senza il rischio di vedersi tagliate fuori dal welfare. Vogliamo più posti nei centri di disintossicazione e reali alternative per le donne che sono ancora sui marciapiedi. Abbiamo bisogno di programmi migliori di uscita dalla prostituzione, non di un bordello affinché i bianchi milionari che verranno a vedere le Olimpiadi del 2010 possano stuprare le donne più facilmente.
Vergognatevi se immaginate che noi, donne aborigene, difenderemo e promuoveremo gli interessi della lobby favorevole ai magnaccia.
Uso la mia esperienza per farvi comprendere cos'è accaduto e cosa continua ad accadere alle nostre donne e ai nostri bambini aborigeni. Voglio essere una voce per quelle che non possono parlare a causa delle circostanze in cui si trovano.
Quando avevo 14 anni e fuggivo da famiglie affidatarie dove si abusava sessualmente di me, cercavo mia madre. Cercavo sicurezza, protezione ed amore.
Quando finalmente ho trovato aiuto, è stato da donne del movimento femminista. Mi hanno aiutato a nominare la violenza che era stata commessa nei miei confronti. Credevano nella nozione radicale che io fossi un essere umano degno di sicurezza, di rispetto, di dignità, meritevole di avere una casa e un lavoro o una carriera.
Vivo ancora con i dolorosi ricordi del mio passato, ma non mi vergogno di me. Oggi sono una femminista autoctona fiera di esserlo. E sono orgogliosa di stare con le mie sorelle che si oppongono alla violenza sulle donne e sui bambini e che esigono che veniamo trattate con rispetto e dignità nelle nostre terre ancestrali.
Non lottiamo soltanto per i diritti delle nostre donne e dei nostri bambini aborigeni, ma lottiamo per il diritto di tutte le donne e di tutti i bambini a vivere liberi dalla violenza e dalla minaccia di diventare prostitute o vittime della tratta. Lottiamo per i diritti di tutte le donne e di tutti i bambini perché ciò che accade alle donne e ai bambini aborigeni accade alle donne e ai bambini di tutto il mondo.
Voglio ringraziarvi di essere qui oggi, di ascoltare le mie parole e di unirvi alla lotta per porre fine alla violenza contro donne e bambini.

venerdì 3 ottobre 2014

Manifesto dei terapeuti tedeschi del trauma contro la prostituzione

 
 
"La prostituzione non è assolutamente un mestiere come un altro. E' umiliazione, tortura e sfruttamento. Le persone che si prostituiscono provano molto orrore e disgusto, che devono reprimere per sopravvivere". Così dice Michaela Huber, psicologa e presidente della Società tedesca del trauma e della dissociazione.
"Nel sistema della prostituzione, le donne sono sistematicamente umiliate, usate e ridotte alla condizione di oggetti" spiega Lutz Besser, direttore del Centro di psicotraumatologia e di terapia del trauma della Bassa Sassonia.
"La prostituzione affonda le sue radici nella violenza esercitata sui bambini. E la società non dovrebbe occultare o negare questa violenza!" protesta Suzanne Leutner, vice presidente dell'associazione dei terapeuti del trauma EMDRIA.
Terapeuti tedeschi di primo piano insistono sull'importanza che la società acquisti consapevolezza del problema e sostengono la campagna "Stop all'acquisto di sesso". L'organizzazione, una coalizione di cittadini e di centri di esperti di traumi, chiede che i clienti vengano sanzionati, in conformità al modello svedese: "L'obiettivo non è quello di criminalizzare le prostitute, ma di focalizzare l'attenzione sui clienti, la cui domanda crea il mercato. Sono loro i responsabili del fatto che un numero crescente di giovani donne provenienti dai Paesi più poveri del mondo vengano condotte in Germania per esercitare la prostituzione". "E questo perché la realtà delle donne nella prostituzione è glorificata o banalizzata e ignorata e lo sfruttamento sessuale delle donne in questo modo viene normalizzato e consolidato".
Questa posizione chiara da parte di terapeuti esperti nel trattamento delle persone traumatizzate è, per così dire, clamorosa. Tra i terapeuti che hanno aderito all'iniziativa vi è il professor Günter Seidler, direttore del Dipartimento di traumatologia all'Università di Heidelberg e pioniere della ricerca tedesca sul trauma. "Ci sono già fin troppe persone psicologicamente traumatizzate. Le sofferenze mentali della prostituzione sono evitabili" dice Seidler, uno dei primi 90 firmatari dell'Appello per l'abolizione della prostituzione lanciato dalla rivista EMMA.
"La prostituzione è violenza, non è una professione!"  accusa il professor Wolfgang U. Eckart, direttore dell'Istituto di storia ed etica della medicina a Heidelberg sulla rivista Trauma and Violence.  Sostiene: "C'è ben poca libertà nella prostituzione in generale e non ce n'è proprio nella prostituzione soggetta allo sfruttamento dei prosseneti. La palese asimmetria di potere e il potenziale di violenza insito nel rapporto tra il prosseneta e la prostituta generano, in questa che  rappresenta la forma più antica di riduzione in schiavitù delle donne, relazioni costitutive di dipendenza che creano quasi automaticamente l'ambiente propizio alla pratica di atti traumatizzanti di violenza di ogni sorta".
La dottoressa Ingeborg Kraus è l'iniziatrice della protesta dei terapeuti. La traumatologa di Karlsruhe ha lavorato in Bosnia con le vittime degli stupri di guerra e al ritorno nelle cliniche tedesche di traumatologia ha scoperto che "anche qui, una paziente su due aveva subito violenze sessuali". Ad un certo punto, Kraus si è stancata di "lavorare per riparare i danni [subiti dalle donne che si rivolgevano a lei]" Si è detta: "Voglio impegnarmi anche nella prevenzione!" Questa include per lei la lotta contro la prostituzione. "Nei miei lunghi anni di esperienza psicoterapeutica, ho seguito alcune prostitute e sono venuta a conoscenza degli eventi che le hanno indotte a prostituirsi. Mi è apparso, così, chiaro che la prostituzione era, in tutti i casi, la continuazione delle esperienze violente che avevano vissuto in passato".
Michaela Huber, basandosi sulla sua esperienza terapeutica e su quella di "molti, molti colleghi", non può che confermare quanto detto. "Chi può concepire anche soltanto l'idea di vendere il proprio corpo? La condizione che la rende possibile è l'alienazione dal proprio corpo". E prosegue: "Provate ad immaginare: bisogna farsi penetrare molte volte da sconosciuti. L'alienazione è necessaria, per poterlo fare. Ci si lascia dietro solo un guscio vuoto che può ancora compiere alcuni gesti e movimenti".
Questa proiezione di sé all'esterno - dissociazione nel gergo degli specialisti - le vittime di violenza sono state costrette ad apprenderla rapidamente. Non è un caso che vi siano studi che dimostrano che la maggioranza delle donne (e degli uomini) che esercitano la prostituzione abbiano subito nell'infanzia abusi sessuali o altre forme di violenza traumatica o di negligenza.
Anche il traumatologo Lutz Besser chiede un ripensamento a proposito dell'accettazione della prostituzione. Egli teme che ci sia il rischio di cadere nell'era glaciale dell'etica."La morale è una parte della questione" dice Besser. "Ma l'etica induce anche a porsi la domanda: "Che cosa succede ad altre persone quando faccio qualcosa?" Questa, però, è una domanda che i clienti non si pongono. "Gli uomini che frequentano prostitute non si rendono conto che la maggior parte delle donne dell'industria del sesso subiscono pressioni e costrizioni. Una società che legittima questo pretende che la prostituzione sia trattata come la cosa più normale del mondo", spiega il terapeuta. "Ed è un peccato che la nostra società non abbia una posizione più chiara su questo punto!".
A Berlino, i politici stanno consultandosi. Non solo sul modo in cui la prostituzione dovrebbe essere regolamentata giuridicamente; dovranno anche decidere la posizione della nostra società al riguardo: se la prostituzione debba continuare ad essere "un mestiere come un altro" o se sia contraria alla dignità umana e distrugga le persone. I terapeuti che sottoscrivono questo appello sperano che i politici smettano di affidare a loro un numero sempre più grande di persone traumatizzate e scelgano infine la via della prevenzione.
 
Firmatari
Lutz Besser, specialista in psichiatria e in psicoterapia, KJP psichiatra KJP, direttore del Centro di psicotraumatologia e di terapia del trauma della Bassa Sassonia;
Professor Wolfgang U. Eckart, direttore dell'Istituto di storia e di etica della medicina, Heidelberg;
Michaela Huber, psicologa, presidente della Società tedesca di traumatologia e dissociazione, Kassel;
Karin Hübner, terapeuta infantile e psichiatra degli adolescenti;
Brigitte Jahnke, psicologa, Clinica di psicoterapia, Bad Salzuflen
Dottoressa Ingeborg Kraus, psicologa, psicoterapeuta;
Anja Lech Leitner, psicologa, Worms;
Susanne Leutner, psicologa, vicepresidente dell'EMDRIA;
Katya Paternoga, Clinica di psichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza, Rathenow;
Dottor Günter Seidler, direttore del Dipartimento di psicotraumatologia all'Università di Heidelberg;
Uschi Timm-Winkmann, psicologo del profondo, Karlsruhe;
Mia Thiel, operatrice della linea telefonica di emergenza per ragazze e donne stuprate, Mainz
 

 

martedì 30 settembre 2014

" Dall'abbattimento degli animali a quello delle puttane c'è solo un passo (ovvero, perché una prostituta ha scelto di diventare vegetariana)"





Abbiamo ricevuto questo testo da una giovane donna che è stata aiutata dalla delegazione del Mouvement du Nid del Nord-Pas-de-Calais, dopo aver esercitato la prostituzione nei bordelli del Belgio.
Ora sta scrivendo un libro e noi siamo molto fieri di pubblicare questo brano intitolato " Dalla macellazione degli animali a quella delle puttane c'è solo un passo (ovvero, perché una prostituta ha scelto di diventare vegetariana)".
 
Il campanello del salone suona, esattamente come quello di qualsiasi altro negozio. In quel momento, la ragazza alla cassa grida: "Entri!" Si odono allora i primi passi del cliente nella casa (chiusa). La barista alla cassa,  una vera bomba  come la definiamo, va ad accoglierlo. In quel preciso momento, mentre il cuore mi batte forte, indosso il mio paio di scarpe che mi farà sembrare più alta di almeno 15 cm.
In fila, dietro alle altre ragazze, mi preparo psicologicamente. Vengo avanti, sicura di me, e mi posiziono a fianco della collega. Siamo tutte allineate davanti a lui. Ben vestita, con un abito a tubino, che sottolinea le mie forme, fisso il cliente negli occhi e attendo che emetta il verdetto.
Si può leggere una grande esitazione nei suoi occhi; ci squadra tutte, ci fissa dalla testa ai piedi e si prende il tempo necessario a fissare lo sguardo sul nostro seno, per lasciarsi andare infine a un "E' tutto quello che avete?" come se si trovasse dal macellaio all'angolo. Decide lo stesso di lasciarsi tentare da me. Molto presto mi fa capire, però, che gli dispiace che io non sia un taglio di carne di prima categoria. Capisco allora di quale morte mi vuol far morire, sono qualcosa che si mette sotto i denti, sono carne tritata col 15% di grasso,di basso costo, carne da discount.
Durante l'atto  non sento nulla. Aspetto soltanto. Aspetto che l'orco abbia finito il pasto, che abbia finito di masticarmi, di mangiarmi. Aspetto che il quarto d'ora passi. Un po' più tardi, nel corso della giornata, fra un cliente e l'altro, mi prendo il tempo di mangiare un boccone, un bicky con formaggio, pancetta e un pezzo di carne. L'ennesimo cliente suona alla porta, stessa piccola cerimonia e stessa osservazione di diversi clienti. "Ci sono solo queste?"
Di nuovo un cliente sceglie me. Macellazione intensiva del mio corpo. In piena azione, inizio a chiedermi: "Perché? Perché ho avuto bisogno di mangiare della carne nel mio burger, carne  che non era davvero tale, perché composta dagli scarti di altri animali abbattuti? Perché questo uomo ha bisogno di un rapporto sessuale che non è davvero tale, in quanto io non partecipo, è come se non ci fossi, simulo? Questo lo appaga? Il mio burger mi ha appagato? No".
E' abbastanza facile identificarsi con gli animali abbattuti quotidianamente quando si fa la puttana. Vengo abbattuta tutti i giorni, abbattuta dalla fatica, abbattuta dagli uomini che mi passano sopra, tutto per soddisfare i propri desideri, per godere.
Ho bisogno di mangiare carne tutti i giorni? Anzi: ho bisogno di mangiare carne? No. La mangio per un solo motivo: per soddisfare le mie voglie. Ho il diritto di regalarmi una buona bistecca con patatine fritte senza pensare alla sofferenza che c'è dietro, alla sofferenza di un animale, di una vita? Un uomo può provare piacere a costringermi a fare quello che vuole, solo perché mi ha pagata? Crede veramente che mi piaccia far sesso con lui?
Preferisce mettersi il paraocchi piuttosto di pensare a tutto il dolore che provo quando sceglie me, prodotto non di prima categoria. Preferisce non pensare al modo in cui funziona questa casa chiusa, nella quale vengo macellata ogni giorno, perché l'indomani possa regalarsi le mie cosce, così come si regala le cosce di pollo trangugiate a pranzo.
Non lo vedete il rapporto tra me e gli animali macellati? Eppure c'è. In entrambi i casi non si prende in considerazione l'altro. In entrambi i casi, c'è un essere vivente. Invece di chiedervi di che morte volete che muoia il vostro prossimo, [quale sorte volete riservare al vostro prossimo] chiedetevi cosa potete fare per cambiare tutto ciò.

mercoledì 24 settembre 2014

In che modo il governo tedesco sostiene gli sfruttatori della prostituzione




Abolizione 2014 in collaborazione con le iniziative abolizioniste tedesche, europee, canadesi e statunitensi


A proposito dell'audizione del Ministero federale tedesco della Famiglia, delle Persone Anziane, delle Donne e dei Giovani (1) sulla regolamentazione dell'industria della prostituzione tenuta il 12 giugno 2014 e resa pubblica il 26 giugno 2014.
 
Il 12 giugno 2014 si è tenuta un'audizione sul progetto di riforma della legge sulla prostituzione, al fine di ottenere una "panoramica generale" sull'argomento. L'audizione si è tenuta a porte chiuse. Il pubblico non è stato neppure informato su chi è stato consultato e invitato dal Ministero federale come esperto chiamato ad esprimere il proprio parere.(2)
Prima che il governo tedesco vada in ferie, crediamo sia importante svelare un segreto che sta evidentemente molto a cuore al ministero responsabile che non vuole si sappia quali lobby siano state coinvolte nella preparazione di questa riforma della legge sulla prostituzione.
"Noi" è un gruppo di donne che provengono da ogni parte della Germania, da diversi partiti, professioni e classi. Collaboriamo con organizzazioni internazionali abolizioniste, con intellettuali,   servizi di counseling e organizzazioni di sopravvissute alla prostituzione. Ci impegniamo ad offrire alla popolazione informazioni dettagliate su quel che è accaduto.
 
I fatti:
Alcuni lobbisti si attivano affinché la revisione della legge sulla prostituzione persegua i loro interessi.
Chi sono gli esperti che il Ministero ha invitato in audizione e sollecitato ad esprimere il proprio parere? Il rapporto del Ministero rivela che non si è tenuto conto né delle petizioni né delle iniziative critiche del sistema prostituente e che non sono state ascoltate le voci delle donne uscite dalla prostituzione o quelle delle sopravvissute.
Al contrario, i gruppi di interesse dell'industria della prostituzione (vale a dire i gestori e i proprietari dei bordelli) si sono visti offrire un mare di occasioni per esprimere le proprie richieste di una regolamentazione e di un intervento minimo del governo in questo campo sessista e criminogeno.
Il Ministero ha così consultato esclusivamente le seguenti organizzazioni, in quanto "rappresentanti" non solo  degli "imprenditori dell'industria del sesso e dell'erotismo", ma contemporaneamente delle "sex workers":
 
·       L’« Unternehmerverband Erotik Gewerbe Deutschland eV » (UEGD) (Associazione professionale dell'industria dell'erotismo in Germania). Questa lobby sostiene di "rappresentare gli interessi delle imprese che offrono servizi erotici". (3). In una lettera del 6 novembre 2013 ha suggerito al governo federale e ai rappresentanti della sua coalizione di avviare un negoziato in vista della convocazione di una conferenza interdisciplinare con il compito di "elaborare un complesso di leggi sulla regolamentazione della prostituzione e dei luoghi dove praticarla, con la partecipazione delle persone che lavorano nell'industria, al riparo dalle speculazioni e dalle manipolazioni dei media" (4)
·       La   « Bundesverband Sexuelle Dienstleistungen eV » (BSD) (Associazione federale dei servizi sessuali): rappresenta i proprietari dei bordelli e le sex workers indipendenti ed è stata "consultata dal Ministero Federale del Lavoro e del Welfare sul tema della prostituzione". (5) La BSD è stata fondata nel 2002, subito dopo l'adozione della legge sulla prostituzione da parte del governo di allora, costituito dai socialdemocratici e dai verdi, e  in seguito all'abrogazione e alla concomitante modifica degli articoli del Codice penale relativi alla proprietà dei bordelli e allo sfruttamento della prostituzione. (6)
·       La « Berufsverband erotische und Sexuelle Dienstleistungen eV" (BESD) (Associazione dei servizi professionali erotici e sessuali). E' stata fondata nell'ottobre 2013, tra le altre da Johanna Weber e da Undine de Rivière, ed è un'emanazione della BSD, probabilmente creata per ragioni di relazioni pubbliche, ossia al fine di presentare delle "vere sex workers" ai media, ai politici ecc. Tuttavia, la BESD non rappresenta in alcun modo le circa 400.000 prostitute presenti in Germania che lavorano nella prostituzione a causa delle difficoltà economiche, spesso dopo essere state reclutate con mezzi illeciti come la forza, la frode o l'inganno, e che non dispongono della libertà di scelta, né di alternative. La BESD è un gruppo privilegiato di escort e  di Mistress (n.d.t. donne che interpretano un ruolo di comando e di dominio nelle pratiche BDSM), alcune delle quali sono, a loro volta, gestrici o proprietarie di agenzie di escort. Fra l'altro la BESD si dichiara favorevole alla "  tariffa flat applicata nei bordelli (n.d.t. la tariffa fissa che consente al cliente di avere tutti i tipi di rapporti sessuali con  qualsiasi donna vi eserciti la prostituzione per un tempo illimitato) e alla pratica della gang bangs, al fine di garantire una molteplicità di impieghi" (7)
·       L'avvocata Margarete von Galen, legata alla lobby dell'industria del sesso (8).
 
Un "panorama completo" sul tema? Nessuna sessione di questa consultazione ha preso in considerazione le dichiarazioni delle ben note critiche dell'industria del sesso, né la sezione sui centri di consulenza (nessuno degli organismi invitati offriva un vero programma di uscita dalla prostituzione), né quella sulle misure di polizia, né quella dedicata alla tratta. Al massimo, la consultazione ha lasciato spazio a qualche moderata voce critica: ad esempio ad alcuni rappresentanti dei Länder e alle responsabili delle pari opportunità. Nella maggior parte dei casi, sono le sostenitrici e i sostenitori delle rivendicazioni della BESD  e del BSD ad aver avuto voce in capitolo, così come i quadri del Consiglio tedesco delle donne. Non è stata invitata alcuna esperta che avesse un atteggiamento critico nei confronti della legalizzazione della prostituzione.
Si è notata, in particolar modo, l'assenza delle seguenti organizzazioni:
 
·       L'ONG tedesca "SOLWODI" che si è rivolta al governo federale prima delle elezioni del 2013 con la petizione "No more hustle! No woman slavery in Germany!" che invitava il governo a vietare l'acquisto di rapporti sessuali. Lo Stato non ha tenuto in alcuna considerazione la sua proposta di modifica della legge del 2002 (9).
·       Le redattrici del mensile femminista EMMA, che da tempo denunciano le ripercussioni negative della legge del 2002 e che avrebbero potuto far sentire, oltre alla loro, anche la voce delle più di 12.000 cittadine e cittadini, ignorati e ignorate, malgrado la sottoscrizione dell'"Appello contro la prostituzione" scritto alla fine del 2013 (10).
·       Le autrici e gli autori, nonché le firmatarie e i firmatari dell'"Appello di Karlsruhe per un mondo senza prostituzione" (11).
·       Cathrin Schauer dell'ONG tedesca "KARO eV", che da anni svolge un lavoro educativo di informazione sulle attività criminali dei trafficanti di carne umana; l'assistente sociale Sabine Constabel del centro per donne prostituite "La Strada Stuttgart", che lavora senza risparmio a favore di queste donne. [Si sarebbero dovute invitare] per informare il pubblico sulla realtà della prostituzione. [Non sono state invitate neppure] altre organizzazioni come "INGA e.V.", "Zora e.V." e "KOFRA" ed esperti della polizia come Manfred Paulus, Helmut Sporer, Uwe Dornhöfer e altri.
·       Inoltre, il Ministero non ha ascoltato alcuna esperta straniera o della Lobby europea delle donne, la cui richiesta di adozione del modello nordico  ha trovato espressione nella risoluzione adottata a fine febbraio da una netta maggioranza del Parlamento europeo.
Inoltre, non si è tenuto conto di uno studio su larga scala, pubblicato l'anno scorso, che mostra il rapporto tra la legalizzazione della prostituzione e la tratta delle persone a scopo di sfruttamento sessuale. (12).
 
Il Ministero  federale tedesco della famiglia ha dunque stretto rapporti con i principali lobbysti!
La Germania è tenuta ad adottare disposizioni volte ad eliminare le discriminazioni nei confronti delle donne. Contemporaneamente, è dovere dello Stato difendere i cittadini dalla violenza, quale che sia il loro Paese d'origine. Tuttavia, la prosecuzione e la fluidificazione del "modello d'affari rappresentato dalla prostituzione" favorisce l'esatto contrario!
Noi ci aspettiamo che il Ministero della famiglia proponga misure efficaci contro la tratta e per la tutela delle donne, in particolare di quelle giovani, che vivono una difficile situazione economica, invece di sostenere i gruppi di pressione dell'industria del sesso. Noi ci aspettiamo che il governo federale consideri la tutela dei diritti delle donne contro lo sfruttamento più importante della legittimazione di un "diritto degli uomini" [al sesso] e più utile delle soluzioni locali consistenti nel tassare le donne, ma anche gli uomini e le persone transessuali che esercitano la prostituzione.
 
Ecco quello che vogliamo:
Abolizione 2014 richiede l'adozione di una legge ispirata al "modello svedese" (o nordico), adottato anche dall'Unione Europea.
Il modello svedese (nordico) mira a limitare la domanda di prostituzione e a  mutare la visione delle cose: non sono le prostitute, ma i compratori di sesso, i magnaccia e i proprietari dei bordelli a dover costituire il bersaglio della legislazione.
Il modello svedese (nordico) comprende:
- Un sostegno efficace e a lungo termine alle persone che vogliono abbandonare la prostituzione;
- Assistenza sanitaria e altre forme di sostegno indipendenti dalla volontà di uscire dalla prostituzione;
- La formazione della polizia all'applicazione della nuova legge;
- Un'attività educativa e campagne che promuovano nella società e nelle scuole l'uguaglianza di genere relativa anche ai rapporti sessuali;
- Il divieto di gestione dei bordelli e il divieto di sfruttamento della prostituzione;
- La penalizzazione dell'acquisto dell'accesso sessuale al corpo di altre persone.
 
La nostra richiesta alla stampa:
E' deplorevole che il Ministero della famiglia, controllato dal SPD, faccia marcia indietro rispetto alla restrizioni giuridiche da imporre all'industria del sesso, preannunciate nell'accordo di coalizione, così come sulle soluzioni volte alla tutela delle persone prostituite ed è deplorevole che non abbia ancora applicato la direttiva UE contro la tratta degli esseri umani.
Noi vi chiediamo quindi di informare il pubblico sull'influenza esercitata dai gruppi di interesse dell'industria della prostituzione sul Ministero federale della famiglia.
Per ulteriori informazioni, contattare:
redaktion chiocciola abolition2014.de
 
NOTE:
 
Dalla lettura di questo comunicato stampa si evince chiaramente che il governo tedesco, per procedere alla modifica della legge sulla prostituzione, ha consultato la lobby dell'industria del sesso, ma non le associazioni abolizioniste, le cui richieste non contemplano affatto l'imposizione di visite psichiatriche alle prostitute volte ad accertarne la capacità di intendere e di volere, quasi si trattasse di decretarne l'infermità mentale, come erroneamente sostenuto da una blogger, il cui intento mi pare soltanto quello di screditare, denigrare, suscitare odio nei confronti delle abolizioniste, rappresentate come "mostri".
Invito lettrici e lettori a valutare attentamente l'attendibilità delle notizie fornite da blogger  che non indicano con link le fonti da cui hanno attinto le informazioni da loro riportate.