venerdì 23 maggio 2014

Apparenza, ipersessualizzazione e pornografia


Richard Poulin

in Nouveaux Cahiers du Socialisme
http://www.cahiersdusocialisme.org/wp-content/uploads/NCS-1.pdf


La stampa periodica femminile
La stampa periodica femminile, che era tradizionalmente sentimentale, è diventata "sessuale". "Come trovare il fidanzato" ha subito un'evoluzione ed è diventato "come  portare  a letto un uomo". Essa rispecchia nettamente l'immaginario pornografico. [..]
Si tratta non soltanto di amplificare il proprio piacere e di credere che la pornografia sia hot, ma si tratta soprattutto di regolare la sessualità femminile attorno all'idea della performance sessuale. [..] Questa esige al contempo la conoscenza tecnica del proprio corpo , la sua preparazione (se non la sua trasformazione) e l'adozione di pratiche pornografiche. [..]
Assumete altre posizioni sessuali, imparate a farvi piacere gli atti sessuali visti nelle produzioni pornografiche, divertitevi con i sex toys, sarete sessualmente realizzate e, di conseguenza, autorealizzate, prescrivono le riviste per ragazze. L'età contemporanea - è chiaro - è all'insegna delle norme da seguire. [...]
In queste riviste, l'emancipazione e l'autonomia femminile si riducono alla realizzazione sessuale performativa individuale e all'adozione dei codici pornografici.
A leggere le riviste femminili, per ragazze e per donne, non ci si può sorprendere per la crescita del consumo di pornografia da parte delle donne. Ciò rappresenta una novità rispetto a vent'anni fa, quando questo consumo era prevalentemente maschile.
 
La pubblicità "porno chic"
Lusso e sesso sono spesso accoppiati. Saffismo, sadomasochismo, stupri collettivi, feticismo, zoofilia ecc. sono temi sfruttati nella comunicazione pubblicitaria.
Il "porno chic" designa una pratica pubblicitaria che trova la sua ispirazione direttamente nella pornografia. Lo scopo principale di questa pubblicità, oltre a quello di aumentare il numero dei clienti, è quello di attirare l'attenzione del pubblico e di influenzare la sua opinione sulla marca. La strategia del "porno chic" delle grandi marche di lusso si propone di  alimentare il desiderio dei consumatori, inducendoli a memorizzare il marchio. Ecco perché la provocazione risulta molto utile.  "In un contesto saturo di pubblicità, un contenuto pubblicitario scioccante, assicura la memorizzazione del messaggio", attestano alcuni ricercatori.
La moda da sex-shop della pubblicità è stato il carattere distintivo di gruppi come Gualtier, Helmut Lang e Mugler. Le marche di lusso Gucci, Versace, Dior o Vuitton, poi quelle del prêt-à-porter come Eram e American Apparel, hanno adottato, a loro volta, il codice della pornografia per pubblicizzare i loro prodotti. E' buona norma mostrare una donna nuda in posizione di sottomissione ad un uomo [...] Un gioiello è  descritto come "il primo telecomando che sia stato inventato". La pornificazione della pubblicità non si serve soltanto della nudità femminile, né promuove solo l'iperfemminilizzazione, ma sostanzialmente inscena la sottomissione delle donne e la loro subordinazione sessuale. Il prodotto promosso è associato all'accesso sessuale alle donne. Questa oggettivazione sessista erotizza anche l'aggressione sessuale. La violenza pornografica e i suoi simboli vengono ripresi e aggiornati [...]
 
La moda ipersessualizzata
[...] Il condizionamento delle ragazzine ad indossare abiti sexy illustra chiaramente il carattere commerciale di certa pornificazione. [...]
Preda dei produttori di moda, le bambine di 7, 9 o 11 anni imparano a sedurre attraverso la messa a valore sessuale di se stesse. Esse vengono trasformate in ninfette e in mini donne fatali, in oggetti del desiderio, in piccole donne sexy, quando sono ancora bambine e non hanno la capacità di essere soggetti del desiderio. Esse imparano a dipendere dallo sguardo dell'altro per esistere. Gli adulti che odiano i pedofili lasciano tuttavia che le loro bambine siano viste come oggetti sessuali. E le ragazzine si formano un'idea di sessualità centrata sulla seduzione e sul consumo.
La sessualizzazione precoce delle ragazzine non è una novità. Lo è invece la popolarità e l'universalità di questo modello. [...]
Questa precoce sessualizzazione è parallela e strettamente connessa ad un fenomeno più generale: quello di una società, essa stessa ipersessualizzata, nella quale il corpo femminile è reificato  e sezionato nelle sue diverse parti e nella quale il valore delle donne è ridotto ai loro attributi fisici e alla loro capacità di piacere e di sedurre. E' parallela anche al fenomeno  dell'esteriorizzazione dell'intimità,  sovraesposta nella sfera pubblica. La società è centrata sulla performance sessuale. E' una società normativa che celebra la giovinezza e ciò ha generato una tendenza ad apparire e a voler essere sempre giovani. [...]
 
La sessualizzazione pubblica e la pornificazione
L'industria della pornografia si caratterizza, fra l'altro, per il fatto di sfruttare le ragazze molto giovani. [..] Viene  sfruttato l'immaginario della Lolita. Digitando l'espressione "teen porn" abbiamo ottenuto 12.700.000 risultati. Digitando le parole "preteen porn", ossia  ragazzine di età inferiore ai 13 anni, otteniamo 1.500.000 risultati. [...]
La pornografia è solo un aspetto di un problema più ampio, quello di una società nella quale la rappresentazione sessualizzata delle ragazzine e delle donne serve sempre di più a vendere qualsiasi cosa, dai profumi agli abiti. Siamo bombardati dalle immagini di giovani donne sessualizzate. E sessualizzate ad un'età sempre più precoce.
Il concetto di pornificazione della cultura permette di evidenziare due elementi intrecciati: da un lato, l'estensione dell'influenza della pornografia nei sistemi di rappresentazione e di comunicazione e, dall'altro, le norme adottate e promosse, derivanti dalla pornografia, che concorrono a forgiare i ruoli sessuali e che condizionano i rapporti tra uomini e donne. Questo concetto si riferisce dunque al fatto che le immagini sessualmente esplicite e sessiste sono ormai ampiamente diffuse e che questo processo non cessa di svilupparsi e di espandersi. Si riferisce anche al fatto che non è più  l'epoca del fascino, ma dell'esibizione e dell'obbedienza alle norme [del comportamento sessuale].
 
La tirannia del nuovo ordine sessuale
L'invasione della pornografia si è tradotta nell'istituzione di un nuovo ordine sessuale. [..]
La promozione della pornografia si accompagna alla banalizzazione della prostituzione. [..]
 
La sovraesposizione dell'intimità
[...] Gli anni Novanta hanno  fatto del corpo delle donne un tempio del mercato, un oggetto di transazione e un supporto commerciale.  L'autonomia delle donne, una conquista essenziale del movimento femminista, è stata trasformata, in seguito al trionfo delle relazioni mercificate e del neoliberismo, in un'accentuata sottomissione ai piaceri sessuali maschili. E'  questo il periodo della legalizzazione del prossenetismo e della prostituzione delle ragazzine nei bordelli e nelle zone di <<tolleranza>> dell'Europa occidentale del Sud Pacifico. E' anche il periodo nel quale esplode la produzione e il consumo pornografico. L'ingiunzione alla liberazione è ormai individuale e non collettiva. Essa ha fatto rientrare dalla finestra ciò che era stato cacciato dalla porta: l'obbligo di un'onerosa cura femminile sessualizzata dei corpi : dietetica, cosmetica, ...chirurgia plastica [...] 
Le nuove prescrizioni riguardano il corpo. Il corpo femminile trasformato e mutilato è più che mai una superficie sulla quale viene iscritta l'ideologia dominante, contemporaneamente borghese e sessista. [...] Più il corpo è modellato ed esibito, più è artificialmente costruito e spogliato della propria naturalità, più esiste.
Nella nuova fase capitalista, il controllo di sé è la condizione per vendersi e questa è, a sua volta, la condizione per conseguire il successo sociale. Nell'età del neoliberismo, la "rivendicazione di non essere una cosa, uno strumento, manipolabile e mercificabile, sarebbe retriva, anziché essere concepita come una condizione di dignità del soggetto" osserva Véronique Guienne. L'apparenza è decisiva nel lavoro su di sé per la propria messa a valore.
Il regresso è, al contempo, simbolico - ritorno della donna oggetto - e tangibile: sfruttamento senza precedenti dei corpi femminili da parte dell'industria del sesso,  passi indietro sul diritto d'aborto, povertà e disuguaglianza cresciuti a livello mondiale ecc.
Le nuove prescrizioni sono anche sessuali. Performative, esse si ispirano alla pornografia e alle sue norme, diventate il nuovo manuale della liberazione sessuale. [..]
Questa inedita biopolitica del corpo impone un controllo interiorizzato coercitivo per tutti, ma  soprattutto per le donne che sono i suoi bersagli corporei preferiti. "Anziché assistere alla sparizione delle costrizioni, assistiamo ad un'interiorizzazione dei controlli e della sorveglianza", spiega Philippe Perrot. Per essere bella, una donna deve essere giovane e deve rimanerlo.
"Il giovanilismo è una delle maggiori istanze ideologiche degli anni Ottanta". Lo si vede dappertutto. La norma nella pornografia, la pubblicità e la moda (specialmente per il suo uso di modelle molto giovani)  esaltano la centralità dell'adolescenza. Ma se i giovani, soprattutto le giovani donne e le adolescenti, costituiscono il target  della vendita di beni di consumo, esse sono anche sempre di più beni consumabili. Si constata a livello mondiale un abbassamento dell'età delle persone prostituite e l'esplosione della pornografia pseudo-infantile ed infantile. Si constata anche una sessualizzazione precoce delle ragazzine, imbevute di riferimenti sessuali adulti. I ragazzi [..] si aspettano che le ragazze riproducano le attitudini e gli atti consumati nella pornografia, così come le pratiche corporee che le sono connesse, come la depilazione. [..] Le costrizioni hanno cambiato natura. La nuova morale sessuale, altrettanto normativa di quella di una volta, impone un nuovo ordine sessuale tirannico, che si traduce in norme corporee e in rapporti sessuali focalizzati sul piacere maschile e sulla genitalità.
 
L'influenza sociale pornografica
La pornografia è  uno spazio di cristallizzazione ideologica nel quale si esprime la filosofia del tempo e, contemporaneamente, agisce su questo tempo rafforzando alcuni suoi tratti. La pornografia rappresenta i corpi femminili come oggetti di fantasia posti al servizio sessuale fantasmatico degli uomini e sfruttati realmente dall'industria del sesso. Essa rappresenta le bambine come donne, attribuendo loro una maturità sessuale da adulte, e contemporaneamente infantilizza le donne.
La messa in scena della sensualità di adolescenti e di pseudo-adolescenti - presentate come tentatrici, seduttrici e corruttrici - eccita parecchi uomini [...]
Quella che abbiamo chiamato <<pedofilizzazione>> spiega al contempo il giovanilismo come istanza ideologica che si è imposta a partire dagli anni Ottanta, l'abbassamento dell'età di reclutamento da parte dell'industria del sesso - in Canada, l'età media di reclutamento nella prostituzione si aggira intorno ai 14 anni - , la sua messa in scena da parte della pornografia e l'accentramento sull'adolescenza di queste rappresentazioni. Spiega al contempo le tecniche di infantilizzazione impiegate dall'industria. Tuttavia, il constatato abbassamento di età non è soltanto la conseguenza delle modalità attuali di produzione dell' industria del sesso, ma svolge un ruolo anche nel consumo di pornografia. Ormai si consuma pornografia molto giovani, a un'età media di 12 anni i ragazzi e di 13 anni le ragazze. La pornografia diventa il principale spazio di <<educazione>> sessuale e un modello per le relazioni sessuali. Più i giovani consumano presto, più i loro desideri, le loro fantasie e le loro pratiche si ispirano a codici pornografici. [..] Più consumano  in giovane età, più chiedono alle loro partner di riprodurre gli atti sessuali che hanno visto. Più consumano in giovane età, più consumano con regolarità e frequenza. Più consumano in giovane età, più guardano con ansia il loro corpo e le loro capacità fisiche. Si evince anche dalle ricerche che il consumo di pornografia da parte delle ragazzine riduce la loro autostima. [..]
In breve, più il consumo è precoce, maggiori sono le conseguenze tangibili e durevoli.
Le donne, le ragazze e anche le ragazzine sono ora spinte all'esibizione. Il dovere di apparire, che esige bellezza e giovinezza, è presentato come diritto al benessere. Il corpo deve essere levigato, desiderabile, desiderante e performante. Allo stesso tempo viene frammentato, le sue parti sono offerte ad una ad una, ciò che risulta particolarmente evidente nella pubblicità e, più ancora, nella pornografia. La parte è preferita al tutto e l'erotismo maschile contemporaneo si caratterizza per un <<feticismo polimorfo>> [..] D'altra parte, la lente di ingrandimento sui singoli dettagli conduce in primo luogo a privilegiare il corpo ideale rispetto a quello reale, il corpo sognato rispetto a quello vivo. Il corpo femminile reale, malgrado le cure che gli sono consacrate, delude fatalmente, specialmente gli uomini che hanno iniziato a consumare pornografia quando erano molto giovani.
 
Poteri
Le rappresentazioni dei corpi e i valori che trasmettono, il lavoro incessante di gestione della propria immagine per conformarsi ad un ideale riproducono su grande scala i poteri della struttura sociale. L'asse della dominazione "passa per il dominio degli usi del corpo e per l'imposizione delle norme che li regolano" [Christine Détrez, La construction sociale du corps, Paris, Seuil, 2002, p.173]. Le norme che si sono imposte sono fortemente correlate storicamente all'ascesa della borghesia e successivamente alla sua vittoria. La dominazione maschile impone non soltanto la divisione sessuale del lavoro e l'essenzializzazione dei ruoli - all'uomo la ragione e la sfera pubblica, alla donna la procreazione, le emozioni,  la cura dell'immagine e la sfera privata -ma anche il dominio del corpo femminile, che è interiorizzato dalle principali interessate, le dominate. Se la dominazione maschile veste le donne - dal velo all'alta moda - , le sveste anche: nella pubblicità, nella pornografia e altrove. Sono gli sguardi degli uomini a decidere dei corpi delle donne.  Sui corpi, così come sulla loro simbolizzazione, si esercita il potere. L'età contemporanea iscrive sistematicamente e massicciamente sui corpi le disparità sociali tra i sessi e tra le generazioni. In questo quadro, la libertà sessuale liberale "permette ai più forti, ai più ricchi, ai più cinici di appagare i propri desideri criminali a spese dei più deboli e dei più poveri " [Dominique Folscheid, Sexe mécanique. La crise contemporaine de la sexualité, Paris, La Table Ronde, 2002, p.14]. Il re denaro dà accesso alle donne e alle ragazze in tutto il mondo, così come su tutti i supporti mediatici, legittimando il loro sfruttamento sessuale.
Questa dominazione trova la forma di espressione clou nelle produzioni pornografiche che influenzano considerevolmente le rappresentazioni collettive dominanti, "pedofilizzandole". Nel suo libro autobiografico, l'ex attrice hard Raffaëla Anderson racconta : "Finisce di truccarmi. Quando guardo come sto, mi sento delusa. Assomiglio a una ragazzina di 12 anni" [Raffaëla Anderson, Hard, Parigi, Grasset, 2001, p.17].
Il preadolescente e l'adolescente oggi si abbuffano di pornografia. Sono assuefatti ad una visione sessista dei ruoli sessuali. Il loro immaginario sessuale è nutrito dai prodotti di questa industria e, poiché il sentimento e la tenerezza sono tabù nella pornografia, poiché è valorizzato il sesso meccanico, l'oggettivazione e la strumentalizzazione delle donne e delle ragazze vengono socialmente rafforzate. I preadolescenti e gli adolescenti vedono nelle ragazze della loro età dei potenziali oggetti sessuali. I ragazzi ostentano condotte di controllo sessuale, assicura lo psicoterapeuta James Wright. Queste attitudini e i comportamenti che ne derivano iniziano molto presto, solitamente alla fine della scuola elementare, e sono strettamente connessi alla loro percezione della mascolinità, che è determinata dall'ambiente sociale, dove la pornografia svolge certamente un ruolo non irrilevante. Un'inchiesta canadese, condotta presso  3000 studentesse di otto scuole secondarie di Montréal, Kingston e Toronto, ha rivelato che tre studentesse su quattro sono state molestate sessualmente dai compagni di classe. In una società in cui la sessualità, soprattutto quella delle giovani donne, è un bene di consumo che serve a vendere merci e ad eccitare sessualmente gli uomini, non sorprende constatare l'esistenza di tassi elevati di molestia e di aggressione sessuale, né stupisce che  i bersagli di queste aggressioni siano soprattutto le adolescenti.
Nella pornografia, " la donna grida e gode del godimento dell'uomo". [Matthieu Dubost, La tentation pornographique, Ellipses, Parigi, 2006, p.66]. Si realizza una perfetta consonanza  tra l'uomo che vuole e la donna che accetta di essere al suo servizio sessuale. "La donna deve imparare ad amare il proprio corpo, allo scopo di poter dare piacere" [Christine Détrez, et Anne Simon, À leur corps défendant. Les femmes à l’épreuve du nouvel ordre moral, Paris, Seuil, 2006, p. 245]. Ecco, forse, la morale della storia: la libertà è un bene, ma a condizione che vada a profitto degli uomini.
Si impara presto a mettere a valore il proprio corpo per far piacere ai ragazzi e agli uomini e, oggi, il corpo delle ragazzine si forma e si conforma ai modelli dominanti, che sono sempre più pornografici.
 
 
 
 
 

giovedì 22 maggio 2014

Il sistema prostituente è patriarcale, capitalista, colonialista, razzista e violento

Il sistema prostituente è patriarcale, capitalista, colonialista, razzista e violento

Il sistema prostituente (si omette sempre di indicare la presenza nel mercato del sesso di prosseneti, trafficanti e clienti) è una struttura patriarcale, capitalista, colonialista, razzista, violenta.
Patriarcale, in quanto la sessualità che si esprime nella prostituzione prescinde dal desiderio femminile ed è fallocentrica, incentrata esclusivamente sull’appagamento delle pulsioni maschili. Scrive Ferdinanda Vigliani in Lessico della differenza, alla voce Prostituzione: " Come nella cultura patriarcale il soggetto Uomo svincolato e assoluto sta al centro della filosofia, così il soggetto fallo dell’uomo sta al centro della sessualità [della prostituta]. La somiglianza non può non balzare all’occhio". 
Non solo.
La prostituzione sancisce la legittimazione e il riconoscimento pubblico del diritto di tutti gli uomini di disporre liberamente del corpo delle donne. Osserva a questo proposito la femminista marxista Carole Pateman:
 
“Nella prostituzione, gli io delle donne sono coinvolti in modo diverso rispetto al coinvolgimento dell’io in altre occupazioni. La connessione necessaria tra sessualità e senso di sé significa che, per proteggersi, una prostituta deve distanziare se stessa dal proprio uso sessuale. [...] Quando i corpi delle donne vengono messi in vendita come merci sul mercato capitalistico, i termini del contratto originario non possono essere dimenticati; la legge del diritto sessuale maschile viene affermata pubblicamente e gli uomini vengono pubblicamente riconosciuti come padroni sessuali delle donne. Ecco cosa c’è che non va nella prostituzione".
 
Il sistema prostituente  si colloca alla confluenza tra patriarcato e capitalismo in quanto genera profitti esorbitanti, intensificando lo sfruttamento e, dunque, l'estrazione di plusvalore dalla donna-merce, si fonda sull'organizzazione industriale del commercio del sesso e contemporaneamente rafforza il dominio fallocratico, concorre al mantenimento dell'ordine borghese e, al contempo, di quello sessista. La prostituzione implica la trasformazione degli esseri umani, generalmente di sesso femminile, (più del 90% di chi la pratica è una bambina, una ragazza o una donna) in merci e comporta non soltanto la loro reificazione, ma anche  il loro inserimento in rapporti di sottomissione, di subordinazione e di sfruttamento. La merce, nel sistema prostituente, è la materializzazione della connessione sociale, ossia dei rapporti tra esseri umani ridotti a cose, a oggetti sessuali. La globalizzazione neoliberista -  come osserva in numerosi testi il sociologo marxista Richard Poulin - ha favorito e incentivato  l'irruzione della merce nel  campo della sessualità.
Il sistema prostituente è profondamente connesso alla globalizzazione neoliberista,  che ha generato molteplici effetti nefasti:  dalla dilatazione della povertà determinata  dall'imposizione dei piani di aggiustamento strutturale ai Paesi del Sud,  all'estensione del libero mercato all'Europa dell'Est, all'adozione negli Stati occidentali di politiche di austerity ed ha anche provocato l'incremento, favorito dalla rivoluzione informatica, della criminalità finanziaria e della tratta degli esseri umani come fonti di accumulazione del capitale.
Le politiche neoliberiste hanno comportato un incremento rilevante della povertà che ha colpito in particolare le donne, inducendo molte di loro a prostituirsi.
Nei Paesi africani  l'instaurazione del libero mercato ha prodotto  la crisi dell'agricoltura di sussistenza e il fallimento di numerose piccole attività commerciali (tessuti, abbigliamento, generi alimentari), generalmente svolte dalle donne, non più in grado di resistere alla concorrenza dei prodotti provenienti dai Paesi del Nord.
Negli Stati dell'Europa dell'Est la transizione all'economia di mercato si è affiancata alla privatizzazione dei servizi pubblici  e si è tradotta in un incremento massiccio  dell'indigenza e della disoccupazione che  si è ripercossa soprattutto sulle donne. La globalizzazione, infatti, ha accentuato il fenomeno della femminilizzazione della povertà: il 70% degli 1,3 miliardi di persone che vivono in condizioni di povertà assoluta sono donne.
Esasperando le diseguaglianze su scala globale, la mondializzazione neoliberista ha prodotto  una nuova divisione internazionale del lavoro che prevede, per la maggioranza delle donne migranti, la possibilità di svolgere due sole attività: il lavoro domestico e la prostituzione.
Scriveva nel 1996 Silvia Federici:
 
"(...) la nuova divisione internazionale del lavoro veicola un progetto politico ferocemente antifemminista e, lungi dal costituire uno strumento di emancipazione delle donne, l'espansione delle relazioni capitaliste intensifica lo sfruttamento delle donne. In primo luogo essa ripropone l'immagine della donna come oggetto sessuale e come riproduttrice (...) La nuova divisione internazionale del lavoro significa che numerose donne del Terzo mondo devono lavorare come domestiche o come prostitute, nel loro Paese o all'estero, perché non hanno altra scelta (...) Il carattere antifemminista della nuova divisione internazionale del lavoro è così evidente che viene da chiedersi in che misura essa sia il prodotto della «mano invisibile» del mercato o invece di una pianificazione deliberata come risposta alle lotte che le donne hanno combattuto sia nel Terzo mondo che nelle metropoli [occidentali] contro la discriminazione, il lavoro non retribuito e il «sottosviluppo» in tutte le sue forme. Comunque sia, è evidente che in Europa e negli Stati Uniti le femministe devono organizzarsi contro le soluzioni coercitive che la nuova divisione internazionale del lavoro impone alle donne (...)".
 
Le politiche di austerità adottate dagli Stati occidentali in questi ultimi anni hanno prodotto la pauperizzazione della popolazione che ha condotto all'incremento della pratica prostituente, cresciuta in Grecia del 150% tra il 2011 e il 2013.
La normalizzazione della prostituzione consente agli Stati di  impiegarla come  sostituto del welfare state, del reddito garantito e come espediente per sottoporre a tassazione le donne dei ceti meno abbienti. Lo sostiene anche Julia O' Connell Davidson in La prostituzione. Soldi, sesso e potere:
 
La  verità è che i governi - ed il capitale nazionale ed internazionale - beneficiano della prostituzione. Essa opera come una specie di sistema di <<welfare>> alternativo in molti paesi del mondo e quindi riduce il livello di spesa dello Stato necessaria per assicurare la riproduzione del lavoro e fornisce anche un mezzo attraverso cui integrare i salari al di sotto della sussistenza. Nei paesi dove la prostituzione nei bordelli è legale lo Stato trae anche benefici fiscali. Nella prostituzione legata al turismo i benefici per gli Stati nazionali ed il capitale nazionale ed internazionale sono ancora più ovvi. [p.260]
 
Il sistema prostituente è gerarchico e razzista. Sul gradino più basso colloca donne aborigene, rom,  ragazze asiatiche e di colore. "La donna nera - scrive il sociologo marxista Emilio Quadrelli - è per i clienti un animale selvaggio temporaneamente addomesticato".
 
E' incredibile come in generale voi pensiate a noi come a degli esseri appena usciti dalla foresta. Forse dovreste ricordarvi del colonialismo, della decolonizzazione eccetera. Per voi invece l'Africa sembra un continente misterioso, sconosciuto, senza storia. Noi parliamo tutte inglese, sicuramente molto meglio di voi. Quando venite con noi vi piace soprattutto l'idea di andare con qualcosa di selvaggio, di puramente naturale, venite con noi perché vi sembra di andare con un animale. Sai quante volte ti chiedono di non morderli e graffiarli? (Jenny)
 
Certe volte mi strizzano come se fossi una mucca. Venite con noi pensando di andare con una bestia feroce. Sai quanti cretini mi dicono una volta in macchina in un posto buio: "Adesso non mi mangerai mica, sarai mica cannibale?" Se gli fai capire che potrebbe anche succedere si eccitano ancora di più. Poi tanti sono convinti di essere dei grandi amanti, così grandi da piegare persino una bestia in calore come te. (Louise).
 
Le donne asiatiche invece sono percepite come esotiche, docili, sottomesse  e così via.
Il sistema prostituente rappresenta una nuova forma di dominio e di colonizzazione dei corpi delle donne straniere e  comporta la loro riduzione alla realtà biologico-sessuale.
 
La molla attrattiva [delle prostitute straniere] non è dovuta né al prezzo, né alla bellezza, piuttosto e in maniera decisiva all'idea del diritto di conquista, del diritto alla dominazione che queste ragazze suscitano nell'utente. (Operatore di strada. Lila)
 
La prostituzione è un'istituzione coloniale anche perché tra  le native canadesi e  statunitensi è stata introdotta proprio dai coloni europei. Prima non esisteva. Oggi il 40% delle donne aborigene canadesi è povera e la metà delle ragazze è disoccupata. Esse subiscono tassi di violenza e di aggressione sessuale maggiori rispetto al resto della popolazione. Per questi motivi, sono sovra rappresentate nella prostituzione, soprattutto in quella di strada.
Gli aborigeni costituiscono soltanto il 3,7% della popolazione canadese, ma le giovani prostitute native rappresentano, a seconda delle località, dal 14% all'85% del totale o addirittura il 90% nelle città. Nel quartiere povero Downtown Eastside di Vancouver, dov'è stata confinata la prostituzione di strada, la polizia stima che circa la metà delle 400 ragazze che la praticano sia costituita da native. E' qui che il serial killer  Robert Pickton ha scelto le sue vittime. [Conseil du statut de la femme, La prostitution: il est temps d'agir, Québec, 2012, pp.47-48]
Il sistema  prostituente, infatti, non è soltanto fondato sulle disuguaglianze tra uomini e donne. E' anche strutturato sulle disuguaglianze di classe ed etniche. La grandissima maggioranza delle prostitute proviene dai ceti poveri e in tutti gli Stati le donne appartenenti alle minoranze etniche o alle ex colonie sono sovra rappresentate (native in Canada e in molti Paesi dell'America latina, aborigene in Australia, maori in Nuova Zelanda, rom, minoranze etniche in Thailandia, minoranze russe nei Paesi baltici, donne africane ecc..)
Il sistema prostituente è violento. Le donne che praticano rapporti mercenari sono soggette con una frequenza elevatissima  a stupri, (57%) aggressioni fisiche (71%) e psicologiche, minacce con le armi (64%), insulti.  Il  tasso di mortalità associato all'esercizio della prostituzione è molto alto. Uno studio prospettico effettuato da John J. Potterat nel 2003 negli USA relativo a 1969 donne ed esteso ad un arco temporale di 33 anni ha dimostrato che le persone prostituite presentano un tasso di mortalità elevatissimo: 459 decessi rispetto ad una media di 5,9 ogni 100.000 abitanti. L'età media del trapasso è di 34 anni. Le cause della mortalità sono: omicidio, overdose, incidenti, abuso di alcool. La prostituzione è l'attività che comporta il più elevato rischio di morte per assassinio ad opera dei clienti o degli sfruttatori: 204 casi ogni 100.000 abitanti rispetto ad una media di 29 per gli uomini e di 4 per le donne.
L'esercizio della prostituzione produce spesso effetti deleteri sulla salute, provocando, fra l'altro, la sindrome da stress post-traumatico, tipica di chi ha subito uno stupro.
Sono questi i motivi che mi inducono a lottare per l'abolizione del sistema prostituente.
Si chiede la marxista svedese Kajsa Ekis Ekman in Varat och varan, tradotto sia in inglese che in francese:
 
Non esiste [...] alcun'altra condizione di vita nella quale, come nella prostituzione, tante persone vengono brutalizzate, stuprate e assassinate. Come è possibile accettare questa cosa? Perché la prostituzione rappresenta un'eccezione per tanti governi, intellettuali e attivisti dei diritti dell'uomo, che difendono abitualmente il diritto fondamentale alla dignità umana? Perché tante persone tacciono?http://www.prostitutionetsociete.fr/politiques-publiques/enjeux/la-cruelle-chosification-des?lang=fr
 
 


Me lo chiedo anch'io.

 

Uno studio di Melissa Farley  rivela che l'89% delle donne che si prostituiscono vorrebbero  uscirne, se  si offrisse loro l'opportunità di farlo.

Sono queste le voci che nessuno ascolta, voci soffocate e occultate. La stragrande maggioranza delle donne che praticano rapporti mercenari è ridotta al silenzio e non vede realizzate le proprie aspirazioni. Di loro nulla importa agli Stati neoregolamentaristi. Solo il 6% dei comuni olandesi ha approntato programmi di fuoriuscita dalla prostituzione per  chi lo desidera. In Germania, l'assistente sociale Sabine Constabel ha raccontato l'episodio di una donna che volendo abbandonare la pratica prostitutiva si è recata in un centro di counseling e per tre volte ha ricevuto come unico supporto un dépliant che la invitava a ottimizzare la vendita di se stessa per raggiungere uno stato di maggior benessere. http://ressourcesprostitution.wordpress.com/2014/03/23/voie-suedoise-et-impasse-allemande-emma/
 
 
Con questo sito, interamente consacrato alla prostituzione e, in parte, alla pornografia, vorrei offrire  alle mie probabilmente pochissime lettrici e ai miei ancor meno lettori traduzioni, citazioni, presentazioni di studi altrui, qualche riflessione e magari qualche ricerchina che offra informazioni sulla questione,  interpretata secondo una prospettiva abolizionista.
Si impone  il chiarimento del significato di quest'ultimo termine, oggetto di fraintendimenti, confusioni e mistificazioni. Esso evoca la grande conquista storica dell'abolizione della schiavitù e NON comporta assolutamente la criminalizzazione delle persone che praticano la prostituzione, ossia l' applicazione ad esse di sanzioni pecuniarie o penali.
La punizione delle persone prostituite è prevista invece dal sistema proibizionista che si concretizza in Italia nelle ordinanze dei sindaci che infliggono multe alle peripatetiche in nome della decenza e del decoro, concetti che  non sono assolutamente condivisi dalle femministe abolizioniste, alle quali nulla importa dell'abbigliamento di chi pratica rapporti mercenari. L'imposizione del versamento delle imposte, ossia la trasformazione dello Stato in sfruttatore della prostituzione, rappresenta invece un carattere tipico dei sistemi neoregolamentaristi.
Un governo che adotta un approccio abolizionista implementa corsi di formazione e fornisce supporto concreto alla ricerca di un altro lavoro ed, eventualmente, di un alloggio a chi desidera abbandonare la prostituzione, ma appronta anche strutture che offrono assistenza sanitaria e psicologica a tutte le persone che praticano rapporti mercenari e la cui fruizione non è condizionata all'uscita dalla prostituzione.
L'istituzione di un reddito garantito, una normativa che favorisca la libera circolazione delle persone, il riconoscimento delle competenze delle migranti e quindi l'offerta di una maggiore gamma di opzioni eserciterebbero una funzione di prevenzione dell'ingresso nella prostituzione e di fuoriuscita dalla stessa.  Da subito andrebbe erogato un reddito di esistenza alle donne che si prostituiscono e che desiderano abbandonare l'attività.
Il modello abolizionista prevede l'applicazione di sanzioni esclusivamente pecuniarie (modello francese) o, in caso di recidiva, anche penali, (ma raramente applicate) (modello svedese) ai soli clienti.
Il principio importante che si intende affermare è che  nessuno ha il diritto di comprare il corpo di un'altra persona.
Tuttavia, è abolizionista anche la posizione di chi, più che alle leggi, si affida  e si impegna ad innescare un mutamento di sensibilità anche attraverso l'informazione e l'educazione.
Un governo abolizionista, inoltre,  sanziona qualsiasi forma di sfruttamento della prostituzione e non prevede certo la conversione dei prosseneti in rispettabili imprenditori,  a differenza di quanto avviene negli Stati neoregolamentaristi.
 
 
Due precisazioni sul blog
1) Potrei proporre anche la traduzione di alcuni testi di cui non condivido qualche parola o frase. In tal caso porrò in rilievo il mio dissenso da tali asserzioni.
2) Pubblicherò la traduzione di testimonianze di prostituite o sopravvissute alla prostituzione già presenti in rete. Non ricorrerò invece all'espediente di  raccontare in prima persona le altrui vicende biografiche per non tradire la fiducia di chi mi ha eventualmente confidato fatti privati delicati, per non sovrapporre il mio punto di vista di narratrice-protagonista a quello della persona in questione e, soprattutto, per non sollevare dubbi sull'autenticità del racconto. Vorrei infatti evitare di ingenerare il sospetto di inventarmi storie allo scopo di manipolare i lettori e di indurli ad abbracciare le mie tesi.
Infine due parole su di me.

Mi chiamo Maria Rossi e ho già pubblicato articoli sulla prostituzione su altri blog (Consumabili, Femminile Plurale e Massimo Lizzi). Sono un'anticapitalista convinta e una femminista di orientamento materialista, una corrente francese che, con una certa approssimazione, potrei definire radicale-marxista, nel senso che attinge ispirazione da Marx e applica, rielaborandoli, concetti materialisti all'oppressione delle donne.
Aggiungo che tutto il femminismo materialista francese e canadese è apertamente abolizionista.