martedì 9 settembre 2014

Quello che i clienti non vogliono sentire


Victor Malarek è un giornalista che si è occupato con grande acume dei clienti della prostituzione nel libro The Johns – Sex for Sale and the Men who Buy It pubblicato negli Stati Uniti e in Canada nel 2009, testo preceduto da The Natashas – Inside the Global Sex Trade, dato alle stampe nel 2003 e tradotto in 10 lingue in 12 Paesi.
In questo ventunesimo secolo, in tutto il mondo, decine di milioni di donne e di bambine sono ridotte in schiavitù per essere usate sessualmente.
E ogni anno centinaia di migliaia di donne e di bambine sono condotte attraverso la tratta all'estero e da uno Stato all'altro degli USA per alimentare il mercato del sesso.
Quando ho studiato le cause di quella calamità mondiale che è la schiavitù sessuale, ho subito scoperto la principale ragione della sua esistenza: GLI UOMINI, uomini che ritengono, perché hanno i soldi, di avere il diritto di affittare e di invadere il corpo di una donna.
Le mie ricerche mi hanno fatto scoprire il lato peggiore degli uomini che affittano il corpo delle donne e delle bambine. Ho potuto constatare la loro totale indifferenza verso un altro essere umano, il loro profondo disinteresse e la loro mancanza di rispetto per la persona prostituita, la loro pretesa di essere nel giusto e il castello di illusioni che si costruiscono.
E ho subito imparato che i clienti non vogliono sentir parlare dell'incredibile sofferenza umana che stanno causando in tutto il mondo.
Ho scoperto che la sola cosa che vogliono e di cui hanno bisogno è di credere ai miti [sulla prostituzione], alle bugie e alla propaganda che li aiutano a chiudere gli occhi sulla realtà.
Al giorno d'oggi, gli uomini che escono la sera con aria di sfida alla ricerca di sesso a pagamento si aggrappano al mito che tutte le persone prostituite lo siano per SCELTA e guadagnino soldi facili - senza uscire dal letto.
I clienti non vogliono sentire i tragici racconti relativi al fatto che la stragrande maggioranza delle donne e delle bambine sono state costrette a prostituirsi.
Non vogliono  sentir parlare di   bambine e   bambini di 5-6 anni che vengono venduti dai loro genitori disperatamente poveri ai proprietari dei bordelli in Cambogia, in Thailandia e in Vietnam per essere usati e stuprati dai turisti sessuali.
Non vogliono sentirsi dire che, nel mondo occidentale, la maggior parte delle donne e delle bambine prostituite sono state reclutate nell'industria del sesso all'età di 12, 13 e 14 anni,  da adolescenti, rese vulnerabili dalla violenza dell'ambiente che le circonda, vittime di famiglie  divise e maltrattanti nell'ambito delle quali sono state sessualmente abusate e stuprate da padri, nonni, zii e amici di famiglia fidati e nell'ambito delle quali la loro innocenza ed autostima è stata distrutta.
I clienti non vogliono sentirsi dire che la stragrande maggioranza delle donne e delle bambine prostituite sono controllate da violenti magnaccia e da bande criminali, che la maggior parte di loro sono dipendenti da droghe, spesso costrette alla dipendenza dai loro magnaccia-spacciatori che utilizzano questo espediente come strumento di controllo, e che la maggior parte delle donne e delle bambine prostituite soffrono di gravi problemi psicologici.
I clienti non vogliono sentirsi raccontare come i trafficanti diano la caccia e intrappolino sempre più giovani donne e ragazze ignare per soddisfare l'apparentemente insaziabile mercato globale del sesso.
Non vogliono sapere come queste giovani donne e queste ragazze siano condotte nei "campi di addestramento" e come la loro resistenza sia piegata per poter alimentare questo mercato della carne. In luoghi nascosti, in città come Mosca, Belgrado, Milano, Berlino, Miami e New York, dove vengono picchiate, stuprate e costrette a soddisfare ogni richiesta dei loro nuovi proprietari e dove vengono spersonalizzate fino al punto da non essere più in grado di agire o di pensare a se stesse.
L'unico modo per sopravvivere per queste donne e ragazze indigenti è la prostituzione. In sostanza, esse sono costrette a compiere un atto disperato e non c'è mai possibilità di scelta nella disperazione.
Questa è la fredda, dura realtà per la stragrande maggioranza delle donne e delle ragazze nella prostituzione e i clienti non la vogliono sentire.
Quello che i clienti vogliono credere è la menzogna secondo la quale in qualche modo, come per magia,  a una donna venga improvvisamente l'idea che la prostituzione rappresenti un percorso di carriera gratificante e meraviglioso!
Che queste giovani donne e ragazze adorino essere  a disposizione di una mezza dozzina o più di tipi strani di mezza età, obesi, puzzolenti, sudati e dopati col Viagra perché il loro sarebbe un ottimo lavoro  ben pagato!
Ed è a causa di tutte le menzogne, della propaganda e dei miti assurdi perpetuati dalla lobby della legalizzazione della prostituzione che la situazione per milioni di donne e di bambine vulnerabili e povere di tutto il mondo sta peggiorando.
E' un fatto che in questi ultimi dieci anni la domanda maschile di sesso a pagamento sia aumentata a dismisura.
La spiegazione di quello che sta accadendo non è complicata e complessa. E' molto semplice.
Nel linguaggio economico, le donne e le ragazze sono la merce, l'offerta. E inseriti su questo lato sono i fattori che alimentano l'offerta: la povertà estrema, la mancanza d'istruzione e l'eterna aspirazione degli esseri umani disperati a migliorare la propria sorte.
L'altro lato della medaglia è rappresentato dalla domanda e qui l'accento va posto sull'uomo.
Senza domanda non ci sarebbe offerta.
Non sarebbe vantaggioso per criminali e magnaccia restare in questo settore se interminabili file di uomini non si aggirassero sui marciapiedi alla ricerca di sesso a pagamento.
Le attività clandestine degli uomini a caccia di sesso con donne e ragazze prostituite sono costantemente giustificate con commenti spregiudicati del tipo: "I ragazzi sono fatti così". E' proprio questo bizzarro e radicato atteggiamento che ha condotto all'esplosione mondiale dell'acquisto di sesso da parte degli uomini.
Esistono miti assurdi e largamente accettati sul "bisogno maschile di sesso per allentare la tensione" "sulle irrefrenabili pulsioni sessuali degli uomini" sulla "prostituzione come istituzione utile ad evitare che le belle donne e le ragazze vengano stuprate" e "come rito di passaggio che inizia i ragazzi alla virilità".
Indipendentemente dal modo in cui affrontate la questione  del sesso a pagamento, non potete sfuggire a questa conclusione: questa disfatta globale  dei diritti umani è interamente attribuibile agli uomini!
La dura e fredda realtà è che ben poco si potrà fare per porre fine a questa carneficina sessuale mondiale finché gli uomini non si assumeranno la responsabilità dei propri comportamenti.
Gli uomini rappresentano la chiave di volta che consentirebbe di porre fine a questa follia sessuale perché, a differenza delle decine di milioni di donne e di ragazze intrappolate in questo mercato della carne, hanno la possibilità di scegliere.
Gli uomini possono fare scelte diverse ed è quello che fanno quelli che si servono della bussola morale.

sabato 6 settembre 2014

L'utopia liberista della prestazione sessuale


Mona Chollet

Vi propongo la traduzione di un articolo della giornalista femminista Mona Chollet apparso sul numero di settembre del mensile di sinistra Le Monde diplomatique, che in Italia  viene allegato a Il Manifesto. Sulla versione italiana del mensile troverete un altro articolo di Chollet consacrato al dibattito francese sulla nuova legge sulla prostituzione. Concordo con la giornalista sulla necessità che la prospettiva abolizionista includa una seria lotta contro le politiche di austerità.
Qui potete leggere l'articolo originale:
 
 
 
Volere la legalizzazione della prostituzione implica negare la sua dimensione sessista, ma anche occultare i rapporti di forza economici e sociali particolarmente violenti presenti in essa.
 
Le "sex workers" che si battono per la legalizzazione della loro attività ripetono spesso con insistenza di essere indipendenti e di non avere magnaccia. Questo discorso tende a far dimenticare i profitti colossali generati [dalla prostituzione], dei quali le dirette interessate sono le ultime a godere, sempre che ne godano (1).  Ne beneficiano ampiamente agenzie di viaggi, società di trasporti, alberghi e altri intermediari, per non parlare dei trafficanti. Nel mondo economico francese la prassi della "camera ammobiliata" [n.d.t.   il "consumo" di escort come "moneta di scambio" per fluidificare le relazioni tra potere economico  potere politico] permette di concludere un gran numero di affari. Le grandi imprese del settore dell'acqua, ad esempio, hanno abbondantemente utilizzato i servizi delle call-girls nei rapporti con i deputati allo scopo di conquistare il mercato. (2)  Il Belgio, la Spagna, l'Italia e il Regno-Unito hanno deciso di recente di includere la prostituzione, assieme al traffico di droga, nel calcolo del PIL, indicatore strategico più di qualsiasi altro. La Francia per il momento si è rifiutata di farlo; una scelta che alcuni giudicano "stupida". (3)
Parlare di "libertà" o di "diritto di disporre del proprio corpo" significa negare il rapporto di dominio e di sfruttamento. "A chi solleva il problema della costrizione economica, rispondo che ci sono milioni di donne povere che non si prostituiscono", dichiara ad esempio la filosofa Élisabeth Badinter (Elle, 22 novembre 2013). Si noterà en passant come molti sostenitori del "diritto di prostituirsi" appartengano alle classi superiori (secondo la classifica di Challenges, Badinter occupa il cinquantatreesimo posto tra gli individui francesi più ricchi http://www.challenges.fr/classements/fortune/fiche/elisabeth-badinter-et-sa-famille;26.html): : Marcela Iacub, Catherine Millet, Catherine Robbe-Grillet, Claude Lanzmann, Georges Vigarello... (4) Per contro, come notava nel 2003 il sociologo Lilian Mathieu,  a diventare prostitute  sono le donne della classe operaia o del sottoproletariato ". (5) Donne che, nella stragrande maggioranza, non avranno probabilmente mai l'occasione di far ascoltare la propria opinione sull'argomento.
 
L'ossessione di "non essere una vittima"
L'energica rimostranza contro la concezione delle prostitute come vittime concorre alla stessa negazione [del rapporto di dominio e di sfruttamento]. (6) "Questo giornale non ha mai trovato plausibile l'idea che tutte le prostitute siano delle vittime", scrive ovviamente The Economist in un recente editoriale. (7) L'individuo liberista e responsabile del proprio destino deve essere "invulnerabile", osserva la giornalista svedese Kajsa Ekis Ekman. La sola violenza che gli si possa infliggere è di "definirlo vittima" (8). Si finge di credere che la parola "vittima" designi un tratto psicologico del carattere (un'attitudine passiva e pavida) e non la posizione occupata in un rapporto di potere. Questo discorso assume talvolta un tono caricaturale: una ricercatrice può così scrivere, a proposito di bambini prostituiti incontrati in un villaggio tailandese, che essi "rifiutano categoricamente di essere identificati come vittime" (9).
Questa concezione delle "sex workers" libere ed indipendenti aveva ispirato a Pierre-Yves Geoffard, del Centro Nazionale della Ricerca scientifica (CNRS) un dibattito pubblicato da Libération, (10) intitolato: "Prostitute: regolarizzare il mercato" (20 marzo 2006). L'economista vi rendeva omaggio al collettivo Les Putes (Le puttane), allora appena costituito, antenato del Sindacato del lavoro sessuale (Strass). Egli invitata la sinistra ad ammettere che "dal momento che esiste una domanda di rapporti sessuali,  l'offerta di prestazioni cerca di soddisfare tale domanda". Proponeva che la legge "riconoscesse il diritto di proprietà sul rendimento dell'uso del proprio corpo", affinché le prostitute potessero negoziare "il premio di rischio" più elevato possibile per i rapporti senza preservativo.
L'autore libertario di fumetti Chester Brown, come i militanti dello Strass Morgane Merteuil, Maîtresse Nikita e  Thierry Schaffauser (11), difende il progetto di una società in cui tutti possano pagare per avere rapporti sessuali. Egli offre, tuttavia, un racconto della sua esperienza agghiacciante, soprattutto per chi si identifichi almeno un po' con le prostitute che frequenta (rappresentate senza volto, cosa che giustifica con la preoccupazione di salvaguardarne l'anonimato). La violenza dei rapporti che descrive rappresenta, senza che se ne renda conto, una smentita flagrante della concezione pacificata e utopista che propone (12).
 
La trappola della legalizzazione
L'attuale governo francese difende posizioni abolizioniste tramite la legge che "rafforza la lotta contro il sistema prostituente". Lo Strass ha condotto una battaglia contro la disposizione cruciale del testo - soppressa dai senatori lo scorso luglio: la penalizzazione dei clienti che potrebbero essere sanzionati con un' ammenda di 1500 euro. Ha sottolineato i rischi che la legge farebbe correre alla sicurezza e alla salute delle prostitute, costrette anch'esse alla clandestinità, benché   non rischino di essere perseguitate, dal momento che la legge abolisce il reato di adescamento.
Nessun affidabile studio dimostra che si sia verificato un simile deterioramento delle condizioni delle prostitute in Svezia dopo l'approvazione nel 1999 della legge che penalizza i clienti, legge che, adottata successivamente anche dalla Norvegia e dall'Islanda, è servita da modello al progetto francese. (13) Nel confronto fra le differenti legislazioni europee proposto recentemente dal settimanale The Nation la soluzione svedese appare chiaramente preferibile a quella tedesca e a quella olandese. Non solo non sembra aver avuto l'effetto di "rendere  più clandestina la prostituzione", come si sente spesso dire, ma le donne che la esercitano ancora beneficiano delle condizioni di lavoro che in genere si spera di creare ricorrendo alla legalizzazione: il costo di un rapporto sessuale è il più alto in Europa (mentre i bordelli tedeschi riducono i prezzi), hanno accesso al welfare e, infine, operano in condizioni piuttosto sicure: dopo l'approvazione della legge,  non è stato registrato alcun omicidio di prostitute nel corso dell'esercizio dell' attività. (14).
Per contro, Germania e Paesi Bassi si stanno accorgendo che la legalizzazione non serve a niente. Al contrario! Serve ai magnaccia, ma anche ai trafficanti, poiché la domanda eccede l'offerta, così da far aumentare la tratta (la Germania è diventata il più grande mercato del sesso d'Europa) e porta al degrado della condizione delle prostitute (15).
 
Abolire la prostituzione, mentre contemporaneamente si aumenta la precarietà?
Tuttavia, non si può non rilevare la contraddizione tra la volontà abolizionista manifestata dalla Francia e l'aggravamento della precarietà  e delle diseguaglianze prodotte dalla politica di François Hollande. Il miglior modo di combattere la prostituzione non sarebbe quello di evitare che le donne vi siano spinte dal deterioramento delle loro condizioni di vita?
Qualche anno fa Lilian Mathieu suggeriva, più che una politica specificamente concentrata sulle prostitute, qualche misura che condurrebbe contemporaneamente a migliorare la loro condizione e quella delle altre categorie di precari: porre fine alla criminalizzazione dei tossicomani e offrire loro accesso medico alle sostanze dalle quali sono dipendenti, regolarizzare gli stranieri irregolari, rivalutare significativamente l'importo del sussidio di disoccupazione. Egli inseriva la sua riflessione nel quadro del "rapporto Pinot" che, elaborato dal magistrato Guy Pinot nel 1975, dopo l'occupazione di una chiesa da parte del movimento delle prostitute a Lione, poneva, secondo lui, le basi di un "abolizionismo pragmatico". Per il resto, la legislazione del 2002 - repressione dello sfruttamento  e del favoreggiamento della prostituzione (16), ma "vuoto giuridico" sulla prostituzione in sé - gli sembrava la soluzione meno cattiva.
 
Proprio come i vostri libri e i vostri vestiti
Lo Strass, da parte sua, riconosce che la libertà di scelta nella prostituzione è piuttosto limitata, ma afferma che, poiché si deve lavorare per vivere, prostituirsi non costituisca un mestiere più penoso di altri. Questa negazione della specificità del sesso (non vi sarebbe alcuna differenza fra affittare gli organi genitali e affittare le braccia) passa per la neolingua che parla di "prestazioni sessuali" e di "lavoratrici sessuali". "Tenga, cinque chili di sesso. Ecco la fattura", ironizza Ekman. Questa neolingua mette in pericolo il riconoscimento dello stupro come reato specifico, per il quale si sono battute le femministe: perché stuprare qualcuno sarebbe diverso dallo spezzargli le braccia? Essa induce a spingere all'estremo, sotto il pretesto della razionalizzazione, la credenza irrazionale nella dualità del corpo e della psiche tipica della tradizione occidentale. "Il vostro corpo vi appartiene proprio come le altre vostre proprietà, come i vostri libri o i vostri vestiti" scrive Brown in Vingt-trois prostituées (Ventitre prostitute), senza apparentemente accorgersi del carattere aberrante di questo paragone.
Le donne che, incapaci di operare tale dissociazione dal proprio io, hanno la debolezza di vivere male i rapporti sessuali non desiderati sono considerate delle idiote sentimentali (isteriche?) che non meritano ascolto. Schaffauser definisce "lagne" le testimonianze delle prostitute menzionate nel rapporto parlamentare della socialista Danielle Bousquet (18). La saggista Marcela Iacub ritiene che se le donne stuprate soffrono è perché è stato imposto loro di essere traumatizzate (19); nella stessa logica Merteuil scrive che se tante prostitute vivono male la loro attività è a causa dei discorsi delle "femministe antiputtane" che "le svalorizzano sistematicamente". Il femminismo, ecco il nemico....
Ekman sottolinea tuttavia che la legislazione svedese, lungi dal discendere da una posizione dogmatica, "moralista" e avulsa dalla realtà, è il risultato di ricerche che, effettuate alla fine degli anni Settanta, hanno accordato un'importanza eccezionale alle inchieste sul campo e alla parola delle prostitute. Ricerche alle quali ha, fra l'altro, contribuito, nell'ambito della sua attività di giornalista, Stieg Larsson, l'autore (deceduto nel 2004) della trilogia di romanzi polizieschi e femministi Millenium.
 
Una dimensione costitutiva della persona?
Senza tema di contraddizione, lo Strass presenta contemporaneamente la prostituzione come un lavoro "non peggiore di altri" (di qui il suo definirsi come sindacato) e come una dimensione costitutiva della persona, un orientamento sessuale represso. Schaffauser e Maîtresse Nikita arrivano persino a denunciare (in Fieri di essere puttane) un'insopportabile "costrizione a non prostituirsi". Ciò permette di forgiare il neologismo "puttanofobia", utile ad esecrare le abolizioniste e gli abolizionisti. "Le puttanofobe e i puttanofobi che vogliono abolire la prostituzione sono come gli omofobi che vogliono guarire l'omosessualità", essi affermano. Paragone confuso che suscita parecchie perplessità: in un caso si tratta di accettare di mettere fra parentesi i propri desideri, mentre nell'altro si tratta di rivendicare il diritto di esprimerli e di viverli.
Un tuffo nella letteratura che raccomanda l'adozione della legalizzazione conduce a chiedersi se non sarebbe meglio per quanti, a sinistra, dichiarano di essere solidali con le "sex workers" in lotta, riconoscere piuttosto il proprio attaccamento a quel privilegio maschile che è rappresentato dall'esistenza della prostituzione. Sarebbe più onesto e creerebbe meno confusione.
 
Note
(1) Leggere« Qui profite de la prostitution ? », Le Monde diplomatique, luglio 2006.
(2) Cf. Yvonnick Denoël, Sexus Economicus. Le grand tabou des affaires, Nouveau Monde, Paris, 2010.
(4) « Ni coupables ni victimes : libres de se prostituer », Le Monde, 9 gennaio 2003 ; « L’interdiction de la prostitution est une chimère », Le Nouvel Observateur, Parigi, 23 agosto 2012.
(5) Lilian Mathieu, « On ne se prostitue pas par plaisir », Le Monde diplomatique, febbraio 2003.
(6) Leggere « Arrière-pensées des discours sur la “victimisation” », Le Monde diplomatique, settembre 2007.
(7) « A personal choice », The Economist, Londres, 9 agosto 2014.
(8) Kajsa Ekis Ekman, L’Etre et la Marchandise. Prostitution, maternité de substitution et dissociation de soi, M Editeur, coll. « Mobilisations », Ville Mont-Royal (Québec), 2013.
(9) Heather Montgomery, « Children, prostitution, and identity », in Kamala Kampadoo e Joe Doezema, Global Sex Workers, Routledge, New York, 1998. Citato da Kajsa Ekis Ekman, L’Etre et la Marchandise, op. cit.
(10) Su Libération e la prostituzione, cf. « Luc, son DSK et la prostitution heureuse chez Libé », Les Nouvelles News, 22 ottobre 2013.
(11) Morgane Merteuil, Libérez le féminisme !, L’Editeur, coll. « Idées et controverses », Paris, 2012 ; Maîtresse Nikita et Thierry Schaffauser, Fières d’être putes, L’Altiplano, coll. « Agit’Prop », Paris, 2007.
(12) Chester Brown, Vingt-trois prostituées, Cornélius, Paris, 2012.
(13) Florencia Rovira Torres, « Punir les clients des prostitués : le modèle suédois a bon dos », Rue89.com, 25 luglio 2013.
(14) Michelle Goldberg, « Should buying sex be illegal ? », The Nation, New York, 30 luglio 2014.
(15) « Unprotected : How legalizing prostitution has failed », Spiegel Online International, 30 mai 2013 ; Jean-Pierre Stroobants, « Les Néerlandais commencent à regretter la légalisation de la prostitution », M le magazine du Monde, 23 dicembre 2011.
(16) Il reato di adescamento  è stato introdotto nel 2003  dalla Legge per la sicurezza. La legge « che rafforza la lotta contro il sistema prostituente » prevede la sua abrogazione.
(17) Lilian Mathieu, « La prostitution, zone de vulnérabilité sociale », Nouvelles questions féministes, vol. 21, n° 2, Losanna, 2002.
(18) Thierry Schaffauser, « Le “modèle suédois” est un échec », Les mots sont importants, 2 luglio 2012.
(19) Marcela Iacub, Qu’avez-vous fait de la libération sexuelle ?, Flammarion, coll. « Points », Paris, 2002 ; Morgane Merteuil, Libérez le féminisme !, op. cit.
 
 

 

mercoledì 3 settembre 2014

Per farla finita con i clienti


 





Dal momento che il Senato ha deciso di tutelare i clienti (1), io, ex prostituta, vi dirò perché voglio che la Francia faccia di tutto per farla finita con questi uomini che hanno rovinato la mia vita per più di 20 anni. Ho trovato la forza di contarli. Ascoltatemi bene. Ho avuto più di 30.000 clienti nel corso della mia carriera di prostituta, circa 4 al giorno.
Più di 30.000 rapporti sessuali che non volevo, che rifiutavo con tutto il mio corpo. 30.000 volte la sensazione di essere negata come persona, di essere ridotta a una nullità, di essere una donna-robot. 30.000 volte ho subito la sfilata di questi uomini indifferenti, sicuri del loro diritto, in un angolo dei bar dove ci si prostituisce, nelle sale sature di fumo, fra l'odore dello champagne versato sulle poltrone e quello stordente del sesso.
Se sapeste, voi che parlate dei clienti come di poveri uomini soli  o timidi! La verità? C'è quello che vi minaccia se rifiutate il rapporto senza preservativo, il violento che vi lascia con ferite che fanno male per 15 giorni, il folle furioso che spara nei pressi del bar, il malato che si traveste da donna e vi fa subire tutte le umiliazioni, quello che mette la droga nel vostro bicchiere o che attacca scritte oscene alla vostra porta per vendicarsi, quello che se la prende con voi perché si è rovinato a forza di pagare il corpo delle donne.
E tutti gli altri. Quelli che non si prendono neppure la briga di cambiarsi o di lavarsi tanto ci disprezzano. Tutti i dipendenti dal sesso senza alcun riguardo per la propria compagna e per le donne in genere. Tutti gli squilibrati, i masochisti, gli esibizionisti, i sadici, gli zooerasti [n.d.t. = quelli che hanno rapporti sessuali con gli animali o, in questo caso, pretendono che li abbia la prostituta].  Tutti i predatori: un giorno, uno di loro, che mi aveva visto in compagnia di mia figlia di 12-13 anni, un autista di scuolabus mi ha offerto fino a 5000 euro per averla, per stuprarla!
Tutti gli uomini che vengono a raccontarci le loro fantasie più deliranti e ad obbligarci a rispondere che sono normali e che non ci sono limiti. Voi pensate che i clienti abituali siano delle brave persone. No: sono uomini vittime di gravi devianze e pericolosi per noi e per tutte le donne. Lo capite che molti di loro hanno bisogno più di una psicologa che di una prostituta?
Non sono nata prostituta; sono gli uomini ad aver fatto di me una prostituta. Sono loro ad avermi imposto più di 30.000 rapporti sessuali e, quindi, altrettanti stupri.
E' urgente impegnarci perché i nostri figli abbiano diritto a una tutela, perché nessuna ragazza e nessun ragazzo subisca quel che ho subito io per tanti anni. E non è possibile se si lasciano ai clienti tutti i diritti. Mi ribello al fatto che i clienti siano i grandi dimenticati di questa legge sulla prostituzione, perché quelli di cui ho parlato qui sopra non sono delle eccezioni. Sono come tutti i clienti. E chiedo: "Perché un tale sostegno alla loro difesa?"
 
Nota:
1. Il Senato ha stralciato in luglio la norma sulla penalizzazione dei clienti dalla legge di "lotta contro il sistema prostituente" votata dall'Assemblea Nazionale a fine novembre 2013.

martedì 2 settembre 2014

Chi è autorizzato a parlare di prostituzione?




sessuologa e militante abolizionista
CAP International, Coalition for the abolition of Prostitution
Nel dibattito sulla prostituzione che si svolge in diversi Paesi del mondo, fra i quali il Canada, parecchie persone si sentono dire che la loro opinione non è richiesta perché non sono delle esperte della questione. Parecchie persone che si interessano di prostituzione e più specificatamente della condizione delle donne che la vivono si sentono anche dire che non sono autorizzate a discutere il fenomeno, che le donne che la esercitano o l'hanno esercitata sono le sole ad avere una visione chiara della questione.

In rete e sui media si svolgono numerosi dibattiti, non sempre educati, fra pro-sex e abolizioniste.  Si contrappongono due visioni. Da un lato, vi sono quelle e quelli che concepiscono il lavoro sessuale come un business che permette di percepire elevati guadagni, dall'altro si trovano persone, spesso femministe radicali, che considerano la prostituzione una forma di diseguaglianza e di violenza sulle donne. Vari esponenti dell'industria del sesso esprimono pubblicamente la propria opinione. Mi permetto allora di dire che se i proprietari dei bar dove si esercita la prostituzione e i magnaccia hanno il diritto di far sentire la propria voce, anch'io, in quanto donna, che per di più si occupa professionalmente di donne che vivono difficoltà legate alla violenza che hanno subito, posso rivendicare il diritto di pronunciarmi sull'argomento.

Infatti, un fenomeno sociale può essere osservato, studiato e criticato da qualsiasi cittadino e cittadina. In quanto donna, ho il diritto di interrogarmi sull'impatto della prostituzione e della pornografia sulle donne che lavorano nell'industria del sesso e in generale su tutte le donne. Così come ho il diritto di interessarmi all'uso dell'alcol da parte di chi guida o alla questione degli abbandoni scolastici. Dirò di più. Penso che sia nostro dovere preoccuparci e cercare una soluzione ai problemi sociali, che si tratti della tossicodipendenza o della povertà, della pedofilia, della discriminazione o della prostituzione. Aggiungerei anche che le persone che ricavano profitti economici dalla prostituzione (altrui) sono le meno obiettive; eppure la loro parola è presa in considerazione. Preciso anche che coloro che si riempiono le tasche grazie alla prostituzione altrui sono generalmente uomini. Il mito dell'escort o dell'attrice porno che vive una vita lussuosa e glamour serve sostanzialmente ad attirare le ragazze nell'industria del sesso più che ad arricchirle !

Secondo alcuni ed alcune far pubblicità all'industria del sesso non avrebbe nulla a che vedere con l'ideologia neoliberista e sarebbe anzi sommamente femminista. Al contrario, le abolizioniste sono regolarmente descritte dai media come moraliste, suore, sessuofobe, conniventi con la destra e le loro convinzioni sono considerate ideologiche,  astratte.

Ok!

Ecco qua, sommariamente descritta, l'ideologia veicolata dalle abolizioniste: le donne sono esseri umani che hanno il diritto di non essere venduti, comprati, mercificati, stuprati, maltrattati e che hanno il diritto di avere le stesse possibilità degli uomini di svolgere un lavoro che non comporti questi rischi. Le donne sono uguali agli uomini e la violenza e la discriminazione esercitata nei loro confronti è inaccettabile.

Le abolizioniste credono che il sistema sociale patriarcale e capitalista possa essere cambiato e che, per farlo, debbano essere promosse campagne di sensibilizzazione, di educazione sessuale egalitaria. Sarebbe poi necessario che i media trattassero con rispetto le donne e che a queste ultime fossero offerte vere alternative alla prostituzione.

Spesso, benché ciò non piaccia, sono necessarie anche leggi che introducano un po' di giustizia sociale e impediscano alle persone di far del male agli altri. Non è più consentito uccidere la moglie, scegliere il marito delle figlie e costringerle a sposarsi, commettere stupri o molestie sessuali, perché sono state promulgate leggi che lo vietano. Certo, ci sono uomini che continuano a farlo. Ma, nel complesso, la popolazione ha cambiato mentalità nel momento in cui le leggi hanno fatto capire che certi atti non erano più consentiti.

 

Le leggi devono essere anche promulgate a favore del maggior numero di persone possibili e devono giovare al bene collettivo, anziché a pochi individui.

Il modello abolizionista indirizza agli uomini il messaggio che non è accettabile comprare donne e bambine e fa capire che le donne che esercitano la prostituzione non sono criminali, ma persone indotte a farlo da un complesso di circostanze.

Secondo me, le teorie non devono servire a mantenere lo statu quo, come invece fanno le ideologie neoliberiste e favorevoli al lavoro sessuale, ma devono promuovere mutamenti sociali. Quando i problemi sociali sono considerati una fatalità, quando si dice che la prostituzione è sempre esistita ed esisterà sempre, non ci si preoccupa minimamente di tutte le donne che ne pagano il prezzo. Ora, considerare la prostituzione una fatalità permette a tutti i magnaccia e ai clienti di tutto il mondo di mantenere le donne in questa moderna condizione di schiavitù. Bisogna focalizzarsi sulla domanda, perché è questa,  vale a dire i clienti, ad alimentare la prostituzione.

 

Si accusano spesso le abolizioniste di parlare a nome di tutte le donne che sono nella prostituzione e di negare che ci sia chi la scelga liberamente. Le abolizioniste non incontrerebbero mai direttamente donne che sono nella prostituzione.

Falso!

La maggior parte delle associazioni abolizioniste di sostegno alle donne è composta in buona misura da militanti, lavoratrici ed esponenti provenienti dall'industria del sesso. Alcune vi lavorano ancora. Incontro abolizioniste da diversi anni e non ne ho mai sentita una dire ad una donna che deve lasciare la prostituzione o che è una vittima passiva della situazione. Le donne nella prostituzione e quelle che ci sono state sono in grado di individuare delle strategie di sopravvivenza e hanno la forza di affrontare numerose ingiustizie. Ciò non toglie che vivano diverse ingiustizie proprio perché sono nella prostituzione.

 

Noi non critichiamo le donne; critichiamo il sistema prostituente

Vogliamo stroncare il sistema prostituente, non prendercela con le donne che ne sono vittime. Vogliamo, anzi, che i governi offrano delle alternative alle donne che vogliono uscire da questo sistema e che la società cambi il suo modo di considerare le donne e il sesso, affinché sempre meno ragazze siano indotte ad entrarvi.

Non pretendiamo di parlare per il 100% delle donne, ma per la maggioranza di loro, per quel  92% di donne che vogliono abbandonare l'industria del sesso, come rivelano le ricerche condotte in diversi Paesi. Le donne che dicono di essere soddisfatte di prostituirsi non hanno bisogno di noi e non è per loro che militiamo.

Se alcune donne riescono a cavarsela abilmente in questo ambiente, sono sinceramente contenta per loro. Sono le altre che mi preoccupano.

Da qui il mio stupore quando vedo delle persone favorevoli al lavoro sessuale invadere le nostre pagine facebook e i nostri blog accusandoci di essere violente nei confronti delle sex workers! [..]

Sono stupita che tanta rabbia sia diretta contro le abolizioniste e mai contro i clienti.

Nessuna abolizionista ha mai aggredito una prostituta in una camera d'albergo o in macchina.

Nessuna abolizionista costringe le prostitute, se non vogliono essere picchiate, a consegnarle gran parte dei guadagni.

Tutto quello che fanno le abolizioniste è tentare di aiutare le donne che vogliono uscire dalla prostituzione e ottenere un cambiamento della mentalità collettiva.

La violenza è nelle stanze degli alberghi e degli appartamenti e la esercitano i clienti e i magnaccia. Su un punto le persone favorevoli al lavoro sessuale hanno ragione: vogliamo colpire i clienti. Vogliamo colpirli perché smettano di far del male alle donne. La violenza la troviamo anche sui siti Internet dell'industria del sesso, che non menzionano mai la violenza degli uomini, ma che accusano chi la denuncia.

In breve, il discorso è  totalmente ribaltato allo scopo di zittire quelle che vogliono intralciare il funzionamento di questo sistema misogino e violento. In sostanza, si passano così sotto silenzio le colpe dei clienti e dei magnaccia e li si deresponsabilizza.

La ripetizione di atti sessuali non desiderati è una violenza in sé. Dirlo forte e chiaro non lo è. [...]

Continua  a sorprendermi ( ma perché poi?) vedere tanti uomini favorevoli al lavoro sessuale e così pochi favorevoli all'abolizione della prostituzione. Anche gli uomini che non sono clienti sembrano avere a cuore la sopravvivenza del sistema e appaiono rassicurati dal fatto che ci siano donne che hanno scelto di prostituirsi.  Si tratta in ogni caso di mantenere in vita i privilegi maschili: non si va a prostitute, ma si vuole che l'amico possa avervi accesso se ne sente il "bisogno". Occorre comprendere che il principale mito sulla prostituzione è che gli uomini abbiano bisogni sessuali insopprimibili, che renderebbero necessario   ricorrere alle prostitute. Eppure si sa che la maggioranza dei clienti hanno una partner.

[...] La cosa più desolante è che donne della lobby dell'industria del sesso vadano sui blog e sulle pagine delle sopravvissute e le accusino di nuocere alle donne che vivono la condizione della prostituzione e di alimentare le violenze  nei loro confronti.

Stiamo parlando di sopravvissute alla prostituzione che hanno subito molteplici aggressioni ed abusi e che, in seguito ai traumi e ai danni patiti, osano raccontare e denunciare l'altro lato della medaglia.

"Trollare" le pagine delle sopravvissute e considerarle come persone che disprezzano la minoranza composta dalle donne che si dicono felici di esercitare la prostituzione è veramente intollerabile! Questa è mancanza di rispetto!

L'industria del sesso si fonda su un complesso di menzogne. Le donne fingono di amare quel che fanno. I clienti fingono che le donne li desiderino veramente e non facciano sesso con loro per denaro. La lobby dei proprietari dei bordelli racconta alla popolazione e ai governi di avere a cuore l'interesse delle donne che vende.  Questo sistema di menzogne funziona piuttosto bene. Bisogna riconoscerlo.

Un gran numero di persone si fidano dei discorsi che sentono e che leggono sui media. E' anche assai meno inquietante per i clienti convincersi che le donne che consumano amino quel che fanno e che questa sia la loro libera scelta, piuttosto che rimettere in discussione il proprio comportamento e interrogarsi sui rapporti di potere nel sesso. La maggior parte delle persone  conosce della prostituzione soltanto le opinioni veicolate dai media. Perciò sostiene che la legalizzazione della prostituzione sia il modo migliore di tutelare le donne.

Ora, i Paesi che hanno legalizzato la prostituzione devono in questo momento affrontare problemi molto più gravi (aumento della tratta e della criminalità, deterioramento delle condizioni di lavoro delle donne ecc). Non stiamo parlando di argomenti abolizionisti da contrapporre a quelli dell'industria del sesso. Stiamo parlando di rapporti di polizia,  di relazioni di governi e di sindaci che hanno perso il controllo della situazione e che non possono più intervenire perché la legge non glie lo consente.  Lo scopo dell'industria del sesso non è di prevenire questi problemi, ma di farci accettare questa situazione affinché essa possa ricavare ingenti profitti dallo sfruttamento della prostituzione altrui . Che la legalizzazione sia vantaggiosa per le donne che praticano rapporti mercenari è una leggenda dei tempi moderni.

Lo ripeto: tutti hanno il diritto di esprimere la propria opinione sull'argomento, ma quando si fanno asserzioni  e le si spacciano per verità effettuali occorre fondare le proprie affermazioni su precise fonti, mentre la maggioranza delle persone non fa lo sforzo di andare al di là del discorso popolare sulla libertà di fare ciò che si vuole in materia di rapporti sessuali [..]

Difendere gli sfruttati, le vittime di molestie sul lavoro, denunciare le diseguaglianze sociali e la violenza  è apprezzato. Perché non lo è denunciare il sistema prostituente?

Recentemente Grégoire Théry, direttore esecutivo della Coalition for the abolition of Prostitution international, è venuto a Montréal per parlare del modello abolizionista. Ha sollevato una questione che sintetizza molto bene il carattere fondamentale del sistema prostituente.

 "Se la prostituzione sparisse, chi sarebbe il perdente? Non il sesso, ma il denaro".

Il denaro che magnaccia e trafficanti guadagnano annualmente sfruttando milioni di donne e di bambine che fanno prostituire.  E gli uomini perderebbero il diritto di accesso sessuale alle donne in qualsiasi momento lo desiderano.

Se si solleciteranno gli uomini a considerare in modo diverso, più egalitario, le donne e il sesso, non si perderà niente in realtà, ma si guadagnerà. Si guadagnerà in umanità e, probabilmente, si potrà godere di una sessualità molto più appagante.